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Bolzano. Per l’audizione sul gioco lecito in Provincia interviene anche il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni, Cronache, Politica

15 maggio 2012 - 09:57


consigliobolzano

(Jamma) Il presidente della 3a commissione legislativa Walter Baumgartner ha accolto ieri pomeriggio nella sala sedute del Consiglio provinciale di Bolzano i partecipanti all’audizione su “Il gioco lecito e le dipendenze da gioco”, organizzata su richiesta dei consiglieri Alessandro Urzì ed Elmar Pichler Rolle. Questi erano presenti in aula insieme agli altri componenti della commissione Roland Tinkhauser, Elena Artioli, Hans Heiss, nonché l’ass. Roberto Bizzo, la vicepresidente del Consiglio Julia Unterberger e i consiglieri Georg Pardeller, Maria Hochgruber Kuenzer e Veronika Stirner Brantsch.

Il pres. Baumgartner ha sottolineato che negli ultimi tempi c’è stata ampia discussione sul tema del gioco e delle relative dipendenze, anche con riferimento alla legge provinciale approvata due anni fa (l.p. 22 novembre 2010 , n. 13 – Disposizioni in materia di gioco lecito). Proprio sulla base della grande richiesta di approfondimento è stata organizzata l’audizione di ieri, anche per creare ordine sulla materia, dopo aver sentito tutti coloro che giornalmente hanno a che fare con essa: “Se ci si vuole attivare bisogna conoscere il tema, che è molto complesso, in tutte le sfaccettature”. Il gioco lecito é sempre più diffuso e pubblicizzato, ha aggiunto Baumgartner, il che rende una riflessione in merito ancora più urgente.

Prima ad intervenire, Marion Markart (direttrice reggente ufficio Vigilanza della Provincia), ha illustrato le norme provinciali, sottolineando che la l.p. 13/92 dà al presidente della Provincia la competenza per l’autorizzazione all’apertura delle sale gioco, nonché per la pubblica sicurezza negli esercizi pubblici. Questa competenza nel resto d’Italia é stata trasferita ai Comuni. Markart ha poi segnalato la differenza tra sale gioco e sale dedicate: nelle prime, regolamentate con legge provinciale, non ci si dedica esclusivamente alle vincite in denaro, mentre le seconde sono dedicate solo al gioco con vincite in denaro, e necessitano anche di una autorizzazione delle autorità di sicurezza pubblica. La direttrice ha elencato quindi i requisiti necessari per aprire locali di questo genere, e i limiti introdotti dalla legge provinciale del 2010, ovvero durata delle autorizzazioni per 5 anni e distanza di 300 metri da luoghi sensibili, rafforzati da una delibera giuntale del 2012. Per quanto riguarda gli esercizi pubblici, essi non hanno bisogno di autorizzazione specifica per installare apparecchi da gioco: è però necessario avere una certa superficie a disposizione, ed in merito é competente il sindaco. Per quanto riguarda le sanzioni, fino al 2008 era il presidente della Provincia a stabilire la tabella dei giochi proibiti e non, ma una sentenza del 2008 stabilì che la competenza era statale. La l.p. 13/2010 ha comunque retto anche davanti alla Consulta, anche se il gioco rientra nel campo della sicurezza pubblica, perché mira alla tutela di determinati gruppi sociali.

In rappresentanza dei Monopoli di Stato, è poi intervenuto Federico Parisi, direttore dell’ufficio regionale per il Veneto e Trentino Alto Adige degli stessi, che ha specificato come il gioco abbia mosso in Italia nel 2011 circa 70 mld €. In provincia di Bolzano vengono giocati 1.130 € pro capite (nel 2012 si prevedono 1.300), e ci sono 18 sale dedicate (VLT), oltre a 29 sale dedicate in stand-by. Da registrare é una vera e propria esplosione del giro di affari intorno ai cosiddetti videopoker: nel 2011 esso é stato di 274 milioni circa. Parisi ha quindi ricordato il divieto di accesso ai minori ai videogiochi con vincite in denaro e l’obbligo di diversificazione dei locali. Certe macchine accettano anche banconote da 500 €, “quindi c’é grande facilità di perdere somme cospicue”, ha specificato l’esperto, aggiungendo poi informazioni sul gioco online: nell’aprile 2012, ha riferito, c’é stato un incontro sul tema a Bruxelles, con l’intento di adottare linee guida comuni per tutti gli Stati, a tutela del consumatore e contrasto delle attività illecite. Parisi ha poi messo in guardi dai cosiddetti “totem”, strumenti per aggirare la normativa, in quanto consentono di accedere a premi come ricariche telefoniche od altro: in questo caso, non ci sono regolamenti a tutela dei consumatori, nemmeno dei minori. Una recente sentenza della Corte Europea (Costa-Cifone), ha concluso il relatore, ha stabilito che anche nel settore non vanno messi ostacoli alla concorrenza, e le conseguenze di ciò dovranno essere ben considerate.

