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Alla Camera entra il tema delle ludopatie. La parola alle associazioni

In: Politica

7 marzo 2012 - 11:22


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(Jamma) “Queste commissioni non hanno un grande potere di intervento, e questo ci frustra un po'” Ha esordito così Carlo Rienzi, presidente del Codacons, il suo intervento all’audizione presso la Commissione Politiche Sociali della Camera dove è in corso l’indagine conoscitiva con le associazioni impegnate nella lotta alle ludopatie. “Il problema del gioco è fuori controllo” ha detto Rienzi, “ma bisogna anche tenere in considerazione anche le entrate per lo Stato. E’ necessario investire nella prevenzione, anche perché se si commisurano spese sanitarie e gettito erariale, forse il saldo è negativo. Inoltre c’è il problema del gioco minorile, secondo una recente ricerca 500mila minori giocano o scommettono”. Rienzi ha quindi depositato in Commissione una ricerca che ha effettuato, commentando che “su 30 milioni di giocatori, 2 milioni sono a rischio”. E quindi sugli interventi immediati: “Far smuovere il decreto interministerale di Mef e Salute per le prevenzione delle ludopatie. Non abbiamo capito perché sia fermo da oltre un anno, noi abbiamo attivato una procedura di silenzio rifiuto, per poi eventualmente rivolgerci al Tar. Dal Governo abbiamo ricevuto una risposta fumosa. Ci rivolgiamo a voi perché sollecitiate l’emanazione del testo. Inoltre, chiediamo che si limiti la pubblicità del gioco, e siano chiarite le effettive chance di vincere”.

 

Matteo Tempolin, professore dell’Univesità Cattolica di Milano: “Stiamo conducendo una ricerca per individuare i comportamenti sospetti dei giocatori a rischio”.

 

Sulla questione delle dipendenze da gioco, il Codacons si è avvalso della collaborazione di Matteo Tempolin, professore dell’Università Cattolica di Milano. Tempolin ha evidenziato che da un’indagine condotta per tre anni “I giocatori che sviluppano dipendenza hanno un comportamento particolare, come emerge anche da una ricerca condotta dall’Università di Harvard”. Nel corso del suo intervento presso la Commissione Politiche Sociali della Camera – che sta effettuando un’indagine conoscitiva sul fenomeno delle ludopatie – Tempolin ha spiegato che “nel comportamento del giocatore patologico si evidenziano alcuni marker, come il mancato utilizzo delle vincite. Stiamo quindi redigendo dei protocolli per individuare i comportamenti sospetti, e abbiamo chiesto l’aiuto dei Monopoli di Stato che – avendo a disposizione i dati di gioco dell’online e delle videolottery – può controllare il comportamento del 70% dei giocatori. Il passo successivo sarà mettere a disposizione delle concessionarie questi protocolli. Il modello certamente non è completo, visto che mancano ad esempio i dati del gioco in ricevitoria. Ma il problema si potrebbe risolvere con l’adozione della carta di gioco, ovvero una carta che rappresenti l’unico mezzo per acquistare prodotti di gioco, al pari di quanto avviene in Svezia. Questa carta potrebbe anche consentire ai giocatori di auto-limitarsi, anche per periodi determinati di tempo”.

 

Bellio: “Destinare parte del gettito sui giochi alla lotta alle dipendenze”

Il presidente di Alea Graziano Bellio ha sottolineato che l’assistenza ai ludopati è ancora affidato a iniziative non sistematiche “Nella maggior parte dei casi se ne occupano associazioni di categorie, singole Asl o enti territoriali. Quello che chiediamo” ha detto nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, “è che le ludopatie vengano inserite nei livelli di assistenza essenziale al pari di alcolismo e tossicodipendenza”. E quindi facendo riferimento al fatto che spesso il Governo ricorre al settore giochi per reperire risorse “è necessario che parte dei soldi che lo Stato incassa dal comparto vengano utilizzati per contrastare le dipendenza”. Bellio ha quindi chiesto di intervenire sul meccanismo di alcuni giochi “come Gratta e Vinci e slot che distribuiscono vincite frequenti ma di lieve entità. Il più delle volte il giocatore rivince quanto ha puntato, sostanzialmente non ha vinto nulla, ma si comporta come se lo avesse fatto. Chiediamo anche che si ponga un argine alle compagnie fanno leva su determinati meccanismi – come le false convinzioni dei giocatori – per incentivare al gioco”. Infine per Bellio “è indispensabile che le iniziative di contrasto alle dipendenze sia affidato a un soggetto terzo, indipendente, e non alle compagnie, sebbene sia utile che queste partecipino ai progetti”.

 

A.N.D.: “Individuare gli interventi realmente efficaci, come si è fatto con il fumo”

In Italia abbiamo un grosso problema linguistico” ha detto Daniela Capitanucci, presidente di Azzardo e Nuove Dipendenze, nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera . “Se dimentichiamo la parola azzardo, non siamo in grado di distinguere il fenomeno dal normale gioco”. Per Capitanucci, “nell’ottica liberista, lo stato tende a diffondere la pratica del gioco tra tutti i soggetti maggiorenni: la consapevolezza sulle attività di gioco dovrebbe evitare l’insorgere di dipendenze. Tuttavia, questa politica non funziona, si stimano tra i 400mila e gli 1,3 milioni di giocatori a rischio, ovvero che giocano con eccessiva frequenza, o effettuano puntate che non possono sostenere”. Per Capitanucci, “ogni giocatore è potenzialmente a rischio: è possibile insomma che un giocatore che abbia sempre mantenuto un comportamento consapevole poi perda il controllo. Sebbene vi siano fattori di vulnerabilità individuale al gioco d’azzardo patologico, che sono noti e ben studiati in molti studi scientifici effettuati nel campo, la ricerca non è in grado di stabilire che un certo giocatore certamente non svilupperà mai un problema di gioco”. Capitanucci ha quindi individuato i tre interventi necessari: “il sostengo ai soggetti dipendenti da gioco deve essere inquadrato nella cornice della salute pubblica; occorre coinvolgere tutti gli attori chiave; individuare le azioni effettivamente efficaci: l’educazione ha effetti limitati (un’ora di lezione nelle scuole serve poco se poi gli studenti vengono bombardati di spot che incentivano al gioco) e costi elevati (queste campagne di sensibilizzazione vanno ripetute costantemente). Occorre quindi individuare gli interventi realemente efficaci, come ad esempio si è fatto con il divieto di fumo negli uffici pubblici e nei locali”.

 

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