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Anche l’Italia dei Valori in soccorso dell’ippica

In: Politica

23 febbraio 2012 - 15:37


ippica

(Jamma) Un ordine del giorno a sostegno del settore ippico arriva anche dagli onorevoli Di Stanislao, Di Giuseppe, Messina, Rota dell’Italia dei Valori che hanno chiesto un maggiore impegno del governo e l’adozione di opportune iniziative normative per una riforma organica del settore ippico.

“Premesso che: l’articolo 29 comma 12-bis del provvedimento in esame, modifica dal 1°marzo 2012 il termine di pagamento dell’imposta unica sulle scommesse ippiche e sulle scommesse su eventi diversi dalle corse dei cavalli che attualmente viene versata il mese successivo a quello di riferimento. Vengono previsti – si legge nell’ODG – 4 versamenti (31 agosto, 30 novembre, 20 dicembre, 31 gennaio – relativamente al solo mese di dicembre); non risulta nessuna riduzione del gettito di competenza (circa 370 milioni) ma solo oneri finanziari pari a 4 milioni per il 2012. La copertura è a spese del

Fondo per interventi strutturali di politica economica, il grande fondo istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze; il settore ippico sta vivendo una fase di crisi, caratterizzata da aspetti tra

loro diversificati e spesso contrastanti, che tuttavia, avendo ciascuno una specifica valenza non solo economica ma anche sociale, devono essere affrontati in modo approfondito e con l’attenzione che meritano. In particolare, la crisi del settore dell’ippica, con la conseguente chiusura di

numerosi ippodromi presenti sul territorio italiano, sta mettendo a rischio il futuro di 50.000 addetti ai lavori e di circa 15.000 cavalli; sono note le criticità strutturali, gestionali e finanziarie dell’ex UNIRE

(Unione nazionale incremento razze equine), oggi trasformato in Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), la quale ormai destina a corse, allevamento e gestione degli ippodromi sempre meno risorse; l’Unione nazionale incremento razze equine (UNIRE), istituita con regio decreto 24 maggio 1932, n. 624, è interessata ormai da tempo da una grave crisi finanziaria ed organizzativa;

le condizioni di profonda difficoltà del settore ippico vengono ormai da lontano, almeno da quando lo Stato, con il decreto del Presidente della Repubblica n. 168 del 1998 in attuazione della legge

23 dicembre 1996 n. 662, ha trasferito dall’UNIRE al Ministero dell’economia e delle finanze la gestione delle scommesse sulle corse dei cavalli senza la tutela e gli investimenti che sarebbero stati necessari per evitare la riduzione degli spettatori negli ippodromi e dei volumi di gioco come invece è avvenuto in altri Paesi; il settore risente ormai da tempo di una carenza di direzione tecnica ed amministrativa sempre più critica aggravata dall’inadeguatezza dell’UNIRE ora ASSI con la legge del 15 luglio 2011, n. 111; nel 2008, a fronte del forte calo delle entrate da scommesse, il settore ippico ha ottenuto dallo Stato un finanziamento pari a 150 milioni di euro; considerato che: in questi giorni vi sono state preoccupazioni e proteste su un doppio fronte, relativo, da una parte, alla protezione degli animali e, dall’altra, alla tutela dei lavoratori; diverse associazioni animaliste hanno espresso il proprio parere sui possibili futuri sviluppi della situazione tenendo presenti differenti ambiti e prospettive, tra cui il pericolo di infiltrazione della criminalità nell’organizzazione di corse clandestine, i rischi per la salute derivanti dalla commercializzazione di carne proveniente da cavalli allevati per essere destinati a pratiche sportive e non al macello e la necessità di proteggere i cavalli dal rischio di strumentalizzazione da parte del settore ippico; secondo i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale zoomafia della Lega anti vivisezione (LAV), il giro d’affari che ruota attorno a corse clandestine e truffe all’interno del settore ippico raggiunge annualmente la cospicua somma di 1 miliardo di euro, cifra derivante da affari criminosi che hanno portato a migliaia di sequestri di cavalli e denunce nel corso dell’ultimo decennio; considerato altresì che: la Corte di giustizia della Comunità europea, con sentenza del 13 settembre 2007, facendo seguito al ricorso della Commissione europea, relativamente al fatto che l’Italia aveva rinnovato 329 concessioni per l’esercizio delle scommesse ippiche senza previa gara d’appalto, venendo così meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato CE, ha sancito la violazione, da parte del nostro Paese, del principio generale di trasparenza nonché dell’obbligo di garantire un adeguato livello di pubblicità; ciò impone all’Italia di rivedere le modalità per l’attribuzione dei diritti per l’apertura di punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione e la gestione delle scommesse ippiche, nel pieno rispetto della sentenza suindicata; i giochi pubblici su base ippica riguardano un settore, quale appunto quello delle corse dei cavalli, in cui purtroppo è abbastanza diffuso il ricorso illegale a sostanze dopanti somministrate agli animali, per aumentarne il rendimento e le prestazioni in gara; fenomeno forse ancora sottostimato e che necessita invece di una più capillare e costante azione di contrasto e di prevenzione, impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative normative per una riforma organica del settore ippico, anche prevedendo una diversa ripartizione della posta di gioco delle scommesse ippiche, nonché mettendo in atto un intervento sostanziale, fermo restando il mantenimento dei livelli occupazionali presso altre amministrazioni, volto a prevedere la soppressione dell’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico – ex UNIRE, facendo subentrare nei rispettivi compiti ed attribuzioni il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell’economia e delle finanze.

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