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Binetti (NDC -UDC ) : “Il Governo faccia chiarezza su imposta 500 mln. Una norma destabilizzante che creerà forme di dipendenza ancora più gravi”

In: Politica

16 gennaio 2015 - 20:30


binetti 23

(Jamma) “Il nuovo comma 650 ( della legge di Stabilità ndr) demanda a decreti ministeriali l’adozione di misure di sostegno dell’offerta di gioco. Noi siamo in grande attesa di questi decreti, perché è evidente che senza una serie di decreti attuativi, qualunque disegno di legge resta un po’ confinato nell’area delle belle promesse e dei buoni propositi” . E’ quanto dichiarato dal’onorevole Paola Binetti alla Camera nel corso della presentazione di una mozione per il contrasto al gioco d’azzardo . L’onorevole, da sempre in prima linea contro la diffusione del gioco d’azzardo, esprime forti dubbi sulla norma che introduce una addizione di 500 mln a carico dei concessionari di rete ( ma che andrà a ricadere inevitabilmente sulle imprese di gestione). Paola Binetti ha sollecitato il Sottosegretario Baretta a fare chiarezza e ad intervenire sulla norma che potrebbe avere effetti gravi sul fenomeno della dipendenza da gioco.
“Quello che ci interessa- ha aggiunto la deputata- è che sempre il comma 649 della legge appare a molti degli operatori del settore in contrasto con l’articolo 14 del decreto di delega fiscale.
Questa sorta di complessità per cui le leggi, attraverso rimandi reciproci, aprono però la strada all’interpretazione, che può risultare un’interpretazione particolarmente riduttiva da parte delle persone che sono interessate a questo fenomeno, ha creato per tutti noi grandi preoccupazioni.

  Infatti sembrava – dico: sembrava – che vi fosse una sorta di normalizzazione di coloro che gestiscono i CTD, cioè i centri di trasmissione dati, che sono quelli che in realtà fanno una raccolta di gioco attraverso i canali internazionali cioè attraverso l’estero e che quindi si trovano a non pagare tasse neanche nel territorio nazionale ma anche a restare come interlocutori sufficientemente misteriosi per il soggetto che gioca proprio per la loro dislocazione all’estero. Questo punto che avrebbe dovuto rappresentare uno degli elementi davvero innovativi, se vogliamo discutibile, attraverso questa sorta di normalizzazione, in realtà viene impugnato dagli operatori del settore i quali ritengono di non poter essere considerati nella filiera di gioco cosiddetto illegale o paralegale ma di essere in realtà inseriti direttamente in quella che è la filiera del gioco legale.
Questo fa riferimento ad una norma che ancora risale al famoso decreto Bersani, quindi alla XV Legislatura, in cui questo punto non è mai stato sufficientemente chiarito. Quindi una delle istanze più importanti che noi chiediamo rispetto alla normativa del gioco è di fare chiarezza proprio per evitare che l’ambiguità in realtà faccia il gioco del più furbo, faccia il gioco del più forte e, quindi, invece di rappresentare, come dire, una sorta di gettito positivo da cui poter ricavare semmai fondi per quelli che sono gli obiettivi della fiscalità generale, creano soltanto quella che noi chiamiamo l’induzione alla patologia cioè creano soltanto la peggiore delle prospettive che ci si potrebbe presentare cioè una motivazione a giocare da cui, nonostante questa sorta di schizofrenia di Stato come noi la consideriamo per cui aumenta costantemente e continuamente questo offerta dietro la speranza che da questo si possa ricavare gettito fiscale, in realtà noi abbiamo un aumento dell’offerta senza nemmeno avere l’aumento del gettito fiscale. Credo che questo rappresenti non soltanto un’indicazione per la prossima delega fiscale, di cui siamo tutti in attesa, ma anche rispetto alla rivalutazione nei decreti attuativi di una precisazione tale da mettere in condizione perlomeno di capire se è stato fatto un regalo a questi concessionari e, quindi, di fatto loro non pagheranno questa sorta di tassazione del valore della sanatoria e, quindi, gli sia offerta semplicemente un’opportunità di maggiore e ulteriore visibilità o se effettivamente l’interpretazione che loro ne danno è un’interpretazione del tipo «Cicero pro domo sua» per cui a questo punto, invece, dovrebbe essere abbastanza chiaro che sono sollecitati a muoversi all’interno di un sistema al quale sottostanno diciamo (tra virgolette) tutti i concessionari italiani.
La norma, infatti, oltre a stabilire il principio che tutti i soggetti della filiera debbono contribuire al reperimento della somma indicata, non chiarisce quanti siano e chi siano questi soggetti. Sarebbe stato sufficiente identificarli facendo riferimento al decreto istitutivo del cosiddetto Ries, il registro dei soggetti abilitati. L’importo di 500 milioni di euro appare come una prestazione patrimoniale obbligatoria, imposta a soggetti sufficientemente identificati se si fa questo sforzo di precisare, utilizzando uno strumento di cui già disponiamo, il registro dei soggetti abilitati. Tuttavia sono sufficientemente identificabili ma non sufficientemente identificati da rendere oggettiva la possibilità del prelievo.

