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Una nuova mentalità imprenditoriale. Di Francesco Gatti

In: Apparecchi Intrattenimento, Newslot, Personaggi

23 gennaio 2013 - 11:56


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(Jamma) “Bisogna uscire dagli schemi consueti del nostro settore, ma non illudiamoci che la soluzione sia applicare al nostro comparto le stesse strategie imprenditoriali utilizzate negli altri settori industriali”. Sono le parole di Francesco Gatti, amministratore della Bakoo S.p.A, società che opera nella produzione di apparecchi da intrattenimento.
“Il capitalismo parassitario di Bauman racchiude e rappresenta abbastanza fedelmente la situazione del nostro comparto:

«Quando gli elefanti litigano, povera l’erba…». In altre parole, quando lo Stato e il mercato litigano, poveri voi…

Mi chiedo come sia possibile non meravigliarsi delle discrasie interpretative che la questione “Bolzano” pone sul tavolo in modo così prepotente.
Amministrazione contro Amministrazione, Stato contro mercato.
Rappresentare un comparto industriale da sempre scambiato per border line, è un compito arduo, ma se di mezzo mettiamo la precarietà delle nostre file associative, la riluttanza al dialogo tipica del piccolo uomo dinanzi al piccolo orticello e l’ignoranza evolutiva di un mercato statico e piegato su se stesso, gli obiettivi (anche se realizzabili) diventano chimere.
Assicurare la permanenza degli operatori per assicurare quella dei produttori quando alle porte esistono maxi-gruppi stranieri capaci di enormi investimenti e con grandi capacità imprenditoriali è di fatto una strategia destinata al fallimento a lungo termine.

Prima o poi il mercato andrà incontro al cambiamento radicale delle proprie posizioni.
Assisteremo all’accorpamento di gruppi di gestori sempre più ampi fino alla destrutturazione massiccia del tessuto imprenditoriale della filiera a vantaggio di maxi-organizzazioni. Questo futuro non credo si possa modificare in alcun modo, ma ritengo si debba affrontare la questione con chiarezza.
Le associazioni hanno il dovere di tutelare i propri associati e di fornire gli strumenti, rappresentativi e non, per promuovere la crescita imprenditoriale degli stessi.
Analizzare le tendenze di questo nuovo mercato è fondamentale per riuscire ad anticipare
quello che il nostro futuro settore ci riserva.
L’ingresso di nuove tipologie di prodotto, se non verranno innescati meccanismi di sgravo fiscale
per i gestori, porterà a situazioni ancora meno polverizzate rispetto alla trama imprenditoriale
attuale. Grandi gruppi potranno accedere a risorse (es. fondi di investimento, emissione obbligazioni ecc.) inarrivabili per le singole realtà.
Mi chiedo quale sia il vantaggio per un settore nel racchiudere nelle mani di pochi, potenti (e spesso insolventi) gruppi il futuro dello stesso. Forse alcuni immaginano grandi business, ma dico a questi: attenti, grandi business equivalgono a enormi esposizioni finanziarie ed imprenditoriali. E di queste, personalmente, ho sempre un po timore.
Mi pare sia arrivato il momento di discernere gli interessi collettivi, mai correttamente rappresentati né tutelati, a favore di un modo nuovo di intraprendere.
Credo che la parola d’ordine possa essere: “flessibilità”. Comprendere che un mercato in evoluzione ha bisogno di aziende in evoluzione e di imprenditoria in grado di adattare il proprio pensiero
a un mercato complessivamente poco decifrabile sia nel breve che nel lungo periodo.
Ecco perché raccomando all’imprenditoria del comparto, grande accortezza negli acquisti, ponderatezza nella stipula di contratti con gli esercenti, oculatezza nelle decisioni riguardanti il core-business e selezione attenta dei fornitori e dei partner tecnologici. Differenziare, applicare la flessibilità nella gestione aziendale e informarsi, aprirsi a nuove opportunità di crescita, differenziare.
Non esistono più i margini di utile di un tempo, e nemmeno i margini di errore di una volta.
Se poi gli elefanti iniziano a litigare…povera l’erba”.

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