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Poker, Binetti: “Regime fiscale contraddittorio incrementa rischio ludopatia”

In: Poker, Politica

31 ottobre 2014 - 12:54


binettin

(Jamma) – Dopo la risposta scritta pubblicata ieri nell’allegato al bollettino in Commissione VI (Finanze) all’interrogazione presentata dagli onorevoli Sberna e Binetti sulla differente tassazione delle vincite conseguite in case da gioco degli Stati membri dell’Unione europea rispetto alle italiane, la Binetti ha replicato in Commissione Finanze a Montecitorio.

 

“Accolgo positivamente il fatto che il tema dei giochi d’azzardo non sia affrontato solo in termini tributari, ma anche sotto il profilo del contrasto alla dipendenza patologica, ritenendo a tal fine necessario coinvolgere tutto il Parlamento in uno sforzo comune in questo senso. Sotto un ulteriore profilo sottolineo come il gioco d’azzardo, segnatamente il poker, il quale movimenta notevoli flussi di denaro, la cui analisi ha consentito di evidenziare le dimensioni del problema, sia sottoposto ad un regime fiscale contraddittorio, in quanto, mentre, da un lato, le vincite realizzate in case da gioco situate in Italia sono esonerate dall’imposta sul reddito, atteso che la ritenuta sulle predette vincite è compresa nell’imposta sugli intrattenimenti, al contrario, le vincite ottenute da soggetti residenti italiani presso case da gioco situate all’estero concorrono
alla base imponibile dell’imposta sul reddito.

 

Al riguardo rilevo come tale differenziazione possa incrementare il rischio di dipendenza patologica per i giocatori, i quali risultano incentivati a praticare il gioco in Italia. In tale contesto evidenzio l’incrocio tra le previsioni del disegno di legge di stabilità, che mettono a disposizione risorse per il finanziamento della cura di tali patologie, con le previsioni in materia di giochi contenute nella delega per la revisione del sistema dei giochi pubblici di cui all’articolo 14 della legge n. 23 del 2014, sottolineando peraltro come tale ultimo intervento di riforma non debba in ogni caso comportare alcuna rinuncia alla responsabilità, gravante sullo Stato, di perseguire la prevenzione delle predette patologie”.

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