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Commissione UE, risposta all’interrogazione su Malta: “In corso l’analisi sulla legge nazionale e sull’ineseguibilità delle sentenze sul gioco d’azzardo non autorizzato”

La questione del riconoscimento e dell’esecuzione delle sentenze straniere nel settore del gioco d’azzardo torna al centro del dibattito europeo, con Malta sotto osservazione da parte delle istituzioni dell’Unione. A riportare il tema in primo piano è stata un’interrogazione parlamentare rivolta alla Commissione europea e la successiva risposta dell’Esecutivo UE, che fanno chiarezza sullo stato della procedura di infrazione avviata contro La Valletta.

Il nodo nasce dall’introduzione, nel giugno 2023, dell’articolo 56A nel Malta Gaming Act, inserito con il cosiddetto “Bill 55”. La norma prevede che le sentenze straniere, incluse quelle emesse da tribunali di altri Stati membri dell’Unione europea, non siano riconoscibili né eseguibili a Malta quando mettono in discussione la legittimità dei servizi offerti da operatori di gioco in possesso di una licenza maltese. Una disposizione che, fin da subito, ha sollevato forti perplessità sul piano della compatibilità con il diritto europeo e, in particolare, con il regolamento Bruxelles I bis, che disciplina il riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie civili e commerciali all’interno dell’UE.

Su questo punto è intervenuto il Parlamento europeo. Il 5 dicembre 2025 l’eurodeputato Martin Schirdewan ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione, chiedendo chiarimenti sullo stato della procedura di infrazione avviata nei confronti di Malta nel giugno 2025 e sulle prossime mosse dell’Esecutivo europeo. L’interrogazione ha richiamato espressamente il rischio che la normativa maltese produca un effetto di sostanziale disapplicazione del diritto dell’Unione, impedendo ai cittadini e alle imprese europee di vedere riconosciute decisioni giudiziarie ottenute legittimamente in altri Stati membri.

La risposta della Commissione europea, resa pubblica all’inizio di febbraio 2026 e firmata dal commissario McGrath, ha confermato che la procedura di infrazione è pienamente in corso. Bruxelles ha spiegato di aver ricevuto la replica formale delle autorità maltesi alla lettera di costituzione in mora alla fine di settembre 2025 e di essere attualmente impegnata nell’analisi delle argomentazioni e delle informazioni fornite. Solo al termine di questa valutazione, ha chiarito la Commissione, sarà deciso il seguito della procedura.

Nella risposta viene ricordato che, in base all’articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il passo successivo potrebbe essere l’invio di un parere motivato qualora la Commissione ritenesse che Malta non abbia adeguatamente risposto alle contestazioni. Resta inoltre aperta, sebbene non ancora formalmente avviata, la possibilità di un deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che rappresenterebbe l’esito più incisivo del contenzioso.

Il confronto istituzionale si inserisce in un contesto giurisprudenziale già complesso. Nel gennaio 2026 la Corte di giustizia dell’UE ha ribadito, in una pronuncia di principio, che gli Stati membri non possono introdurre norme interne tali da svuotare di contenuto il sistema europeo di riconoscimento ed esecuzione delle sentenze, se non nei casi eccezionali espressamente previsti dal diritto dell’Unione. Un orientamento che rafforza le perplessità sulla tenuta dell’articolo 56A del Malta Gaming Act.

Nonostante ciò, sul piano interno maltese l’impostazione legislativa continua a trovare applicazione. Di recente un tribunale di Malta ha riaffermato l’ineseguibilità di sentenze austriache che riconoscevano ai giocatori il diritto al rimborso delle perdite subite presso operatori di gioco online con licenza maltese. Secondo i giudici locali, tali decisioni non possono produrre effetti a Malta proprio in virtù dell’articolo 56A, consolidando così una linea interpretativa che rischia di entrare in rotta di collisione con il diritto europeo.

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono altri precedenti emersi negli ordinamenti degli Stati membri. Come evidenziato anche da recenti analisi giuridiche, alcune corti nazionali hanno riconosciuto il diritto dei cittadini UE a ottenere il risarcimento delle perdite subite presso operatori esteri privi di concessione nel Paese di residenza, valorizzando la tutela del consumatore e la legalità del mercato. Un orientamento che appare difficilmente conciliabile con un sistema che, come quello maltese, tende a blindare l’efficacia della propria licenza nazionale anche rispetto a decisioni giudiziarie straniere.

Al centro della vicenda resta dunque il delicato equilibrio tra autonomia normativa degli Stati membri e rispetto delle regole fondamentali del mercato unico. La risposta della Commissione all’interrogazione parlamentare conferma che il dossier è tutt’altro che chiuso e che le prossime decisioni di Bruxelles potrebbero avere effetti rilevanti non solo per Malta, ma per l’intero assetto europeo del gioco online e per la tutela giurisdizionale dei cittadini dell’Unione.

Redazione Jamma
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