Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Dipendenza da gioco. Alla Camera dei Deputati un convegno per individuare soluzioni e interventi

In: Mercato, Politica

20 marzo 2012 - 10:18


baldassarri

Baio: “Destinare l’1% delle entrate del mercato dei giochi alla cura dei giocatori” (audio)

Riccardi: “Sulla dipendenza da gioco, ognuno faccia la sua parte” (video)

Balduzzi: “La lupopatia sarà certamente inserita all’interno dei LEA” (video)

Dona (UNC): “No proibizionismo ma consumatori più consapevoli”

Maggi (Acadi): “Anche noi nel tavolo per la tutela del giocatore”

Massimo Passamonti (pres.Sist.Gioco Italia): ‘Errato non invitare gli operatori’

Curcio (Sapar): “Negativo che non vi sia concertazione tra governo e operatori del settore”

Rienzi (Codacons) : “Non escludiamo azioni risarcitorie da parte dei ludopatici”

(Jamma) “A che gioco giochiamo? un’oscura dipendenza” è il titolo del convegno che si sta tenedo questa mattina a Roma presso la Camera dei Deputati durante il quale verrà presentata la proposta del Terzo polo e che vede tra i partecipanti esperti del settore dei giochi e i ministri Andrea Riccardi e Renato Balduzzi.

In considerazione dell’attenzione che la problematica del gioco d’azzardo ha assunto in questo ultimo periodo, dalla importante presa di posizione del Governo alle parole del Cardinal Bagnasco, il Convegno si pone come occasione di confronto importante ed utile al fine di individuare efficaci politiche di prevenzione in modo particolare per i giovani e gli adolescenti, di cura per chi è affetto da gioco d’azzardo patologico, ma anche per definire norme precise e chiare per regolamentare il gioco d’azzardo nel nostro Paese.

Ad aprire i lavori, la senatrice del Terzo Polo Emanuela Baio che da tempo ormai opera sul fronte giochi pubblici.

“Il mercato del gioco d’azzardo – ha esordito la senatrice – evidenzia al suo interno una profonda contraddizione. Nel periodo 2004-2011 la raccolta di gioco è cresciuta del 220%, le entrate erariali solo dell’88%. La proposta del Terzo polo – spiega – prevede di innalzare l’aliquota implicita per quelle categorie per le quali il regime attuale prevede un livello inferiore al 20%. Secondo questo approccio le entrate fiscali nel 2011 sarebbero state di 17,4 miliardi di euro contro i 13,7 mld realizzati.

Nella proposta, inoltre, viene elaborata una valutazione dei costi sociali dell’azzardo. Si tratta di costi diretti e indiretti. Nel primo caso vengono quantificati in 18.095 per giocatore. Comprendono trattamenti ambulatoriali, ospedalieri, protezione del giocatore, ricerca e prevenzione, costi amministrativi per disoccupazione, ristrutturazione debiti, crimini legati al gioco, procedimenti legali conseguenti come le procedure per il divorzio. I costi indiretti, invece, valgono in totale 20.714 euro per giocatore: assenteismo, calo della produttività e disoccupazione. Complessivamente ogni giocatore patologico costa 38.000 euro. La nostra proposta – conclude la Baio – è quella di destinare l’1% delle entrate del mercato dei giochi alla cura dei giocatori”.

“Questo è un tema che è rimasto all’oscuro delle cronache ma i cui dati sono allarmanti” ha dichiarato la neo senatrice facente parte della Commissione Lavoro e previdenza sociale e della Commissine Affari Costituzionali, Cristina De Luca in apertura del suo intervento. “Il Gioco d’azzardo – prosegue – è una nuova emergenza sociale. Si contano oltre 300mila malati l’anno. Per i giovani il pericolo è on line così come altrettanto pericoloso è l’incrocio di mafia e criminalità”. “Lo Stato – tiene a sottolineare la senatrice – organizza ma dovrebbe anche tutelare. Questa è l’occasione per confrontarsi con chi opera sul campo. Non vogliamo fermarci solo ad una riflessione, invitiamo quindi i ministri Riccardi e Balduzzi a definire azioni legislative che possiamo mettere in atto per arginare questo fenomeno”.

