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Alla Camera prende il via l’indagine conoscitiva sugli aspetti sociali e sanitari della dipendenza dal gioco. (Tutti gli interventi)

In: Politica

1 marzo 2012 - 12:04


montecito

(Jamma) E’ in corso presso la Commissione Affari Sociali della Camera l’indagine conoscitiva sugli aspetti sociali e sanitari della dipendenza dal gioco d’azzardo. Alla riunione partecipano i rappresentanti del Gruppo Abele, dell’Associazione Libera, della Caritas italiana, del CNCA-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, del Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo (CO.NA.GGA) e dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Le associazioni sono concordi nel sostenere che il fenomeno delle dipendenze sia per gran parte sommerso, nel 70% dei casi il primo aiuto che chiedono i giocatori patologici riguarda sempre problemi, in primo luogo l’eccessivo indebitamento, se non il ricorso all’usura. Il gioco al contrario viene visto come una risorsa, come un’opportunità di riscatto, e solo dopo tempo i giocatori riescono a ammettere il problema. I dati ufficiali – evidenziano le associazioni – mostrano una forchetta ampia della diffusione del problema: i giocatori patologici variano dallo 0,7% al 3%; quelli problematici possono arrivare anche al 20% della popolazione adulta; mentre l’80% della popolazione gioca. Proprio per questo alcune associazioni chiedono venga effettuato uno studio per monitorare il fenomeno; ma anche che divengano obbligatorie le avvertenze sui problemi legati al gioco, come avviene per il fumo; e ancora che si inserisca la dipendenza da gioco nei trattamenti minimi di assistenza sanitaria. Altre associazioni invece chiedono si investa maggiormente nella prevenzione del problema, nell’educazione dei giocatori.

 

“Il gioco è sempre più veloce. Dalle forme tradizionali di gioco – come ad esempio il Totocalcio che era legato al calendario sportivo – i giocatori sono passati a giochi in cui la vincita è immediata”. E’ quanto ha detto Daniele Poto – che per l’associazione Libera ha curato lo studio “Azzardopoli” – nel corso dell’audizione sulle ludopatie in corso presso la commissione Politiche Comunitarie. Poto ha quindi evidenziato la “forte partecipazione dei clan mafiosi nel mercato dei giochi. Sono 41 i clan attivi, in gran parte attratti dalle possibilità di riciclaggio che il settore offre. Si stima che per ogni euro guadagnato dallo Stato, le mafie ne incassino 7-8, questo porta a calcolare un volume d’affari di 140 miliardi di euro l’anno. Se si smantellasse questo fenomeno, si risparmierebbero molte manovre”. Secondo Poto manca poi una precisa strategia statuale, “Nel 2011 il gettito sul settore è stato di circa 8 miliardi, lo stesso di 4-5 anni fa, quando il mercato era molto inferiore”. Ancora, Poto ha criticato il Dl Abruzzo: “lega la ricostruzione delle case a quanto gli italiani giocheranno, senza preoccuparsi delle conseguenze etiche”. Infine Poto ha evidenziato che “gli italiani spendono 1.200 l’anno nei giochi, considerando lo stipendio medio di 1.400 euro al mese, l’8-9% dello stipendio viene speso in gioco”.

 

 

Duro attacco di Matteo Iori del Conagga contro la pubblicità del gioco nel corso dell’audizione sulle ludopatie che si sta svolgendo in commissione Politiche Comunitarie della Camera. “Ci sono casi in cui delle persone – spesso anziane – ricevono schedine preciompilate di alcuni giochi nella cassetta delle lettere”. Iori ha criticato in particolare alcune campagne come quelle dei Gratta e Vinci, del SuperEnalotto e del WinForLife che promettono di cambiare vita in maniera facile. “E poi ci sono le campagne che fanno leva sulla frustrazione della gente, ci sono alcuni slogan che recitano ‘il tuo capo è un indiota, è ora che qualcuno glielo dica”. Ma Iori ha anche criticato la campagna Giovani e Gioco dei Monopoli: “E’ una campagna educative rivolta agli studenti delle superiori – quindi a decine di migliaia di ragazzi – ma spiega che il bisogno di giocare risponde a un bisogno primordiale. E ancora si sottolinea l’importanza dell’online, perché consente di giocare da soli. E ancora si fa la differenza tra gioco legale e illegale, sottolineando che quest’ultimo non paga. Il sottointeso è quindi che quello legale paga”. E ancora Iotri ha portato alcuni test dei Monopoli che permettono di individuare il profilo del giocatore: “in un profilo c’è scritto ‘poco non fa male anche il veleno’. Sarei curioso di fare una campagna educativa in una scuola per incentivare l’uso di droghe, dicendo che poco non fa male nemmeno il veleno”. E quindi Iori ha evidenziato che “Sono le persone più fragili, più povere, quelle più esposte. Giocano maggiormante i soggetti che hanno un’educazione di livello inferiore, e i lavoratori con situazione precarie (l’80% precari e l’83% cassaintegrati). E’ necessario che la dipendenza da gioco venga riconosciuta come malattia, e che venga garantita l’assistenza sanitaria necessaria”. E ancora, “campagne di sensibilizzazione rivolte ai soggetti deboli e minori; limitare le pubblicità sui giochi; sospendere la campagnia dei Monopoli Giovani e Gioco; e inserire avvisi sui rischi del gioco su tagliandi e schedine, al pari di quanto viene fatto con le sigarette”.

