Con l’inizio del 2026 la Croazia entra in una nuova fase della regolazione del gioco d’azzardo, dando piena attuazione a un pacchetto di norme che ridisegna in modo profondo la presenza del gambling nello spazio pubblico, nella comunicazione commerciale e nelle modalità di accesso ai giochi. Una riforma che assume un rilievo particolare anche per l’Italia, considerando la prossimità geografica, i confini condivisi e il fatto che molte aree croate – soprattutto lungo la costa e nelle città turistiche – sono da anni frequentate da cittadini italiani, anche per accedere all’offerta di gioco.
Il quadro normativo non nasce nel 2026, ma trova ora una concreta applicazione. Le modifiche alla legge sui giochi d’azzardo sono state approvate nel 2025 e accompagnate da regolamenti attuativi che sono entrate pienamente in vigore dal 1° gennaio 2026. L’obiettivo dichiarato è ridurre la visibilità del gioco, rafforzare la tutela dei giocatori e contenere i rischi sociali e sanitari legati all’azzardo.
Il cambiamento più evidente riguarda la pubblicità. La Croazia introduce un divieto quasi totale di promozione del gioco d’azzardo negli spazi visibili al pubblico. Scompaiono manifesti, cartelloni, insegne luminose e qualsiasi forma di comunicazione esterna che possa richiamare casinò, scommesse o slot machine. La presenza del gioco, che negli anni aveva caratterizzato il paesaggio urbano di molte città, viene drasticamente ridimensionata. Anche le vetrate delle sale devono essere oscurate con superfici opache, eliminando qualsiasi effetto attrattivo dall’esterno.
La stretta non si limita alla pubblicità tradizionale. La comunicazione digitale è sottoposta a limiti orari molto rigidi: su internet, sui media audiovisivi e sulle pubblicazioni elettroniche la pubblicità del gioco è vietata tra le 6 del mattino e le 23. Solo nella fascia notturna è consentita, e a condizioni molto circoscritte. Particolarmente severa è la disciplina sui social network: influencer e creator non possono promuovere giochi d’azzardo né trasmettere contenuti di gioco in diretta, con sanzioni pecuniarie in caso di violazione. Le stesse regole si applicano a piattaforme come YouTube, adattate al mercato croato.
Un altro pilastro della riforma è l’identificazione obbligatoria dei giocatori. Dal 1° gennaio 2026 l’accesso a slot machine e terminali self-service avviene solo previa identificazione, attraverso soluzioni tecniche e software dedicate. Nei casinò l’identificazione resta obbligatoria per tutti gli ingressi, mentre per le scommesse e i club di slot l’identità viene verificata già all’ingresso, con controlli incrociati anche sul registro dei giocatori autoesclusi. Le lotterie restano parzialmente escluse, in quanto considerate a basso rischio.
Viene inoltre ridisegnata la geografia del gioco sul territorio. Le nuove regole fissano distanze minime rigorose tra sale da gioco e luoghi sensibili come scuole e edifici religiosi: 500 metri per casinò e club di slot, 200 metri per le agenzie di scommesse. Le modalità di misurazione sono dettagliate e tecnicamente complesse, a testimonianza della volontà di rendere il criterio effettivo e difficilmente eludibile. Per le attività già esistenti non è previsto uno sfratto automatico, ma il principio di fondo è quello di limitare l’espansione futura in aree sensibili.
Anche le sponsorizzazioni vengono ricondotte entro confini molto stringenti. È consentita la sola esposizione del nome e del logo dell’operatore, senza riferimenti diretti al gioco o inviti a scommettere. Gli atleti non possono indossare marchi di operatori del gioco, per evitare forme indirette di promozione. L’idea è ridurre la normalizzazione dell’azzardo attraverso lo sport e gli eventi culturali.
Per l’Italia, il caso croato è particolarmente interessante. La Croazia è un Paese di confine, facilmente raggiungibile e storicamente attrattivo per il turismo, anche di gioco. Le nuove regole potrebbero ridurre l’impatto visivo e l’accessibilità immediata dell’offerta terrestre, mentre il gioco online – che rappresenta già oltre due terzi del mercato – resta la vera sfida, come riconoscono le stesse autorità. Tuttavia, il messaggio politico è chiaro: il gioco d’azzardo non è più trattato come un’attività commerciale qualsiasi, ma come un fenomeno che richiede limiti, controlli e una forte attenzione alla responsabilità sociale.
La riforma del 2026 segna quindi un cambio di paradigma. Non introduce un divieto assoluto, ma ridisegna il rapporto tra gioco, città e cittadini, riducendone la pervasività e spostando l’asse dalla promozione alla prevenzione. Un modello che, per prossimità geografica e affinità di mercato, sarà osservato con attenzione anche oltre il confine italiano.