“Vorremmo uscire da qui dopo aver approfondito e creato una relazione forte con gli operatori che si occupano di patologia. Oggi sono qui presenti le Asl ma anche altre associazioni che si occupano a vario titolo di questi temi quali ad esempio la Caritas, la consultata nazionale antiusura, i Comuni, gli assessori e gli assistenti sociali, a dimostrazione che il tema riguarda tanti soggetti diversi. Vogliamo mettere in rete queste realtà”.

 

A seguire è intervenuto il segretario nazionale della Consulta Nazionale Antiusura, Mons. Alberto D’ Urso che ha dichiarato: “Vogliamo incoraggiare la lotta in rete contro il gioco d’azzardo patologico. Lo Stato paga grandi somme per curare chi fuma e oggi tassa pesantemente le sigarette. Si abbia un po’ di coraggio in più e si cominci a proibire l’azzardo non solo a limitare la pubblicità”.

“E’ necessario – prosegue –  lavorare in rete,  lungo questa strada abbiamo collaborato tutti. Ad esempio il 31 gennaio abbiamo lanciato il cartello ‘Insieme contro l’azzardo’.

“Come è possibile – dichiara in conclusione Mons.D’Urso – giustificare il fatto che lo Stato promuove il gioco d’azzardo e come il fatto che il pane è tassato al 4 per cento mentre il gioco d’azzardo on line al 2%?”

 

“Su questo problema – afferma l’on. Rocco Buttiglione – c’è una lunga storia. Il gioco è nella tradizione italiana. Tuttavia questa presenza del gioco subisce un salto quantitativo e qualitativo. Negli ultimi anni sono moltiplicati i casinò ma è peggio il gioco d’azzardo in rete . Il risultato è che giocano 14 milioni di italiani. 800mila sono giocatori patologici. E’ un  cancro nazionale – chiosa Buttiglione. Gli italiani – prosegue – puntano sul gioco per migliorare la loro condizione”.

“Non è possibile – prosegue l’onorevole – abolire il gioco ma possiamo evitare che il messaggio venga dilatato. Tornare ad una cultura di adesione ai valori.

“Che fare contro il gioco patologico? – domanda l’onorevole. Esistono alcune possibili soluzioni quali: “Chiedere una responsabilizzazione a chi gestisce i locali dove si gioca; aumentare il carico fiscale e mantenere un dialogo vivo con chi opera nell’assistenza”.

“Lo stato – dichiara in conclusione – tollera il gioco ma non lo sostiene”.

 

“Sono felice di essere qui in sintonia con l’iniziativa – ha dichiarato il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi. C’è grande attenzione sul problema del gioco da parte dei due rami del Parlamento”. “Sono rimasto colpito – dal messaggio trasmesso dal tabellone del Gratta e vinci a Fiumicino, perché la somma indicata era un’immagine semplice che invitava a giocare, perché nel gioco c’è spazio per tutti, per tutti quelli che stringono la cinghia – tiene ad evidenziare il ministro. Il messaggio sembrava dire sei un fesso se non giochi la vita come un azzardo, mentre il messaggio che noi stiamo dando adesso è che la vita è lavoro e sacrificio”.

“La pubblicità dei prodotti di gioco – prosegue – è conveniente e aggressiva. Un messaggio rassicurante sul fatto che crea dipendenza, in fondo, c’è sempre stato”.

“Noi – commenta il ministro – non facciamo del moralismo ma vogliamo invitare a fare una riflessione su una patologia. C’è l’industria che punta ad incrementare il fatturato, ma poi c’è lo Stato e le strutture sanitarie. Ognuno faccia la propria parte”.

“Qui – prosegue il ministro – il problema non è il gioco, ma è la ludopatia che è il contrario del gioco. Oggi molti giochi esaltano la solitudine. La ludopatia isola, non ha niente di sociale. Ho rilevato che l’intenzione di intervenire accomuna vari rappresentanti del Governo. Per agire serve cautela senza criminalizzare. Non bisogna essere avvertiti sulla possibilità di vincere”.

