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Delega Fiscale, per i giochi un progetto troppo ambizioso

In: Politica

19 gennaio 2015 - 10:21


delega

(Jamma) – “Le disposizioni del decreto – si legge in una delle bozze in circolazione del provvedimento di riordino dei giochi per cui è stata affidata al governo la Delega del Parlamento e che Jamma.it ha potuto visionare in queste ore- costituiscono il quadro regolatorio nazionale di fonte primaria in materia di giochi pubblici e in quanto disposizioni fondamentali in materia di gioco a livello nazionale, costituiscono altresì disposizioni di coordinamento nei riguardi delle Regioni”.
Così pensano alcuni “suggeritori” che l’esecutivo potrà risolvere il problema dei conflitti nella gestione del potere amministrativo tra le autorità centrali e quelle territoriali.

“Eventuali disposizioni di fonte regionale o comunale, comunque incidenti in materia di giochi pubblici – secondo questa proposta – dovrebbero risultare coerenti e coordinate con quelle del decreto in via di emanazione. Le Regioni e i Comuni che, alla data di entrata in vigore del decreto Delega, abbiano emanato loro disposizioni non coerenti ovvero in contrasto ne dovranno promuovere la modificazione al fine di renderle coerenti con il quadro regolatorio” immaginato dai “suggeritori”.
Se questa sarà la Delega si dimostrerà presto un esercizio inutile. Già da ora appare come una misura non conforme ai principi di uno Stato democratico, soprattutto contrasta con la sovranità in materia di ordine pubblico e sanità riconosciuta alle autorità territoriali e sancita attraverso più di un articolo della legge primaria oltre che nelle disposizioni pratiche attuative. Tutto potrebbe essere più semplice se il governo trovasse il coraggio di scrivere: abbiamo preso degli impegni per la distribuzione dei giochi che i decreti territoriali di espulsione del gioco dai centri abitati ci impediscono di mantenere, avremo minori entrate e costi per le inadempienze, distribuiremo meno risorse a quelle zone dove viene raccolto meno gioco. Troppo semplice ma guai a scriverlo altrimenti a nulla sarebbe servito l’esempio della vicenda Giorgetti e il trattamento riservato all’ex sottosegretario ritenuto responsabile di quell’emendamento considerato tanto scandaloso perché sosteneva proprio questa semplice verità.
Comunque è logico pensare: se il gioco pubblico provoca pericolose dipendenze, perché le regioni dove il gioco è ostacolato devono essere finanziate con la spesa dei giocatori?
La Delega, se potrà essere uno strumento veramente utile, potrebbe limitarsi a riassumere lo status quo regolatorio in un testo unico per la regolamentazione dei giochi.
Dopo l’anticipata riduzione dei compensi agli operatori varata con la legge di Stabilità, già solo questo potrebbe essere un grande provvedimento che potrà contribuire a chiarire e ad applicare il disposto regolatorio.
Diversamente, anche solo la variazione di particolari nelle regole potrebbe innescare ancora disagi e incrementare i contenziosi. Il rischio è quello di aggiungere confusione a quella già creata con la Stabilità che impone di rivedere tutte le condizioni alla base dei contratti e di convenzioni stipulate con i diversi concessionari del gioco pubblico, ma anche indirettamente con migliaia di aziende che hanno accettato di operare nel settore.
Un testo unico che riscrive, modifica e rimanda a decreti attuativi è ispirato da una volontà certamente diversa dallo scopo della Delega che era, appunto, il riordino del settore.
Ad esempio nella bozza visionata è scritto che “nel caso in cui l’organizzazione, la gestione e l’esercizio di un gioco pubblico siano affidate a più di un concessionario, relativamente a tale gioco un punto di offerta di gioco non può offrirlo per più di un concessionario”. Peccato che ci sono giochi affidati in monoconcessione, questo punto potrebbe valere solo se tutti i concessionari avessero la possibilità di distribuire tutti i giochi. Senza contare poi che il punto di raccolta è sì un esercizio pubblico ma di proprietà privata e in uno Stato democratico non è corretto intervenire limitando la libertà di esercizio di una attività privata.
I suggerimenti contenuti in questa bozza appaiono discutibili sulle disposizioni per i titoli autorizzatori, sulla definizione degli esercizi di raccolta che introducono limitazioni e riportano a legge concetti commerciali come quello delle Gaming Hall provocando rivoluzioni quando la prima regola del riordino è la stabilizzazione dell’esistente.
Probabilmente si vuole fare troppo con questa Delega, quando solo sistemare la questione dell’ippica italiana sarebbe già considerato un miracolo. m.b.

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