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Buco da 2 milioni al mese: l’errore che azzera la tassa sul gioco d’azzardo online in Estonia

Un errore legislativo sta costando caro all’Estonia. A causa di una modifica mal formulata del Gambling Tax Act, i casinò online operanti nel Paese non possono pagare – nemmeno volontariamente – la tassa sul gioco d’azzardo, con una potenziale perdita milionaria per le casse dello Stato.

Il problema è emerso questo mese ed è stato al centro del dibattito del Comitato finanziario del Riigikogu, il Parlamento estone, che ha esaminato un disegno di legge correttivo destinato a rimediare alla svista. La proposta è attesa per la prima lettura martedì, ma i legislatori hanno già chiarito che l’impatto economico dell’errore non è ancora quantificabile con precisione.

Secondo Mart Võrklaev, deputato del Partito della Riforma ed ex ministro delle Finanze, la commissione ha discusso anche quando far tornare in vigore l’imposta, nel tentativo di limitare il buco di bilancio. Un’opzione, però, è stata esclusa: quella dei pagamenti volontari da parte degli operatori. Il Ministero delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate estone (MTA) hanno infatti confermato che il sistema fiscale non consente di versare imposte superiori a quelle formalmente dovute.

L’unica alternativa ipotizzata per le aziende sarebbe quella di effettuare donazioni dirette alla Dotazione Culturale dell’Estonia, soggette a imposta sul reddito. Una soluzione parziale che, secondo Võrklaev, riprodurrebbe solo in parte la logica della tassa sul gioco, destinata per legge a finanziare cultura e sport.

Nel dibattito politico è emersa anche una proposta più radicale. Il deputato Aivar Kokk (Isamaa) ha suggerito di reintrodurre l’imposta a un’aliquota superiore al 5,5% inizialmente previsto, per compensare i mesi di mancato gettito e garantire l’incasso complessivo di circa 27 milioni di euro nel corso dell’anno. Un’ipotesi che però si scontra con un ostacolo giuridico rilevante: la normativa estone richiede un preavviso di sei mesi per qualsiasi modifica fiscale.

Un vincolo che, come ha ammesso lo stesso Võrklaev, rappresenta il punto più critico dell’intera vicenda. Anche se il processo legislativo consente emendamenti dopo la prima lettura, ogni intervento dovrà fare i conti con tempi tecnici difficilmente compatibili con l’urgenza di recuperare le entrate perse.

Secondo le stime del Ministero delle Finanze, contenute nelle previsioni estive, il gioco a distanza avrebbe dovuto garantire circa 2 milioni di euro al mese nella prima metà del 2026. Una cifra che rende evidente la portata dell’errore e spiega perché serviranno mesi prima di stabilire con esattezza quanto costerà allo Stato questa clamorosa svista normativa.

Redazione Jamma
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