Ha quindi preso la parola il direttore del Casinò di Innsbruck Kurt Steger, che ha illustrato le condizioni quadro in Austria, dove vige una apposita legge nazionale in ambito di Monopolio: è lo Stato che cede concessioni ai privati, come la Casinos Austria, Winwin (con le VLT-videolottery) e altre.Il prossimo anno entrerà in vigore una nuova legge, anche per far fronte alle nuove tecnologie: essa prevede 15 concessioni per Casinò (erano 12), e una concessione “poker”. Steger ha chiarito che ci sono disposizioni diverse a seconda dei Länder, e che nell’ambito del poker online ci sono tante situazioni al limite del legale. Per avere le concessioni bisogna avere una buona base finanziaria ma soprattutto mettere in campo provvedimenti per prevenire la dipendenza da gioco. La Casinos Austria, ha agguinto Steger, ha sempre mirato a un ambiente elitario, serio e sicuro, con collaboratori ben qualificati e certificazione ISO: “Su 100 € giocati, 97 tornano ai giocatori”. Nel 2011 sono state 2,3 milioni le visite ai casinò di Casinos Austria: il 70% dei consumatori ha effettuato solo una visita, mentre il gruppo “a rischio”, di visitatori abituali, comprende 14.000 persone: la società interviene nei loro confronti con dei colloqui e anche limitazioni di visite, fino al divieto di ingresso. Per quanto riguarda gli apparecchi VLT, dopo 150 minuti di gioco consecutivo essi si spengono automaticamente, dopo aver trasmesso avvisi al giocatore dopo 60, 90, 120 e 145 minuti: “Abbiamo trasmesso agli operatori il messaggio dell’importanza della prevenzione della dipendenza da gioco e dell’attenzione al riciclaggio, promuoviamo poi incontri e workshop a tema e collaboriamo con sedi di prevenzione e terapia”, ha sottolineato infine Steger.

 

 

In Italia si sta attendendo da anni una normativa sui casinò, ha lamentato Stefano Silvestri, direttore giochi del casinò municipale di Venezia. In Italia il gioco di azzardo é vietato, e gli unici luoghi dove esso é possibile sono i 4 casinò di confine (Venezia, Sanremo, Campione e St. Vincent), lì situati anche per evitare l’espatrio di denaro. In queste località operano società a intera partecipazione pubblica, e le entrate sono equiparate a entrate tributarie. Silvestri, che lavora da 20 anni al casinò di Venezia, ha segnalato la massificazione del fenomeno: si é passati dai giocatori in smoking agli ingressi di massa; tuttavia per i casinò continuano a valere, ai fini dell’antiriciclaggio, vincoli ben precisi, in primis l’identificazione dei clienti e verifiche da parte della GdF. A Venezia si sta valutando la possibilità di passare ai privati il settore del gioco, in quanto l’ampliarsi dell’offerta sul territorio, contestuale alla crisi economica, ha causato un calo delle entrate del 30% dal 2006 al 2011: questo ha un riflesso anche sull’occupazione. I controlli vengono esercitati da società, ente territoriale e Stato, nonché dalle forze dell’ordine, e tramite il riconoscimento dei clienti i casinò possono fornire informazioni agli inquirenti; inoltre, il gioco è altamente controllato. In quanto ai clienti abituali, la loro percentuale è simile a quella rilevata in Austria (3%): su queste persone vengono esercitati controlli specifici, arrivando a lilmitarne gli ingressi, anche su richiesta dei clienti: “E le richieste di autoinibizione sono aumentate”. Anche il Casinò di Venezia, dal 2006, ha avviato degli incontri con esperti del settore, comprese ASL e SERT, per affrontare le ludopatie, tramite corsi al personale, l’istituzione di un gruppo di lavoro campagne specifiche.