 

L’on. Laura Molteni (LNP) ha annunciato la presentazione a breve di un disegno di legge per consentire “ai comuni di avere un quadro normativo regionale o statale cui fare ricorso nel momento in cui viene negata l’autorizzazione a aprire una sala scommesse o una sala giochi”. Inoltre – nel corso dell’audizione sulle ludopatie che si sta svolgendo in commissione Politiche Comunitarie della Camera – la Molteni ha caldeggiato la compilazione “di una lista di siti internet da bloccare e la creazione di punti sul territorio cui i genitori possano rivolgersi per avere un aiuto tecnico per interdire questi siti”. E ancora ha chiesto che “parte del prelievo corrisposto dalle compagnie di gioco vada a costituire un fondo per assicurare le prestazioni sanitarie necessarie per fronteggiare le ludopatie”.

L’on. Maria Antonietta Farina Coscioni (PD) si è schierata contro la proposta – avanzata nel corso dell’audizione sulle ludopatie che si sta svolgendo in commissione Politiche Comunitarie della Camera – di bloccare la pubblicità sul gioco, come strumento per arginare il fenomeno delle dipendenze. Par la Farina Coscioni si tratterebbe di una ingerenza eccessiva: “E’ come se si proponesse di eliminare tutta la pubblicità, per aiutare i soggetti che soffrono di shopping compulsivo”. L’onorevole del PD – a conclusione della seduta – ha quindi chiesto un’integrazione delle audizioni “per chiarire come i soggetti affetti da dipendenza da gioco vengono assistiti”.

“Tutti gli esponenti della commissione trasversalmente hanno riconosciuto il ruolo ambiguo dello Stato che da una trae introiti dal gioco, e dall’altro crea un numero sempre maggiore di giocatori patologici”. E’ quanto ha detto Daniele Poto – curatore per Libera della ricerca Azzardopoli – al termine dell’audizione delle associazioni impegnate contro le ludopatie che si è tenuta presso la Commissione Politiche Sociali della Camera. “I giocatori patologici accertati sono 800mila, abbiamo chiesto che il Servizio Sanitario Nazionale riconosca la ludopatia come una vera patologia, al pari di quanto ha fatto fin dal 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il costo per curare questi giocatori – tuttavia – avrebbe un costo superiore ai 9 miliardi di gettito che lo Stato ha tratto nel 2011 dal comparto giochi”. E sull’ambiguità delle campagne pubblicitarie che invitano a giocare con moderazione: “Lo slogan è ‘Gioca il giusto’, ma non viene quantificato quanto sia giusto giocare, viene allora il dubbio che il limite sia quanto il giocatore può perdere.

Mauro Croce del Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo) descrive come “una forte presa di coscienza del problema ludopatie” l’audizione della associazioni impegnate nel contrasto al fenomeno che si è tenuta oggi presso la Commissione Affari Sociali della Camera. “La Commissione ha riconosciuto la necessità che lo Stato detti delle regole su un sistema che appare del tutto impazzito. E’ il punto di vista che abbiamo illustrato nel corso dell’audizione, un punto di vista tutt’altro che proibizionista: servono delle regole e è necessario che queste regole non le dettino solamente i soggetti che vendono i giochi. In particolare occorre delimitare con precisione le fasce d’accesso, consentire l’offerta dei giochi maggiormente pericolosi solo in determinati luoghi, una forte attenzione ai minori, e soprattutto contrastare la convinzione – che si sta diffondendo in particolare nelle fasce di popolazioni più giovani e più indifese – che il gioco sia uno strumento per risolvere i problemi”. E sui prossimi sviluppi: “E’ necessario quantificare i costi del gioco d’azzardo, ovvero l’impatto sociale di 20 anni di una politica che ha incrementato sempre più l’offerta di gioco senza controlli”.

 



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