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Dl educazione. Prevista copertura finanziaria attraverso maggiori entrate dai giochi

In: Cronache, Leggi, Politica

7 febbraio 2014 - 10:07


scuola

(Jamma) Assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 100 milioni di euro a decorrere dal 2015 attraverso la modifica del prelievo erariale unico, la percentuale dell’ammontare complessivo delle giocate destinate a montepremi, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita. E’ la copertura finanziaria prevista dall’art.14 del disegno di legge n.1260 recante “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento” presentata lo scorso 27 gennaio da diversi senatori del PD.

Nello specifico l’art. 14. relativo alla copertura finanziaria prevede che:

1. Il Piano di azione prevede l’istituzione di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali del sistema integrato di istruzione zero-sei anni. Lo Stato, per il raggiungimento dei livelli essenziali di cui all’articolo 6, garantisce un cofinanziamento del 50 per cento dei costi di gestione o con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell’infanzia. Il restante 50 per cento rimane a carico di regioni ed enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio.

2. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati in euro 500 milioni per l’anno 2014, in euro 700 milioni per l’anno 2015, in euro 900 milioni per l’anno 2016, in euro 1.200 milioni di euro per l’anno 2017, in euro 1.400 milioni di euro per l’anno 2018 e in euro 1.500 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019, si provvede mediante utilizzo delle risorse derivanti dalle disposizioni di cui ai commi da 3 a 8.

3. Al comma 6 dell’articolo 2, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «20 per cento» sono sostituite dal seguente: «21 per cento per gli anni 2014 e 2015 e 22 per cento a decorrere dall’anno 2016».

4. Al comma 2-ter, dell’articolo 13 della tariffa, parte prima, annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, le parole: «2 per mille a decorrere dall’anno 2014» sono sostituite dalle seguenti: «2,1 per mille a decorrere dall’anno 2014».

5. Il Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, con propri decreti dirigenziali in materia di giochi pubblici, da adottare entro il 28 febbraio 2015, provvede a modificare la misura del prelievo erariale unico, la percentuale dell’ammontare complessivo delle giocate destinate a montepremi, nonché la percentuale del compenso per le attività di gestione ovvero per quella dei punti vendita, al fine di assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015.

 

“Questo nuovo testo – si legge nella presentazione del ddl – propone dunque un nuovo quadro normativo che:

— sappia valorizzare l’esperienza educativa dei bambini nei primi sei anni di vita e la sua continuità ricollocandola adeguatamente nell’intero percorso di formazione nell’arco della vita;

— definisca per tutti i servizi per l’infanzia, ivi compresi i servizi in contesto domiciliare, e per le scuole dell’infanzia le età di accesso dei bambini e le principali caratteristiche funzionali;

— cancelli la definizione dei nidi come servizi a domanda individuale e li riconosca come servizi di interesse generale con funzione fondamentale e per tutti i bambini;

— riconosca come princìpi fondamentali che assicurano la qualità dell’offerta ai bambini e alle famiglie: la partecipazione delle famiglie, l’unicità della dimensione di cura e di educazione negli interventi rivolti ai bambini, adeguati rapporti numerici tra personale educativo e bambini accolti nelle diverse fasce di età, la qualificazione a livello universitario e la formazione continua di tutto il personale educativo, la collegialità del lavoro educativo e il coordinamento pedagogico;

— indichi i livelli essenziali di prestazione che devono essere raggiunti dai servizi prescolari stabilendo il progressivo riequilibrio tra aree territoriali;

— identifichi le competenze dei diversi livelli istituzionali nel regolamentare, programmare, gestire e monitorare l’offerta educativa per i bambini da zero a sei anni;

— orienti verso la costruzione di sistemi territoriali integrati di tutti i servizi educativi prescolari.

L’articolo 1 definisce oggetto e finalità e afferma che tutti i bambini e le bambine hanno diritto ad avere pari opportunità di educazione e di istruzione, di cura, di relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali. Questi diritti sono resi esigibili attraverso il sistema integrato dei servizi educativi e di istruzione per le bambine e i bambini in età compresa tra i tre mesi e i tre anni.

I servizi educativi e scolastici del sistema integrato afferiscono al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

L’articolo 2 definisce le caratteristiche del sistema integrato per l’infanzia e ne definisce i princìpi fondamentali, tra i quali la continuità educativa, il sostegno alla funzione educativa delle famiglie, la partecipazione delle famiglie attraverso l’istituzione di organismi rappresentativi, l’accoglienza e la valorizzazione delle differenze linguistiche, culturali, religiose, etniche, la prevenzione di conseguenze determinate da disabilità o svantaggi di origine culturale e sociale; la promozione della qualità dell’offerta educativa attraverso il coordinamento pedagogico dei servizi, la qualificazione universitaria del personale. Al comma 3 è affermata l’esclusione dei servizi per l’infanzia dai servizi pubblici a domanda individuale (decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 aprile 1983, n. 131) e la conseguente esclusione dal patto di stabilità.

L’articolo 3 definisce e classifica i diversi servizi educativi per l’infanzia e li distingue dai servizi integrativi che offrono ulteriori risposte flessibili e diversificate sotto il profilo strutturale e organizzativo.

L’articolo 4 definisce la scuola dell’infanzia come primo livello del sistema di istruzione, nella sua autonomia, unitarietà e specificità pedagogica e didattica.

L’articolo 5 traccia la continuità del percorso educativo e scolastico del sistema integrato attraverso attività di progettazione e di formazione comuni e la promozione attraverso i comuni di poli per l’infanzia.

