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Cambiare pay out per aumentare il PREU? Astro: “I congegni leciti non sono videopoker e per ri-omologare “tutto” ci vogliono 18 mesi”

In: Diritto, Politica

15 ottobre 2014 - 15:30


astro

(Jamma) – “Procediamo con ordine: Ipotizzando un aumento del PREU, rappresentato come sostenibile per via del contro-bilanciamento del pay out, le criticità del processo sono sostanzialmente due: a) Abbattimento radicale della appetibilità del congegno lecito, con conseguente crollo della raccolta (ovvero la base imponibile); b) La tempistica entro la quale può essere attuato il “cambio” del pay out, che non coincide con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento, ma con la conclusione di un complesso processo tecnico-regolamentare – burocratico – industriale.

 

Gli algoritmi di pagamento “autorizzati” – spiega l’Avv. Massimiliano Pucci, Presidente AS.TRO – non si comprano sugli scaffali di un supermercato, e l’industria non li può generare solo cambiando un numero ad una funzione. Più è sensibile la “mutazione”, poi, più è complicata la progettazione ingegneristica. I software di gioco non possono essere messi in commercio se non dopo una procedura di omologazione che richiede “storicamente” dai sei ai 18 mesi.

 

Il mercato (che grazie alle etiche banche non ha un euro di linea di credito) può offrire in distribuzione solo quei lotti di prodotti che si presume siano acquistati e pagati, ma soprattutto può distribuire solo ciò che l’A.d.M. autorizza tramite il rilascio di un nulla osta “per ogni” congegno (posto che neppure le slot “legali” si trovano sugli scaffali dei supermercati). Ciò determina automaticamente un contingentamento distributivo connesso alla capacità di emettere i nulla osta da parte dell’Amministrazione Finanziaria, la quale, tuttavia, non può derogare alle verifiche che deve attuare per rilasciare l’autorizzazione, né sospendere ogni altra attività per fare “solo quello”.

 

L’esempio più lampante lo abbiamo sotto gli occhi: il recente cambio di pay out dal 75 al 74 ha comportato una “assimilazione” del mercato che ancora oggi non è completata, e che neppure una teorica (e comunque assente) ricchezza di comparto avrebbe potuto completare prima. Sul fronte delle VLT il discorso è solo in parte diverso, posto che la omologazione di una modifica al motore di pagamento di una piattaforma di gioco richiede normalmente sei mesi, cui si sommano i tempi per le ri-omologazioni di tutte le sale VLT ospitanti la piattaforma.

 

Nel frattempo (ovvero in tutto il periodo in cui l’operatore non potrà che operare con un pay out che non può essere sopportato perché incompatibile con l’innalzamento del PREU) l’operatore chiude? Le convenzioni si sospendono ? Le Regioni accetteranno la rimozione e la nuova installazione successiva ? Nessuna VLT attuale sarà mai offerta al giocatore se dovrà affrontare un PREU più alto, al pari delle AWP: non si fallisce per diletto. Senza “raccolta lecita” che PREU si penserà mai di incamerare? Una sola riflessione “politica” conclude l’analisi: la legge delega fiscale – conclude Pucci – si proponeva di ristrutturare il mondo del gioco lecito mettendo “la persona – utente” al centro dell’attenzione e della tutela. Abbassare il montepremi per “lucrare” sul (solo) profitto erariale va nella direzione opposta”.

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