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Baretta ( Mef) su riordino settore giochi: “Tutte le ipotesi su strumento legislativo ancora aperte. Spetta al CDM decidere”

In: Politica

13 ottobre 2015 - 14:22


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(Jamma) Nessuna decisione è stata ancora presa circa lo strumento attraverso il quale introdurre misure di riordino del settore del gioco d’azzardo. E’ in sostanza quanto ha ribadito il sottosegretario al Mef Pierpaolo Baretta in audizione oggi in Commissione Finanze della Camera per parlare di giochi. Baretta ha precisato che il contributo della Commissione è fondamentale ma che tutte le ipotesi sono aperte, compresa la possibilità di raprire la Delega accantonata nel giugno scorso.

 

“Dopo una lunga riflessione sono arrivato alla conclusione che è necessario il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione commerciale”. Ha aggiunto Pier Paolo Baretta definendo l’ipotesi di un divieto della pubblicità nel settore giochi una “decisione impegnativa”. Il sottosegretario annuncia che la sanzione amministrativa ammonterebbe a 100mila euro.

 

“Per quel che riguarda la questione dei minori effettivamente nel testo che abbiamo predisposto il gestore ha anche l’incarico di accertare l’età attraverso la richiesta di documenti, la responsabilizzazione del gestore è il primo passo, quando si arriverà alla  trasformazione delle attuali awp in remoto sarà molto più facile un’identificazione a priori, ma in questo interregno di due anni diamo responsabilità all’esercente, salvo sanzioni, di verificare l’età. Ci sono state fatte obiezioni tecniche che non stanno in piedi. Si può benissimo fare in modo che per l’accesso alla macchina da gioco si passi da un interruttore attivato dal barista, a cui devo chiedere di giocare, nel dubbio si può cosi chiedere l’età. Tutto questo va completato, poi, con una gestione da remoto. La quesitone della tessera va discussa perchè ha problemi di privacy. In ogni caso la tessera del giocatore può essere una soluzione che risolve alcuni problemi di accesso.

 

Sui poteri dei sindaci il tentativo che stiamo facendo è di trovare un’intesa, in assenza di un piano regolatorio nazionale i sindaci hanno deciso ciò che ritenevano più opportuno, ma questo fatto non mi esime dal dire che serve un piano regolatorio nazionale. La linea del governo ispirata all’articolo 14 della delega fiscale non è né pro gioco a piori né contro gioco a priori, è in in un punto di equilibrio. Se abbiamo singoli comuni che decidono di loro autonomia di vietare gioco in quel territorio questo non corrisponde alla nostra linea generale. Non vogliamo quartieri a luci rosse del gioco. Possiamo lasciare autonomia locale ma ci deve esser un quadro di equilibrio complessivo.

 

Sulla pubblicità ho detto che ero preoccupato dalle conseguenze in ambito europeo, cosa che permane, ma ho anche detto che dopo una lunga riflessione sono arrivato alla conclusione che tra i rischi quello maggiore è lasciare le cose come stanno e ho proposto al governo di prendere una decisione coraggiosa. Sul Preu ho sostenuto che un intervento non comprensivo dei 500 milioni significherebbe l’appesantimento del quadro fiscale che ci porterebbe a passare al margine. Su buco normativo alla fine abbiamo fatto tutto confluire sull’ipotesi di una delega complessiva, dove l’aspetto dei minori è risolto in maniera drastica”.

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