“Quella del gioco  – prosegue il ministro – sappiamo essere un’industria. Ogni italiano spende oltre 1.200 euro l’anno. C’è una slot ogni 150 abitanti. Il gioco è diventato prossimo come un’edicola di giornali. Ma il sogno del gioco va combattuto. C’è ancora molto e molto da scoprire. Occorrono interventi complessi e immediati perché il fenomeno è importante e il giro d’affari incredibile. Ho chiesto al Mef di inserire nel decreto interdirezionale un divieto o in extremis una limitazione della pubblicità. Occorrono correttivi per riequilibrare il mercato. E’ necessario puntare sull’informazione sui rischi”. ‘Il motivo di fondo della proposta e’ il messaggio: chi gioca deve essere consapevole che gioca, non che vince. Non c’e’ quella sicurezza di vittoria facile che viene trasmessa dalla pubblicita”. E aggiunge: ‘Noi ci troviamo in un momento in cui siamo tutti molto vulnerabili, e’ un momento di crisi economica per i giovani, per chi perde il lavoro, per gli anziani con una bassa pensione. E allora il messaggio rassicurante pesca in quella fragilita’ profonda che c’e’ in ciascuno di noi: ma questa fragilita’ non puo’ essere sfruttata e di questo non ci si puo’ approfittare. Il gioco deve essere responsabile’. La ludopatia, conclude Riccardi, ‘e’ un problema che va affrontato con la massima decisione. Dobbiamo riaffermare che giocare e’ giocare, che non e’ vincere: non c’e’ questo meccanismo immediato’. Gli spot trasmettono il messaggio che ‘la vita e’ un azzardo, noi invece dobbiamo dire che la vita e’ lavoro e che le possibilita’ di vincere al gioco sono una su 100 mila, una su 10 mila. Chi gioca quindi non deve essere attratto facendo leva sulle sue fragilita”.

“Il gioco di massa non è un male necessario. Ma una perdita secca per tutti: per le famiglie, per l’economia e per la fiscalità dello Stato” – ha dichiarato Maurizio Fiasco, sociologo della Consulta nazionale delle fondazioni antiusura. “Quest’ultimo, infatti – ha proseguito Fiasco – vi ricava sempre di meno. Meno miliardi di euro, a mano a mano che l’incremento dei consumi di alea avviene con progressione geometrica”. Dal 2004 al 2010, infatti, “il consumo è balzato del 245 per cento, il beneficio per il fisco è lievitato di un misero 19,5 per cento”. Secondo Fiasco “siamo ormai vicino al limite fisico di crescita della spesa per giochi e l’Italia rischia seriamente che l’azzardo sia la nostra bolla finanziaria. E la fascinazione prosegue, da ultimo con l’apertura di 200 casinò online. Ma questo non riduce la vulnerabilità finananziaria dell’economia dell’azzardo poiché, cumulando di oneri con obbligazioni, anticipi, fidejussioni, il sistema imploderà”.

Occorre “inserire nei Livelli essenziali di assistenza la possibilità di cura per i giocatori d’azzardo, recependo l’indicazione dell’Organizzaziine mondiale della sanità che vede nel gioco d’azzardo compulsivo una forrma morbosa chiaramente identificata e che può rappresentare un’autrentica malattia sociale”. Lo ha detto Matteo Iori, presidente del CONAGGA (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo). Iori ha ribadito che “il gioco d’azzardo per lo Stato è un’attivitá molto utile per incamerare risorse, ma sappiamo anche che centinaia di migliaia di cittadini italiani rovinano se stessi e le loro famiglie a causa del gioco e lo Stato non può continuare a far finta di niente”. Iori ha poi ribadito la necessità di “promuovere iniziative di sensibilizzazione ai rischi collegati al gioco attraverso campagne di informazione alla cittadinanza; promuovere, di concerto con i gestori delle attività d gioco, iniziative di formazione per gli esercenti mirate alla prevenzione degli eccessi nel gioco d’azzardo; sospendere il progetto dei Monopoli di Stato ‘Giovani e gioco’ fino a quando non sará stato modificato nei contenuti descritti prima ; limitare la pubblicità sui giochi d’azzardo, attuare le tutele che sono già in vigore per le pubblicità sui tabacchi, vietare le pubblicità che possano raggiungere soggetti minirenni e vietare le pubblicità ingannevoli che possano promuovere la percezione di una facile vincita”.  Matteo Iori nel suo discorso ha evidenziato l’importanza di un intervento del governo per regolamentare il settore del gioco d’azzardo diviso tra mercato in crescita e problemi sociali. “Ho accolto con favore il blocco dei giochi a consumo che reputo esser stata una proposta pericolosissima per il consumatore – ha spiegato Iori – Siamo il primo mercato al mondo per la vendita di gratta e vinci. Ma la passione al gioco aumenta anche con la diffusione delle slot machine. Lo Stato con il meccanismo del preu a scalare applicato agli apparecchi da intrattenimento infatti sollecita e suggerisce al concessionario di incentivare l’offerta. Critico aspramente – continua – la filosofia dei messaggi pubblicitari del Win for life e gratta e vinci che inculcano l’idea di un sogno di vincita. I messaggi colpiscono infatti le fasce della popolazione più fragili. E altrettanto preoccupante è l’uso di testimonial noti ai giovani per promuovere il poker on line”.

