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Crisi del calcio, Simonelli (Lega Serie A) alla Camera: “Il divieto di pubblicità sulle scommesse ha inciso sui ricavi dei club”

La crisi del calcio italiano ha radici strutturali e non può essere ricondotta a fattori contingenti o sportivi. È quanto ha evidenziato Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera, dove ha richiamato l’attenzione su una serie di criticità economiche e normative che stanno incidendo sulla sostenibilità del sistema.

Nel suo intervento, Simonelli ha sottolineato come il calcio rappresenti un comparto con un forte impatto economico e sociale, ma allo stesso tempo esposto a una progressiva perdita di competitività rispetto agli altri grandi campionati europei. Tra i fattori indicati, oltre al tema degli stadi e alla stagnazione dei diritti televisivi, il presidente della Serie A ha richiamato in modo esplicito gli effetti del decreto Dignità.

Il provvedimento, ha spiegato, ha introdotto il divieto di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d’azzardo, esteso anche alla presenza dei marchi sulle maglie sportive e nei media, sia tradizionali sia digitali. Una misura che, secondo Simonelli, ha avuto un impatto diretto sulle entrate dei club, riducendo una fonte di ricavi rilevante per il sistema.

Nel confronto con altri Paesi europei, il presidente della Lega ha evidenziato come il modello italiano risulti più restrittivo. In mercati come Francia e Spagna, ha ricordato, la pubblicità è generalmente consentita, pur con limiti su contenuti e fasce orarie, mentre in Germania e Portogallo sono previste restrizioni temporali accompagnate da obblighi di comunicazione responsabile.

Il divieto italiano si inserisce quindi, secondo Simonelli, in un contesto competitivo già complesso, contribuendo a indebolire la capacità dei club di generare ricavi commerciali, proprio mentre altre leghe stanno rafforzando le proprie entrate anche grazie a modelli più flessibili.

L’intervento si inserisce in un quadro più ampio di criticità evidenziate nel corso dell’audizione, che spaziano dalla pirateria digitale, con perdite stimate in oltre 300 milioni di euro l’anno, al ritardo infrastrutturale degli stadi, fino all’evoluzione del mercato dei diritti audiovisivi.

Nonostante queste difficoltà, Simonelli ha ricordato il peso del calcio per l’economia italiana, tra gettito fiscale, occupazione e impatto sul PIL, ribadendo la necessità di un approccio complessivo che tenga conto delle specificità del settore e del contesto europeo in cui opera.

Redazione Jamma
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