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Friuli Venezia Giulia. In Regione si discutono i pdl sul gioco

In: Apparecchi Intrattenimento, Politica

17 maggio 2012 - 16:56


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Dalla Liguria al Parlamento due proposte di legge contro il gioco d’azzardo

 

Cremona. Via libera del comune al nuovo regolamento sale giochi

 

(Jamma) La III Commissione consiliare della Regione Friuli Venezia Giulia presieduta da Giorgio Venier Romano (UDC) ha discusso quest’oggi le due proposte di legge sul gioco lecito e d’azzardo sottolineanzdo il fatto di come sia necessario analizzare in maniera approfondita la questione evitando di fare retorica.

Il progetto sul gioco lecito è stato sottoscritto trasversalmente, con la prima firma di Sergio Lupieri (PD), e parte dal fatto che la Corte costituzionale ha concesso di legiferare sulle sale da gioco al fine di tutelare determinate categorie di persone e di prevenire il vizio del gioco. Il provvedimento vuole promuovere un accesso consapevole, misurato e responsabile al gioco lecito per prevenire l’insorgere di fenomeni di dipendenza, salvaguardando le fasce di popolazione maggiormente vulnerabili; inoltre intende vietare l’apertura delle sale gioco in un raggio di 300 metri da scuole, centri giovanili, strutture residenziali.

Il secondo progetto è di Edoardo Sasco con gli altri consiglieri dell’UDC e introduce il divieto di installazione dei sistemi di gioco d’azzardo elettronico (le cosiddette slot machine) in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nei circoli e associazioni; il divieto si propone di porre rimedio ai gravi effetti che l’assuefazione a queste forme di gioco produce. “Un testo un po’ debole – è stato il commento più condiviso dai presenti in III Commissione – che non tiene in giusta considerazione le ricadute medico-psicologiche, il percorso preventivo ma soprattutto la fase in cui gli esiti della dipendenza sono conclamati e incidono all’interno della famiglia, quando il soggetto ha bisogno di un sostegno terapeutico. Il gioco è raggiungibile attraverso Internet, ciò deve far riflettere – è stato aggiunto -. Va definito meglio chi controlla il fenomeno: un osservatorio va bene, ma deve essere strutturato meglio. Soprattutto, dai rappresentanti dei settori medico, psicologico e sociale è giunta la richiesta di limitare la diffusione dei giochi a pagamento, ovvero studiare come poter fermare la diffusione capillare delle “macchinette” in bar e tabaccherie. In quei locali – è stato spiegato – non ci può essere un controllo adeguato, cosa che avviene solo nelle sale gioco vere e proprie dove l’accesso ai minori è vietato. Non basta, poi, pensare ai più giovani perché il fenomeno è più preoccupante tra i 18-23enni, tra le donne di mezza età e tra gli anziani. Quanto a educare al gioco responsabile, non è realistico; è come dire che uno è diventato alcolista perché nessuno gli ha insegnato a bere. Invece bisogna puntare sulle strutture di cura, sull’aiuto una volta che uno è diventato giocatore dipendente”.

Posizione differente è stata espressa da parte dei rappresentanti del settore del commercio e dei locali pubblici, che hanno fatto presente che ogni aspetto del gioco d’azzardo è già normato da legge nazionale, sanzioni e limiti inclusi. “Bisogna evitare gli eccessi di retorica – hanno detto – E le questioni legate all’ordine pubblico e alla tutela sanitaria non rientrano nella potestà regionale. Prevedere distanze tra le sale gioco e i centri giovanili non ha senso, così come non è giusto far ricadere sull’imprenditore la formazione del personale”.

 

 

 

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