Il titolo II traccia i livelli essenziali e le funzioni del sistema integrato per l’infanzia.

All’articolo 6, infatti, viene posto come livello essenziale il raggiungimento del 33 per cento di copertura della popolazione sotto i tre anni in tutti i territori e la presenza del servizio in almeno il 75 per cento dei territori comunali entro il 2020; la generalizzazione quantitativa e qualitativa della scuola dell’infanzia; la possibilità di raggiungere in tempi ragionevoli a piedi o con mezzi pubblici la distanza tra casa e servizio.

In un successivo regolamento saranno poi definiti livelli essenziali relativi a rapporti numerici appropriati tra personale educativo e ausiliario e i bambini accolti in funzione della loro età; i requisiti professionali del personale per l’accesso, compresi i titoli universitari; la formazione continua in servizio di tutto il personale; i tempi di compresenza tra il personale educativo, tali da garantire ai bambini significative esperienze di socializzazione e apprendimento; glistandard strutturali e organizzativi dei servizi, con riferimento ai requisiti di sicurezza e benessere dei bambini, agli spazi interni ed esterni e alla ricettività, in funzione dell’età dei bambini e della tipologia e dell’orario di apertura del servizio.

È in sede di Conferenza unificata che vengono concordate le risorse di personale e finanziarie a carico dei diversi livelli istituzionali, necessarie a garantire i livelli essenziali delle prestazioni.

I livelli essenziali stabiliti dalla presente costituiscono requisiti per l’accreditamento dei servizi per l’infanzia e per il riconoscimento della parità alle scuole dell’infanzia non statali.

All’articolo 7 sono definiti le. funzioni e i compiti dello Stato tra cui la programmazione, l’indirizzo e il coordinamento della progressiva ed equilibrata estensione del sistema integrato per l’infanzia su tutto il territorio nazionale, in coerenza con le linee contenute nel Piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato per l’infanzia, la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni educative di cui all’articolo 6, comma 2; la determinazione e l’assegnazione delle risorse a carico del bilancio dello Stato; la determinazione dei criteri di valutazione dell’offerta educativa e delle prestazioni del sistema integrato per l’infanzia e l’istituzione di un sistema di promozione e di garanzia della qualità e della quantità degli interventi; l’attivazione di un sistema informativo.

All’articolo 8 sono definite le funzioni e i compiti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano che, nel rispetto delle norme generali e dei princìpi fondamentali e dei livelli essenziali, determinano i requisiti strutturali e organizzativi di ogni tipologia di servizio e le procedure per l’autorizzazione al funzionamento, per la denuncia di inizio attività e l’accreditamento. Le funzioni sono anche di indirizzo, programmazione e sviluppo del sistema integrato per l’infanzia, sulla base delle indicazioni del Piano di azione nazionale, la determinazione degli standard qualitativi, la ripartizione agli enti locali delle risorse pubbliche in coerenza con quanto previsto dal Piano di azione; la definizione dei requisiti qualitativi per l’accreditamento dei nidi, dei servizi integrativi e dei servizi innovativi sperimentali e per l’autorizzazione al loro funzionamento; l’indicazione degli indirizzi per l’attuazione di iniziative di formazione permanente delle diverse figure professionali del sistema integrato per l’infanzia, per quanto di competenza; il sistema di valutazione dell’offerta educativa e delle prestazioni del sistema integrato per l’infanzia.

All’articolo 9 sono definiti le funzioni e i compiti degli enti locali per la programmazione e l’attuazione dello sviluppo, nel territorio di loro competenza, del sistema integrato per l’infanzia, l’autorizzazione, l’accreditamento e la vigilanza dei soggetti privati relativamente all’istituzione e alla gestione dei servizi del sistema integrato per l’infanzia, per quanto di competenza, eccetera.

All’articolo 10 viene definita la partecipazione economica delle famiglie che non può essere superiore al 20 per cento del relativo costo medio, sono garantite forme di agevolazione o di esenzione totale secondo parametri indicati dall’ISEE. Al comma 3 viene prevista quale forma di welfare aziendale, per sostenere l’esigibilità del diritto di andare al nido dei bambini e delle bambine, l’erogazione da parte di aziende pubbliche o private, per le lavoratrici e i lavoratori che hanno figli in età tre mesi — tre anni un voucher spendibile nel sistema dei nidi accreditati o a gestione diretta comunale. Talevoucher non prevede oneri fiscali o previdenziali a carico del datore di lavoro né del lavoratore, fino a un valore di 200 euro per singolo buono. Inoltre il costo del servizio è deducibile e l’IVA è detraibile integralmente.

L’articolo 11 prevede il Piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato per l’infanzia che, sulla base di indicatori di evoluzione demografica e di riequilibrio territoriale, modula la destinazione alle regioni e agli enti locali delle risorse finanziarie destinate allo scopo.

L’articolo 12 traccia le necessarie abrogazioni di leggi precedenti.

L’articolo 13 prevede che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca svolga una propria relazione biennale sullo stato di attuazione della legge al Parlamento, avvalendosi della struttura del Centro nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia e l’adolescenza.

L’articolo 14 prevede le necessarie coperture finanziarie. Al comma 1 il costo è definito sulla base di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali del sistema integrato di istruzione zero-sei anni. Lo Stato, per il raggiungimento dei livelli essenziali di cui all’articolo 6, garantisce un cofinanziamento del 50 per cento dei costi di gestione o con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell’infanzia. Il restante 50 per cento rimane a carico di regioni ed enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio”.

 

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