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Domani alla CGE la sentenza Costa-Cifone. Il Sindacato Ricevitori FeLSA-CISL al Governo: ”Adesso una inversione di tendenza”

In: Politica, Scommesse

15 febbraio 2012 - 12:06


felsa-cisl

(Jamma) C’è grande attesa in Italia e non solo per la pronuncia, prevista per domani, dei Giudici della Corte di Giustizia Europea sui casi riuniti Costa-Cifone, in merito alla compatibilità con la normativa della U.E. del decreto e del bando di gara cosiddetti “Bersani”, che avrebbero di fatto impedito a operatori comunitari una possibile partecipazione alla gara stessa. Il Sindacato Ricevitori FeLSA-CISL a questo proposito non può fare a meno di ricordare ”che i veri soggetti massacrati da quelle scelte politiche, amministrative ed economiche del Ministero dell’Economia e delle Finanze, furono i Ricevitori”.
”Eppure in quell’occasione- scrivono in una nota- in sede di conversione in legge del decreto Bersani, denominato anche “decreto delle liberalizzazioni”, il Parlamento, su iniziativa dei deputati Fincato-Tolotti, membri autorevoli pro tempore della VI^ Commissione Finanze, approvò all’unanimità un ordine del giorno, che impegnava il Governo alla tutela della rete esistente delle ricevitorie-tabaccherie.
Nonostante ciò nulla fu fatto per tutelare la categoria dei ricevitori e dei tabaccai sebbene non si fecero attendere interventi, proteste ed interrogazioni parlamentari di deputati e senatori delle forze di ogni schieramento politico, il Governo e l’Amministrazione Finanziaria in particolare, continuò volutamente ad ignorare le esigenze di tutela che la categoria meritava dopo oltre 50 anni di intensa attività in favore dello Stato, lasciando così sulla strada oltre 20.000 lavoratori con le rispettive famiglie, come fu ammesso anche dalla stessa Avvocatura dello Stato durante la causa del ricorso al TAR del Lazio presentato da Giovenco e Di Leonardo facenti parte del Sindacato Ricevitori FeLSA-CISL e da Curcio del CONARI, gli unici ricevitori che lottarono contro le norme sopra citate.
In quella occasione il TAR non accolse la sospensiva richiesta dai ricevitori per il semplice fatto che non partecipando al bando di gara, la richiesta di sospensione era da ritenere “inammissibile”. Questa è una stortura della procedura della Giustizia Amministrativa che non condividiamo, in quanto prima si vuole vedere i cadaveri e poi forse rendere giustizia, invece di entrare direttamente nella sostanza e nel merito delle questioni poste, ossia che, lo ripetiamo, 20.000 famiglie con quel bando di gara venivano messe sulla strada, alla faccia delle liberalizzazioni; un effetto evidentemente trascurato dalla politica di allora che permise di firmare quel decreto.
Purtroppo si intravede per la prossima scadenza – 30 giugno 2012 – la fotocopia, il replay del famigerato bando dove altre 7.000 famiglie andranno ad aggiungersi alla schiera dei poveri della categoria, mentre a beneficiarne saranno solo le solite lobby.
Lo Stato, l’Erario, i Ricevitori e i Tabaccai staranno solo a guardare la disfatta di tutto il “comparto gioco”, ed è sotto gli occhi di tutti come questa disfatta si è già verificata per il lotto, il superenalotto, la tris ed i giochi ex CONI.
Vogliamo sperare che l’attuale Governo effettui una decisa inversione di tendenza che vada verso una vera apertura del mercato, riconsiderando e riqualificando l’attuale rete dei ricevitori e che soprattutto modifichi o innovi una normativa che dal 1999 si è dimostrata carente, inadeguata e dannosa, per i ricevitori, per le esigenze del mercato che non si è saputo o voluto soddisfare e specialmente per l’Erario che ha perso una ottima opportunità per le proprie entrate.
Ne sono prova le numerose sentenze che, da svariati tribunali su tutto il territorio italiano, fino alla Corte di Giustizia della U.E. , hanno visto soccombere lo Stato Italiano e rendere giustizia a quei ricevitori, tabaccai ed operatori che hanno avuto il coraggio di lottare e arrivare fino in fondo.
Citiamo, in sintesi, quali erano i tre quesiti che a febbraio 2010 la III Sezione Penale della Cassazione ha rimesso alla Corte di Giustizia Europea sulla disciplina italiana delle scommesse.

  • Se sia conforme al Trattato dell’Unione (artt. 43 e 49) una normativa in cui sia ravvisabile “un indirizzo generale di tutela dei titolari di concessioni rilasciate in epoca anteriore sulla base di una procedura che illegittimamente ha escluso una parte degli operatori”.
  • Se siano ammissibili “disposizioni che garantiscono di fatto il mantenimento delle posizioni commerciali acquisite sulla base di una procedura che illegittimamente ha escluso una parte degli operatori”. E tra queste disposizioni viene ricordato esplicitamente “il divieto per i nuovi concessionari di collocare i loro sportelli al di sotto di una determinata distanza da quelli già esistenti”.
  • Se siano ammissibili norme che prevedono “ipotesi di decadenza della concessione e di incameramento di cauzioni di entità molto elevata”, qualora, ad esempio, “il concessionario gestisca direttamente o indirettamente attività transfrontaliere di gioco assimilabili a quelle oggetto della concessione”.

Ricordiamo che le conclusioni che l’Avvocato Generale Pedro Cruz VILLALÓN suggerisce alla C.G.E. nel pronunciamento della sentenza sul caso Cifone (Causa C-77/10) e su quella del caso Costa (Causa C-72/10) in relazione alla compatibilità della normativa italiana (bando Bersani compreso) col Diritto dell’Unione Europea, si possono riassumere nel seguente paragrafo:
“Il sistema italiano delle scommesse è contrario al diritto dell’U.E., dal momento che perpetua l’esclusione degli operatori comunitari”

 

Il Sindacato Ricevitori FeLSA-CISL è disponibile a confrontarsi e a dare il proprio contributo in un tavolo di lavoro permanente, per tutelare e migliorare la redditività della categoria, incrementare le entrate dell’Erario e soddisfare un mercato sempre più esigente”.

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