Il Tribunale di Torino ha disposto l’amministrazione giudiziaria nei confronti della Casinò de la Vallée Spa, società che gestisce la casa da gioco di Saint-Vincent, nell’ambito dell’inchiesta della procura e della Guardia di finanza su un presunto sistema di riciclaggio collegato a false fatturazioni di alcune aziende piemontesi.
Il provvedimento, notificato alla Regione Valle d’Aosta e al Comune di Saint-Vincent in qualità di soci della società, è stato adottato dalla sezione misure di prevenzione ai sensi dell’articolo 34 del Codice antimafia. Secondo quanto riportato nel decreto, la misura ha finalità preventive e punta alla tutela dell’attività imprenditoriale e della trasparenza gestionale.
Il decreto prevede la nomina per un anno di due amministratori giudiziari, Corrado Corradini e Ivano Berardi, ai quali è stato affidato il compito di affiancare gli organi amministrativi della società per rafforzare i presidi di controllo sulle operazioni rilevanti ai fini della normativa antiriciclaggio e rivedere il modello organizzativo previsto dal d.lgs. 231/2001. La gestione ordinaria della società resta invece affidata agli organi amministrativi già in carica.
Nel decreto, i giudici evidenziano inoltre presunte carenze nei sistemi di controllo interno e nell’applicazione delle procedure antiriciclaggio, ritenute insufficienti a prevenire situazioni considerate a rischio dagli investigatori. Secondo il Tribunale, i controlli adottati sarebbero risultati prevalentemente formali e non pienamente efficaci.
La Casinò de la Vallée Spa, in una nota, ha precisato che “l’amministrazione giudiziaria non è riferita alle attività amministrative e operative che rimangono affidate all’organo amministrativo con i poteri allo stesso attribuiti dalla legge e dallo Statuto”. La società ha inoltre spiegato che la decisione “è strettamente collegata all’indagine sulle false fatturazioni di alcune aziende piemontesi resa nota a partire dal mese di dicembre 2025”, aggiungendo che i fatti contestati avrebbero avuto riflessi nella società “per sospetta attività di riciclaggio e corruzione messe in atto a vario titolo da alcuni clienti, collaboratori e funzionari infedeli”.
La società ha dichiarato di avere già avviato negli ultimi mesi iniziative di vigilanza interna e di rafforzamento dei controlli, assicurando “la più ampia collaborazione agli amministratori giudiziari”. Nella stessa comunicazione è stato inoltre sottolineato che le attività della casa da gioco e dei servizi alberghieri “proseguono regolarmente”.
Secondo quanto emerso dalle indagini, che coinvolgono complessivamente 33 persone, principalmente imprenditori, la Guardia di finanza avrebbe raccolto elementi relativi a carenze nei presidi antiriciclaggio. Nel corso degli accertamenti sono stati ascoltati dipendenti, cassieri e vertici aziendali della casa da gioco. Due dirigenti della struttura indicati nell’inchiesta sono stati nel frattempo licenziati dalla società.
L’udienza davanti ai giudici delle misure di prevenzione del Tribunale di Torino è stata fissata per il 14 luglio. In quella sede la società potrà chiedere la revoca del provvedimento, mentre gli amministratori giudiziari dovranno riferire sulle iniziative adottate e sull’atteggiamento assunto dalla società dopo l’applicazione della misura.
Anche la Regione Valle d’Aosta è intervenuta con una nota ufficiale, auspicando che l’operato dei professionisti nominati dal Tribunale “consenta alla società la rapida individuazione delle criticità rilevate e l’implementazione di protocolli operativi a supporto della normativa antiriciclaggio e anticorruzione”. Palazzo regionale ha inoltre evidenziato che la misura è finalizzata “alla tutela dell’attività imprenditoriale e della sua trasparenza”.
La vicenda ha suscitato reazioni anche sul piano politico. Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Walter Musso, ha definito il provvedimento “un fatto di estrema gravità per la Valle d’Aosta” e ha chiesto la convocazione di un Consiglio regionale straordinario affinché il presidente della Regione e il Governo regionale riferiscano sulla vicenda, sul ruolo della Regione quale azionista e titolare della concessione e sulle misure previste per la tutela dell’interesse pubblico e dei lavoratori.
Sulla stessa linea anche Lega Vallée d’Aoste e Renaissance Valdôtaine, che in una nota congiunta hanno sostenuto che le criticità sollevate nei mesi scorsi in Consiglio regionale “si sono rivelate fondate”. I due movimenti hanno chiesto che il presidente della Regione, Renzo Testolin, riferisca in aula sullo stato delle indagini, sulle iniziative previste a tutela dell’interesse pubblico e sulle garanzie occupazionali per i lavoratori del Casinò.