Eugenio Bernardi, produttore e distributore nazionale di apparecchi di intrattenimento, ha quindi chiarito il quadro giuridico (TULPS) entro il quale esercita la sua attività, e il fatto che apparecchi e operatori debbano rispondere a regole e certificazioni ben precise. A differenza delle macchine da casinò, che funzionano a random, gli apparecchi da intrattenimento funzionano a ciclo chiuso. In Italia ci sono circa 20 aziende primarie di produzione e distribuzione, e qualche migliaio di aziende più piccole di distribuzione e gestione, con 370.000 “newslot” attive regolari: “Non si tratta di videopoker, che ora sono vietati”, ha segnalato Bernardi, evidenziando come secondo il TAR dell’Umbria con un euro a partita tali macchine non dovrebbero dare luogo a ludopatie. Il relatore si è poi detto d’accordo con la proposta di devolvere una percentuale del ricavato dei giochi alla prevenzione e cura delle ludopatie: “Proibire non serve, bisogna educare”. La percentuale di vincita, ha aggiunto, è stata abbassata di un punto, al 74%, il che imporrá di cambiare tutte le 370.000 macchine. Su 81 mld giocati annualmente, ne sono stati ripagati più di 60, e 4 mld sono andati allo Stato.

Anche Michele Galasso, titolare di una sala giochi e alcune sale dedicate in provincia di Bolzano, ha sottolineato che lo Stato guadagna dalle videolottery: alcuni introiti sono stati impegati in Abruzzo. Egli ha poi sottolineato le regole precise degli ambienti che ospitano videolottery, dotati di impianti a circuito chiuso, antifurto, e omologazione della sala da parte di autoritá statali. In caso di videolottery, che permettono di vincere fino a 500.000 €, è previsto poi anche il riconoscimento del giocatore in caso di vincite sopra ai 1.000 €. È previsto un collegamento telematico delle macchine, che comunicano in tempo reale con i monopoli di Stato. IN provincia di Bolzano ci sono 18 sale, e il blocco di 300 metri da luoghi sensibili crea dei problemi nella possibilità di aprirne delle altre: “La legge é talmente restrittiva che non potremo più aprire delle sale: questo potrà portare a un ritorno all’illegalità, essendo il gioco vecchio come il mondo. Più opportuno sarebbe distinguere i giocatori patologici da quelli che giocano per divertimento, e intervenire sui primi. Noi ci potremmo mettere dei fondi, anche se già paghiamo molto di tasse”. Galasso ha sottolineato infine che le sale giochi, frequentate da persone di ogni tipo, “non sono luoghi di perdizione”, e quindi non vanno ghettizzate: “Chi si avvicina a una sala giochi sa dove entra, chi si avvicina a una bisca clandestina no”.

Arno Kompatscher, presidente del Consiglio dei Comuni, ha quindi portato il punto di vista dei Municipi, sottolineando che molti sindaci sono chiamati ad affrontare questa problematica, e che sono diffusi, anche nei paesi, casi di famiglie che si sfasciano e che a causa della dipendenza da gioco non riescono più a pagare l’affitto. La competenza è distribuita tra Stato, Provincia e Comuni, competenti nella gestione degli esercizi pubblici, ha sottolineato Kompatscher, apprezzando la sentenza della Consulta favorevole alla legge provinciale in quanto mira alla tutela dei giovani. In tutti i Comuni è stato consigliato dal Consiglio dei Comuni di redigere un piano che indichi le zone sensibile, in modo che i gestori di sale gioco sappiano dove possono agire e dove no: “Molti Comuni hanno iniziato a redigere questi piani, quindi é possibile mettere un limite a questa diffusione, e non credo che i divieti portino alla ghettizzazione”. Il Consiglio ha suggerito ai Comuni anche di valutare attentamente le richieste di cambio di destinazione urbanistica, verificando e comunicando con chiarezza la vicinanza a zone sensibili. Negli esercizi alberghieri non c’é bisogno di licenza aggiuntiva per installare macchinari, ha chiarito Kompatscher, ma ora che si sa che la limitazione é conforme alla Costituzione bisognerebbe insistere sulla limitazione agli esercizi alberghieri. I sindaci hanno più volte chiesto di affrontare con più decisione il problema.

La Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vera Nicolussi Leck  ha poi sottolineato poi che molti giovani scoprono il mondo solo attraverso il computer, anche perché c’é un calo di comunicazione anche dentro le famiglie: questo produce desideri che a volte i giovani soddisfano con i videogiochi, dove ottengono successo. Molti giochi per comnputer e giochi online hanno una struttura molto simile a quella dei giochi che permettono di vincere denaro, favorendo il rischio della ludopatia, così come il fatto che si passino sempre più ore sui social network: questo riguarda anche bambini, che non vengono controllati: “Il püasso da questi video giochi alla sala giochi é molto breve, e i giovani che si relazionano solo via web non riesono a interrompere questo circolo”. Per questo, é necessario che bambini, genitori e insegnanti siano sensibilizzati verso l’uso dei media, in modo che i più piccoli vengano accompagnati nelluso di computer e social network: non bisogna lasciarli soli, ma sorvegliarli: “I genitori devono essere educati ai media, ed essere consapevoli dei rischi che ha il computer”. Nicolussi Leck ha quindi sottolineato l’importanza di controllare l’etá dei frequentatori delle sale da gioco, e la necessiTá di vietare la diffusione di queste macchine nei bar e ristoranti, dove esse provocano un rumore con cui i più giovani familiarizzano e crescono. Ha infine invitato a riflettere sul modo per tutelare i bambini e le famiglie.

È stato poi affrontato il tema della prevenzione, con Helmut Zingerle, direttore del centro terapeutico Bad Bachgart, che ha sottolineato come negli ultimi 10 anni siano aumentati moltissimo i pazienti affetti da ludopatia, arrivando agli attuali 40 pazienti. Queste sono le vittime del gioco patologico, insieme alle loro famiglie ma anche al mondo professionale e sociale di cui fanno parte. Secondo studi tedeschi, le ludopatie costano 2,7 mld di dollari, e si arriva a 50 mld di dollari con i costi privati. La dipendenza nasce facilmente, ma si perde a fatica, e spesso solo con trattamenti ripetuti in caso di recidive; essa coinvolge poi anche intere famiglie. Le dipendenze da gioco riguardano una percentuale dallo 0,5 all’1%, cui si aggiunge un 5% di giocatori problematici. Giocatori problematici sono caratterizzati dal fatto che il gioco comanda la loro vita, giocano sempre più spesso, sentono la mancanza del gioco, non lo vivono piú come intrattenimento ma come fuga in una realtà parallela, compensano le perdite giocando di più, mentono sul fatto che giocano, commettono crimini per procurarsi i soldi. Molti dei pazienti di bad Bachgart iniziano ad avere problemi utilizzando le slot machine, e in ogni caso la possibilità di gioco é così diffusa, anche con i gratta e vinci, che rende difficile tutelare i ludopati dalle ricadute. Le vittime della ludopatia sono di tutte le età, ma aumentano gli anziani che abusano delle macchinette che trovano al bar, non in sala giochi. Infine, Zingerle ha sostenuto che “il gioco lecito distribuisce i soldi dei poveri ai ricchi; se non é possibile un divieto ci vorrebbe almeno una limitazione della disponibilità”.

Bettina Meraner, del SERT di Bolzano, ha segnalato casi di ludopati che si giocano lo stipendio non appena lo hanno in mano, e questo con le macchinette a disposizione nei bar o vicino al posto del lavoro, “e quindi senza frequentare casinò”. La dipendenza modifica la struttura cerebrale, con conseguenze inestinguibili: per un giocatore d’azzardo l’astinenza non é possibile, se in ogni angolo c’é la possibilità di giocare, altamente pubblicizzata. Tra i fattori di rischio individuali ci sono dipendenze nelle famiglie di origine, malattie fisiche, altre dipendenze (nicotina, alcol), che originano modifiche cerebrali, momenti di crisi (pensionamento, uscita di casa dai figli, perdita di un caro); c’é anche chi gioca per aumentare il budget famigliare in un periodo di crisi. Ci sono gruppi professionali esposti a maggior rischio, come rappresentanti o persone che gestiscono soldi che non sono loro, ma anche giovani che hanno molta disponibilitá finanziaria. L’isolamento sociale e lo scarso interesse per altre attività sono altri fattori di rischio. Ci sono poi fattori di rischio che nascono dalla società, come l’accettazione del gioco d’azzardo o la diffusa possibilità di giocare. Il numero di persone in cura é raddoppiato negli ultimi tempi, e il trend è in crescita: la dipendenza, che ha conseguenze pesanti sulle famiglie, va curata il prima possibile, e sono frequenti le ricadute. Purtroppo, essa non é così visibile. Meraner ha sottolineato che in Germania nella pubblicitá bisogna indicare il pericolo della dipendenza da gioco, e criticato che l’FC Südtirol sia sponsorizzata da Casinos Austria, come succede anche in altri casi, nonché che le macchine sano ben visibili nei locali, e che il gioco induca ad aumentare costantemente la posta. La dottoressa ha poi segnalato che in Italia, al contrario che altrove, non é possibile autocensurarsi: bisogna quindi valutare se la promozione del gioco é compatibile con l’idea di uno stato sociale.