Pertanto la nuova imposta obbliga i concessionari a versare in aggiunta a quanto versato allo Stato ordinariamente, a titolo di imposta ed altri oneri dovuti a legislazione vigente e sulla base delle convenzioni di concessione, di ulteriori 500 milioni di euro. La ripartizione tra i concessionari dovrebbe essere proporzionale. Questo è un altro aspetto su cui mi interessa di richiamare l’attenzione, in modo particolare l’attenzione del Governo che so sicuramente sensibile a questi aspetti, perché in realtà, dietro a una norma che apparentemente ha soltanto carattere di natura economico-fiscale, in realtà, finisce col creare delle forme di dipendenza ancora più gravi e, dal punto di vista della destabilizzazione delle famiglie ancora più insidiose. Infatti la ripartizione tra i concessionari dovrebbe essere proporzionale al volume di affari e quindi agli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, letterea) e b), del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) gestiti nell’esercizio che si chiude con il 31 dicembre 2014. I 500 milioni di euro riguardano sia il comma 6, lettera a) (new slot), che il comma 6, lettera b) (videolottery). Dal comma 6, lettera a), ogni anno i concessionari percepiscono lo 0,5 per cento di ritorno come deposito cauzionale pari a circa 220 milioni di euro.
Si veda il decreto direttoriale n. 21213 del 12 marzo 2014, «Individuazione dei criteri e delle modalità di restituzione ai concessionari della rete telematica per la gestione degli apparecchi da divertimento ed intrattenimento del deposito cauzionale versato dai medesimi».
Secondo il legislatore con la delega fiscale degli aggi e dei compensi spettanti ai concessionari e agli altri operatori di filiera non esisterà categoria di apparecchi a vincita esclusa dall’obbligo di contribuire alla nuova imposta. Qual è il rischio ? Il rischio è che, dal momento che un apparecchio di tipo AWP che rende mille euro al giorno – è un’ipotesi, mille euro al giorno – viene tassato esattamente come un altro apparecchio che, invece, ne incassa cento, i concessionari scelgano di installare gli apparecchi a più alto reddito. Ma in questo modo cresce anche il rischio di indurre in forma ancora più grave una patologia come il gioco d’azzardo patologico, perché si dismetterebbero gli apparecchi che rendono meno, ma garantiscono un intrattenimento meno pericoloso e, invece, si potenzierebbe l’installazione di apparecchi che dal punto di divisa del concessionario sono apparecchi a più alto reddito. Come naturale conseguenza, si innalzerà il livello di malessere sociale derivante dal gioco d’azzardo patologico e la leva fiscale, che avrebbe dovuto contenere il fenomeno negativo delle slot machine, potrebbe ottenere un risultato contrario a ciò che ci si prefiggeva di ottenere. Alla potenziale riduzione del gettito fiscale, si sommerebbe, quindi, la riduzione del numero dei soggetti che lavorano nel comparto del gioco.
Quindi, noi avremo tre effetti: il primo è che di fatto non assistiamo a un vero aumento di gettito fiscale; il secondo è che il cambio da apparecchi che rendono di meno ad apparecchi che rendono di più effettivamente riduce il numero degli apparecchi e, quindi, riduce anche il numero delle persone che lavorano in questo campo, ma, terza cosa, aumenta il rischio del giocatore. perché in questo modo il giocatore, non solo aumenta il grado di dipendenza, ma anche aumenta il rischio che questa dipendenza diventi veramente l’esemplare sfascio di quella famiglia esposta a una sorta di impoverimento molto più veloce, molto più rapido, con conseguenze questa volta sì molto più pericolose, di consegna al mondo dell’usura, di consegna a quella che è quella macchina infernale di coloro che ti prestano soldi per giocare. È di oggi la notizia che è stata scoperta un’ulteriore, come dire, chiamiamola aggregazione criminale che si incaricava esclusivamente di prestare soldi ai giocatori con sintomi di dipendenza, con la certezza che questi soldi, probabilmente, nella stessa misura in cui venivano prestati sarebbero stati restituiti con un incremento di tutti quelli che sono gli interessi legati a questo e con una situazione veramente drammatica da parte del giocatore.
Altro aspetto problematico della legge che abbiamo appena approvato è il trattamento riservato al mercato parallelo della distribuzione del gioco al quale è stata, appunto, offerta una sanatoria a condizioni agevolate, è quello di cui dicevo prima parlando dei centri di trasmissione dati che costituiscono una sorta di rete parallela al sistema concessorio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Stato. È un fenomeno che negli anni ha raggiunto proporzioni enormi, soprattutto proporzioni scarsamente controllabili. Sappiamo che ci sono, sappiamo che crescono continuamente, sappiamo che il loro gettito, perlomeno per quelli che ci sono impegnati, è di sicura soddisfazione sotto il profilo economico, però non riusciamo a venire a capo di tutta la complessa rete di raccolta di questa proposta di gioco, di mancata restituzione ai giocatori e, soprattutto, insisto, di obiettivi praticamente fallimentari per quello che riguarda poi anche gli obiettivi che lo Stato da questo punto di vista si propone.
Tra l’altro, un altro dei rischi di questo canale parallelo è che tra questi soggetti, che in questo momento, giocando sull’ambiguità del fatto che loro rientrano nel canale legale oppure che si muovono ai limiti di quello che è il canale paralegale – pensate che nessuno di loro vuole usare e nemmeno lo Stato usa, nei loro confronti, il termine «illegale», ma ha coniato questo eufemismo linguistico del «paralegale» – potrebbero chiedere di essere legittimati anche una serie di bookmaker che non sono loro stessi così limpidi e così innocenti nel loro curriculum.”

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