Il gioco d’azzardo si conferma una delle emergenze più insidiose nel panorama delle dipendenze in Emilia-Romagna. Negli ultimi due anni il numero di persone che si sono rivolte ai servizi sanitari regionali perché affette da ludopatia è raddoppiato, passando da 718 a 1.462 casi. Un dato che, emerso nel corso della Commissione Sanità presieduta da Giancarlo Muzzarelli, fotografa un fenomeno in rapida crescita e sempre più intrecciato con le trasformazioni sociali e digitali.
Il quadro complessivo restituisce dimensioni ancora più ampie: ogni anno sono circa 27mila le persone seguite dai servizi per le dipendenze patologiche in regione. Se la maggioranza resta legata all’uso di sostanze – con il 56% dei casi riferito a droghe e il 36% all’alcol – il gioco d’azzardo rappresenta ormai una componente stabile e in espansione, arrivando al 5% dei percorsi di cura. A questi si affianca una nuova area critica, quella delle dipendenze digitali e del cosiddetto “gaming disorder”, in crescita soprattutto tra i più giovani.
Durante la seduta, gli assessori regionali Isabella Conti (Welfare) e Massimo Fabi (Sanità) hanno tracciato le linee di intervento future, a partire dagli esiti della Conferenza regionale sulle dipendenze tenutasi a Bologna. L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare la presa in carico dei pazienti e aggiornare gli strumenti di prevenzione, in un contesto in cui le forme di dipendenza cambiano rapidamente.
Muzzarelli ha posto l’accento sulla necessità di intensificare gli sforzi, collegando il tema anche alla sicurezza: una quota significativa della popolazione carceraria, circa il 30%, è detenuta per reati legati alle dipendenze. Un elemento che, indirettamente, richiama anche il ruolo del gioco d’azzardo come possibile fattore di vulnerabilità economica e sociale.
Sul fronte politico, il dibattito si è acceso proprio attorno alle strategie da adottare. Dal centrosinistra è arrivata una difesa dell’impostazione regionale, orientata alla prevenzione e all’integrazione tra sociale e sanitario. Alice Parma (Pd) ha sottolineato come “la repressione non aiuta a risolvere i problemi”, indicando nella costruzione di un “patto di comunità” la strada per affrontare fenomeni complessi come la ludopatia. Sulla stessa linea Maria Costi e Maria Laura Arduini, che hanno insistito sul ruolo delle politiche educative e sulla centralità degli interventi preventivi, soprattutto tra i giovani.
Diverso l’approccio del centrodestra. Nicola Marcello (Fratelli d’Italia) ha evidenziato la necessità di aggiornare la formazione degli operatori e di collegare le politiche regionali a un piano nazionale più strutturato, mentre altre voci hanno richiamato l’urgenza di rafforzare gli strumenti operativi per fronteggiare un fenomeno ritenuto ancora sottostimato.
In mezzo, posizioni trasversali che mettono in luce la complessità del problema. Paolo Burani (Avs) ha spostato l’attenzione sui comportamenti e sull’impatto dei dispositivi digitali, mentre Lorenzo Casadei (M5S) ha ricordato il peso sociale ed economico delle dipendenze, sottolineando come i servizi stiano cercando di adattarsi a un contesto in continua evoluzione.
Il dato sul raddoppio dei casi legati al gioco d’azzardo resta però il segnale più evidente di un cambiamento in atto. Non si tratta più di una dipendenza marginale, ma di un fenomeno che cresce insieme alle nuove forme di consumo e alle fragilità sociali, imponendo alla politica e al sistema sanitario una riflessione sempre più urgente su strumenti, regole e modelli di intervento.