Cesare Guerreschi, direttore della Societá Italiana di Intervento sulle PAtologie Compulsive (Siipac, nata nel 1999), ha lodato poi il ruolo di avanguardia della provincia nel settore, sottolineando poi che il gioco d’azzardo è una malattia cronica e progressiva, che colpisce per il 70% individui di sesso maschile e spesso non é l’unica dipendenza presente nel malato. I giocatori patologici credono di controllare il gioco ma sono da esso controllati, cercano sensazioni molto forti ed hanno bassa autostima, manifestano sintomi di depressione. Il Gioco d’Azzardo Patologico – GAP é un problema molto complesso correlato a problemi psichici, problemi sociali o di relazione (probolemi economici, violenza domestica) e problemi per la salute fisica, ha segnalato Guerreschi, aggiungendo che l’intervento sui malati deve andare a 360 gradi. L’identikit dl giocatore patologico, formato in circa 10 anni di lavoro e fornito da Guerreschi: 72% di sesso maschile, 41% proveniente dal centro (33% dal nord). In regione, è questa la dimensione economica del GAP: 929 milioni € giocati nel 2011, 670 milioni vinti, 1.075 giocata pro capite regionale (1.083 in Italia). In merito ai costi, quelli diretti (cure, prevenzione, procedimenti legali) ammontano, secondo Guerreschi, a 18.000 €, quelli indiretti (assenteismo, calo produttivitá, disoccupazione) a 20.000 € circa: ogni giocatore patologico costa alla società 38.000 €. Guerreschii ha quindi sollecitato a sfruttare le competenze dei bravissimi specialisti esistenti in Alto Adige, ha chiarito che la cura del GAP, ha chiarito poi, dura in media 12 mesi, può richiedere il ricovero in comunitá ed é coadiuvata da supporto farmacologico, necessita di severo tutoraggio, prevede la frequenza di gruppi di mutuo autoaiuto, di terapia individuale e famigliare. Egli ha invitato a prendere in considerazione il metodo di trattamento sviluppato dal Siipac, lamentando di aver fatto numerosissimi interventi di formazione, “ma nessuno in Alto Adige”, e segnalando che da tempo la Provincia non ha più rinnovato la convenzione con la sua associazione, ma lui sarebbe pronto a intraprendere di nuovo una collaborazione a livello pubblico. I giochi più rischiosi, ha aggiunto, sono slot machines e gratta e vinci, e vanno individuati servizi competenti per i trattamenti.

Christa Ladurner (Forum prevenzione dipendenze) ha segnalato la difusione della dipendenza da gioco negli ultimi anni corrispondente alla diffusione e al facile accesso ai giochi, alla pubblicità molto presente e alla possibilitá di giocare in internet. La popolazione andrebbe informata di più di queste patologie, anche via web con un’apposita pagina Internet, e c’é bisogno anche della possibilità di autocensurarsi. Ladurner ha criticato il fatto che anche un quattordicenne possa acquistare un gratta e vinci, senza controlli, e invitato a formare i genitori perché possano riconoscere eventuali problemi nei figli. Ha quindi lodato la disponibilità di mettere a disposizione della prevenzione l’1,5% degli introiti del settore, e ritenuto importante limitare la pubblicità del gioco. Ha quindi segnalato l’intenzione di sviluppare in rete un lavoro di ricerca per raccogliere dati che oggi ancora mancano, e promuovere l’autoresponsabilità e l’informazione, “perché non si può vietare tutto”. Ladurner si é augurata quindi una legge che preveda queste cose.

Infine, è intervenuta Petra Piller, della Consulenza debitori della Caritas, che dal 2000, gratuitamente, ha aiutato più di 12.000 famiglie monoreddito o con reddito minimo, in crisi anche per dipendenza da gioco. Coloro che chiedono una consulenza guadagnano al 70% meno di 1.000 €, e per il 40% hanno solo la licenza media.  La dipendenza da gioco é visibile e in aumento negli ultimi tempi, anche se molti utenti non ammettono di essersi indebitati a causa del gioco, e sono reticenti a servirsi della consulenza debitori anche se hanno gravi problemi. Queste persone perdono la consapevolezza del valore dei soldi, considerati solo un mezzo per giocare, e sono capaci di giocarsi tutto lo stipendio in poche ore, anche nella speranza di fare una grande vincita: a questo scopo, contraggono debiti con parenti e amici. Piller é testimone anche di situazioni prive di speranza, alle quali non sono applicabili piani di risanamento dei debiti. In ogni caso, la consulenza debiti fornisce indicazioni utili anche a parenti e famigliari, fornendo indicazioni per appianare i debiti.

 

Le domande dei componenti della commissione

 

Al termine degli interventi, Baumgartner ha ringraziato i relatori, informando che sono state presentate 7 mozioni sulla ludopatia, da parte di diversi gruppi consiliari, e che ci sono 3 disegni di legge sull’argomento, che sarà pertanto trattato intensamente nei prossimi mesi. Ha lasciato quindi la parola ai consiglieri.

Pichler Rolle (SVP) ha fatto riferimento ai 2 milioni di euro giocati al giorno in Alto Adige, chiedendo qual é la percentuale di denaro che ritorna, informazioni sulle possibilità di autosospensione dal gioco. Ha chiesto poi come vengono utilizzati i soldi destinati a interventi nel settore. Urzì (FLI) ha chiesto informazioni sui margini giuridici di intervento da parte della Provincia autonoma e sulla possibilità di coordinare gli interventi di diversi soggetti nell’ambito di prevenzione e cura, con la creazione eventuale di un centro unico di intervento. Heiss (Gruppo Verde) ha chiesto se sarebbe opportuna una legge organica dedicata non solo alle concessioni ma anche a questioni di base come prevenzione e repressione, analogamente alla legge sul fumo.

Markart ha risposto che la Provincia può giocare ancora poco sulle distanze minime delle sale da gioco, ma se si arriva a un punto di impedire l’apertura degli esercizi di potrebbero avere dei problemi, stante anche l’intervento dell’Unione Europea in merito, a tutela della concorrenza. Ha aggiunto che una legge organica sul settore é un po’ difficile. Ora sarà applicato il limite dei 300 metri e si valuterà come gestire i vari ricorsi: “È una prova, staremo a vedere”.  Parisi ha segnalato che i 70 mld raccolti con il gioco riguardano tutti gli ambiti del gioco, e che le macchine restituiscono per legge il 75% del giocato ai giocatori. Per le VLT la restituzione è dell’85%. In futuro, ha aggiunto, il settore si estenderà ai telefonini, quindi é importantissimo il lavoro di prevenzione a scuola e verso i minori, come sottolineato da Nicolussi Leck. Steger ha segnalato che le 14.000 persone che hanno problemi con il gioco sono coloro che fanno circa 60 visite l’anno al casinò, e che il 90% dei visitatori italiani (su 45.000 visite) sono altoatesini, con un calo negli ultimi tempi. Silvestri ha aggiunto che le richieste di autoinibizione e di inibizione da parte dei famigliari sono in aumento negli ultimi anni. Ladurner ha chiesto di non puntare solo sulla prevenzione, ritenendo assolutamente necessarai la regolamentazione, per esempio nel settore dei telefonini; destinare un 1,5% degli introiti alla prevenzione e cura é poco, ha aggiunto, considerato il giro di affari del settore. Servizio pubblico e servizi privati convenzionati, ha aggiunto rispondendo a Pichler Rolle, hanno già un’idea di come utilizzare i fondi che saranno messi a disposizione, per esempio aumentando la consulenza: peró i soldi non arriveranno prima del 2013. Zingerle ha confermato che é stata costituita una rete a scopo di prevenzione, trattamento e terapia, e sottolineato di promuovere anche la ricerca, e la raccolta di dati locali. La tutela dei giocatori andrebbe meglio ancorata a livello legale. Nicolussi Leck ha infine chiesto di regolamentare al meglio il settore proprio allo scopo di tutelare i giovani, che crescono con i computer.

“La tematica è complessa”, ha concluso Baumgartner, “ma con questa audizione abbiamo raccolto dati molto importanti per affrontarla”.

 

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