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Bruxelles. Via libera al betting exchange

In: Politica, Scommesse

21 maggio 2012 - 12:45


commissione-europea

(Jamma) Da Bruxelles arriva il via libera al decreto italiano atto a regolamentare il betting exchange. Il decreto regolamenta un tipo di scommessa sportiva a quota fissa esclusivamente online, che prevede la possibilità di interazione diretta tra i singoli giocatori. La scommessa consiste, in pratica, nel mettere a raffronto i giocatori fra di loro, una parte dei quali praticamente assume il rischio, quindi “tiene il banco” al pari di un bookmaker, mentre un’altra parte assume il ruolo di scommettitore. Nel decreto l’Italia ha intenzionalmente lasciato una porta aperta all’ipotesi della creazione di una liquidità comune tra i vari Stati, ovvero la creazione di un unico bacino di giocatori, anche se non è stato sottoscritto alcun accordo tra gli Stati. E’ proprio questo il punto che ha portato la Spagna ha presentare un parere circostanziato che di fatto ha posticipato di un mese la scadenza dello stand-still. Nello specifico il paese iberico asseriva che alcuni aspetti della regolamentazione italiana avrebbero potuto consentire a operatori con licenza nello Spazio Economico Europeo di aggirare le varie normative nazionali in materia di giochi e scommesse. L’Italia, come dichiarato precedentemente, ha lasciato una porta aperta all’ipotesi della creazione di una liquidità comune tra i vari Stati, ovvero la creazione di un unico bacino in cui i giocatori dei diversi paesi possano incontrarsi e scambiarsi le scommesse. Dal momento che il betting exchange consiste proprio nello scambio di scommesse tra i giocatori (ognuno dei quali decide di volta in volta se puntare o accettare la scommessa di un altro, le compagnie si limitano a mettere a disposizione le piattaforme di gioco), uno dei fattori determinanti è il numero di utenti. La Spagna chiedeva di rivedere proprio questa parte del decreto, la disciplina attuale consentirebbe agli operatori con licenza comunitaria di creare un fondo comune in cui far confluire gli account dei giocatori, senza però che sia stato siglato nessun accordo con i singoli governi. Il tutto finirebbe con il pregiudicare il controllo delle attività di gioco, le attività di contrasto a frodi e riciclaggio, e ovviamente impedirebbe ai singoli stati di applicare correttamente il prelievo fiscale. La Spagna auspicava quindi l’adozione di soluzioni condivise, e un lavoro congiunto tra gli enti regolatori dei vari paesi.

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