 

Le proposte avanzate dal Coordinamento nazionale Conagga sono:

inserire nei livelli essenziali di assistenza la possibilità di curare i giocatori patologici;

promuovere iniziative di sensibilizzazione sui rischi del gioco;

avviare studi e ricerche di carattere epidemiologico condotte da enti senza conflitto di interessi;

avviare iniziative sperimentali di prevenzione del gioco d’azzardo tra i giovani;

promuovere, di concerto con i gestori, iniziative di formazione per gli esercenti;

promuovere il proseguo dell’iter del decreto interdirigenziale sul gioco compulsivo;

sospendere la campagna ‘Gioco e giovani’;

limitare la pubblicità sul gioco e attuare nuove forme di tutela.

“Le risorse per realizzare tutto questo – spiega Matteo Iori – potrebbero essere ricavate dallo 0,5% degli ntroiti dai giochi”.

 “Non possiamo restare indifferenti di fronte al fatto che ad un incremento della raccolta di gioco non corrisponda un proporzionale incremento delle entrate erariali” ha affermato l’onorevole dell’Udc  Paola Binetti.“Negli ultimi giorni – ha proseguito – abbiamo presentato due proposte di legge: una che riguarda il tema delle patologie, l’altra più di carattere fiscale. Ma oggi si tratta di crescere nella consapevolezza della drammaticità del tema del gioco patologico. “Non è giusto proibire perché non siamo dei proibizionisti – ha dichiarato la senatrice del Terzo Polo, Emanuela Baio. Siamo però persone responsabili e diciamo al Governo e allo Stato che non è più possibile giocare sul gioco d’azzardo”.“In parlamento – prosegue Baio – non tutti sanno quello che è stato detto oggi. Esistono troppe deroghe al divieto di gioco del gioco d’azzardo”.“Noi – promette la senatrice – ci batteremo per fare in modo che il gioco patologico venga inserito nei livelli assistenziali, ma il ministro della salute ci dice che mancano i fondi. Se il ministro riuscisse a trovare le risorse si potrebbe fare. Per ora potremmo lavorare su una fase di step.Servono regolamentazioni semplici, chiare e trasparenti. Lo Stato ha giocato con l’aspetto fiscale sui giochi quindi proponiamo di elevare l’imposizione fiscale al 20%. La proposta realizzabile nell’immediato è quella di destinare l’1% degli incassi statali alla cura della dipendenza da gioco.“All’interno di questo Governo, che noi sosteniamo, – ha dichiarato in conclusione la senatrice – vogliamo lanciare un messaggio di collaborazione. Conseguiamo adesso i primi risultato e poi lavoriamo su interventi più organici”. “Come il vino, così anche il gioco d’azzardo non va assunto in grande quantità”. E’ quanto spiegano i matematici Paolo Canova e Diego Rizzutopresentando il progetto “Fate il nostro gioco”.“Nessuno si sognerebbe di demonizzare un bicchiere di brunello, ma non ci piace vivere in città sempre più piene di alcolizzati. Attraverso una serie di confernze abbiamo raggiunto oltre 20mila ragazzi a cui abbiamo spiegato i meccanismi che portano alla dipendenza da gioco”. I due matematici dimostrano che la crisi economica non necessariamente porta a giocare di più e che molti giochi sono studiati ad hoc per generare piccole vincite e incentivare a continuare.