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Austria. La Corte Costituzionale boccia l’attuale normativa sul poker, tutto da rifare

In: Cronache, Mercato, Poker

12 agosto 2013 - 13:52


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(Jamma) Lo scorso venerdì la Corte Costituzionale austriaca ha dichiarato incostituzionali gli attuali regolamenti di poker contenuti nella legge di gioco austriaca del 2010.

La Corte Suprema ha contestato in particolare le disposizioni previste per il rilascio delle autorizzazioni, compresi i piani di Governo per l’emanazione di una singola licenza austriaca, per l’apertura di una poker room nel Paese così come il loro stato incompleto.

Questa sconfitta legale per il Ministero delle Finanze crea un vuoto giuridico che dovrà essere risolto a breve. “Abbiamo preso atto della decisione della Corte costituzionale” ha commentato un portavoce del ministero, aggiungendo che la sentenza deve essere accuratamente analizzata. “A breve analizzeremo quali saranno le azioni necessarie da intraprendere”.

La legge di gioco contestata dalla Corte ha di fatto reso un monopolio governativo, relegando l’attività solo all’interno dei soli casinò.  Tuttavia il governo non è stato in grado di elaborare tutte le nuove procedure di autorizzazione in breve tempo, trasformando alla fine del 2012 le poker room esistenti in sale tecnicamente illegali.

Molti operatori, così come l’UE, avevano condannato la nuova legge sostenendo che le condizioni di licenza erano state redatte per fornire un vantaggio sleale all’ex monopolista Casinos Austria.

Gli esperti ritengono che il Ministero delle Finanze ora ha due opzioni. O lasciare il tutto così com’era lasciando quindi inalterata la vecchia normativa, in modo da ri-liberalizzare il mercato del poker. Oppure, può catalogare il poker come gioco d’azzardo – questa opzione è stata lasciata aperta dalla Corte costituzionale – e ri-regolare l’intera materia di concessione.

Per il vice presidente di EUROMAT, Helmut Kafka, questi casi mettono in evidenza come l’attuale legge di gioco austriaca è un pasticcio giuridico, contraria ai regolamenti dell’Unione Europea e incostituzionale in molte parti.

 



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