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Binetti (Sc): “Contrastare il gioco d’azzardo per tutelare i soggetti affetti da Gap”

In: Politica

18 febbraio 2014 - 10:08


binettin

(Jamma) Si stanno moltiplicando nelle città una serie di apparecchi, i cosiddetti Totem, che puntano lentamente ma aggressivamente a scalzare le slot-machine. Si tratta di veri computer dai quali ci si può collegare a decine di piattaforme di gioco online, molte delle quali residenti in paradisi fiscali e non autorizzati dalle autorità italiane. E’ quanto ha dichiarato l’onorevole Paola Binetti (Sc) nel presentare una interrogazione al Ministero della Salute per chiedere di intensificare un’effettiva azione di contrasto al gioco d’azzardo per prevenirne gli effetti negativi sul piano personale, familiare e sociale, e garantire una effettiva presa in carico di pazienti affetti da grave dipendenza dal gioco d’azzardo.

“Secondo stime dei gestori del gioco legale – ha detto la Binetti – i «punti di raccolta» sarebbero almeno 4mila. Con il caso limite della Puglia, dove a fronte di 700 centri scommesse legali se ne contano 750 non autorizzati. Non è ancora chiaro se siano legali o illegali, perché manca un pronunciamento definitivo chiaro, ma intanto centinaia di milioni di euro continuano a sfuggire all’erario. L’equivoco è possibile anche sulla base di una sentenza della Corte di cassazione, in cui i magistrati sentenziarono che non commette reato chi installa in un locale pubblico un «totem», se ci si limita a mettere a disposizione del cliente l’apparecchiatura tecnologica, «senza alcun intervento sull’utilizzazione dei terminali da parte dei giocatori medesimi, i quali effettuano le giocate in piena autonomia»; la normativa sulle concessioni per il gioco d’azzardo, infatti, riguarda «l’organizzazione, l’esercizio e raccolta a distanza di giochi», per cui se il barista o il tabaccaio riescono a dimostrare di essersi limitati a mettere a disposizione del potenziale giocatore solo l’apparecchiatura, senza aver pianificato una vera e propria organizzazione per giocare online, in linea teorica non commettono alcun reato; neppure se poi attraverso i noleggiatori degli apparecchi barista o tabaccaio, per citare solo qualcuno, ricevono una possibile percentuale sulle giocate;  l’aspetto ancora più ambiguo di questa procedura è che si tratta di una operazione completamente esentasse. Meno di una settimana fa 24 sale per la raccolta di scommesse sportive non in regola con la normativa, sono state chiuse tra Roma e Ostia nel corso di una operazione della Polizia di Stato e della Guardia di finanza. I titolari, in questo caso, avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione, superando il sottile e ambiguo confine indicato dalla normativa; polizia e Guardia di finanza sono stati allertati da numerose segnalazioni arrivate da parte di familiari di adulti e minorenni che lamentavano non solo l’entità delle perdite economiche, ma anche la caduta dei loro parenti nelle maglie del gioco compulsivo. In altri termini mostravano tutti i segni di una vera e propria dipendenza dal gioco d’azzardo; le verifiche effettuate dalle forze dell’ordine servivano anche per documentare la presenza di eventuali soggetti legati alla criminalità organizzata, che attraverso prestanome, avrebbero potuto infiltrarsi nella gestione di tali attività per riciclare denaro; alcuni proprietari dei centri di raccolta sono risultati essere vicini a famiglie malavitose del litorale;
in particolare, le attività di accertamento si sono concentrate sulla verifica delle concessioni governative e delle autorizzazioni di polizia nonché sul monitoraggio dei frequentatori; i gestori, a fronte dei rilievi mossi, si sono giustificati sostenendo di operare grazie alle norme sulla libera concorrenza garantita dal diritto comunitario. In realtà la Corte di giustizia dell’Unione europea, ha invece sancito che la normativa italiana in materia di giochi e scommesse non è in contrasto con il diritto dell’Unione europea.

Per non incorrere in eventuali rischi – ha concluso la deputata centrista – i noleggiatori che promuovono i «totem» tendono a parcellizzare l’offerta, limitando i rischi per i gestori e di fatto colonizzando il territorio; ovviamente i concessionari ufficiali, che hanno pagato per ottenere la licenza dai Monopoli di Stato e garantiscono un ritorno all’erario, per quanto inadeguato rispetto all’effettivo volume d’affari, denunciano questa concorrenza sleale e dannosa per i cittadini in generale e per il Ministero dell’economia e delle finanze in concreto”.

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