“Ho avuto una modifica del codice genetico che mi fa essere un grande scommettitore – ha affermato il senatore Mario Baldassari”. “A 16 anni – esplica il senatore – nel 1964 mi sono trovato a non avere più nulla per colpa delle prime slot. Ma ho capito che dovevo scommettere su me stesso. Mi ha supportato la parrocchia e i salesiani”. I giochi illeciti sno sempre giochi a somma negativa, ovvero una parte delle puntate viene tolta a chi gioca. Il meccanismo teorico e pratico è tarato alla radice. come testimonianza del mio impegno politico posso dire che i segnali eclatanti non possono essere sottovalutati. Politicamente – afferma il senatore – dobbiamo considerare l’iceberg che sta sotto il problema”.L’on. Donato Mosella del gruppo Misto, segretario della Commissione affari socialiha affermato: “Si sta lavorando su interventi di lunga durata. Tutti i lavori potranno confluire su un testo base che puntiamo a completare entro la fine dell’anno. Il tema dei minori è di primaria importanza. Sull’argomento mi chiedo chi li ha scritti i testi della campagnia di AAMS rivolta ai minori. Agiremo o con una mozione o con una interrogazione al ministero circa i contenuti di questa iniziativa. Parallelemente alla presentazione del disegno di legge dovremo tentare altre iniziative di tipo preventivo e informativo sulle dimensioni del fenomeno”. L’on. Claudio Gustavino, relatore del ddl, ha affermato:”L’iniziativa del Terzo polo dice che se siamo di fronte ad una dipendenza, il sistema si deve attrezzare ad affrontarla come tale. Auspico che si arrivi presto alla discussione generale del testo. Come medico non posso essere così soddisfatto – spiega – Non sono soddisfatto di questa diffusione del gioco. Siamo in ritardo rispetto a quello che avremmo potuto fare prima . Noi dobbiamo capire che l’emergenza più grave è l’esigenza educativa. Ho la sensazione che la politica qualche volta può fare la differenza. Lo fa attraverso le leggi. Bisogna staccare le spina alle slot”. “Credo che il Gap inteso sia come gioco d’azzardo patologico che problematico stia emergendo all’attenzione dell’opinione pubblica – ha dichairato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, nel suo intervento al convegno. “Proporrei un patto: non usiamo la ludopatia e nemmeno lo Stato biscazziere. C’è un sistema autorizzatorio e lo Stato non incentiva il gioco perché vuole fare cassa. Non si può proibire e basta”. “Il gioco – ha proseguito il ministro –  è una componente importante della vita. Deve essere in equilibrio con la componente relazionale. Negli ultimi anni l’offerta di gioco è cambiata”.Il ministro Balduzzi ha tenuto ad evidenziare: “I profili da affrontare sono almeno quattro: uno di ordine pubblico; uno di decoro urbano e di assesto ordinato del territorio. Non è vero che le amministrazioni locali non hanno problemi in quanto ci sono dei limiti giuridici. Un altro aspetto è relativo alla pubblicità il quale non è di facile soluzione. Lo stiamo esaminando con il Ministero dell’Economia – dichiara il ministro -si  potrebbe pensare alla necessità di una regolamentazione, oppure a clausole automatiche nei contratti di concessione, comprese le regole sulla pubblicità”. Infine Balduzzi ha sottolineato che “non è così semplice proibire la pubblicità sul gioco, perché ogni dipendenza ha le sue caratteristiche”. Comunque – rassicura il ministro –  la ludopatia sarà “certamente inserita” all’interno dei Livelli essenziali di assistenza.
 
[slideshow id=4]


Realizzazione sito

www.jamma.it utilizza i cookies per offrirti una navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti che si usino cookie per le finalità espresse nella nostra cookie policy. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi