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Stabilità. Ughi (Obiettivo 2016) su misura settore slot e vlt: “E’ un ulteriore atto di prepotenza da parte dello Stato”

In: Personaggi

16 dicembre 2014 - 10:37


maurizio-ughi

(Jamma) La sanatoria per i centri scommesse non autorizzati, inserita nell’emendamento presentato dal Governo alla legge di stabilità, è una misura “condivisibile, una decisione logica per creare una volta per tutte una rete unica, che è quello che si chiede da sempre, con regole uguali per tutti“. E’ il giudizio di Maurizio Ughi, amministratore unico di “Obiettivo 2016”, alla misura che prevede un “condono” per i centri collegati con i bookmaker esteri non autorizzati. “E’ logico che lo Stato decida di prevedere una sanatoria, è come un’ammissione di colpa rispetto a un’attività che non riesce a fermare“, dice ancora Ughi, che però sottolinea come la misura abbia altri punti poco convincenti. “La sanatoria include i centri attivi al 30 ottobre 2014 e specifica che per chi ha già in corso un accertamento di importo superiore alla cifra da versare per la regolarizzazione resterà valida la sanzione già prevista: due misure che mi preoccupano perché potrebbero portare a ulteriori lamentele di ‘discriminazione’ da parte degli stessi operatori. Io credo che una volta che lo Stato decide di aprirsi debba farlo in maniera totale, senza indicare ulteriori differenze di trattamento“.
Bocciata, invece, senza appello la nuova misura per il settore slot e Vlt, per le quali il Governo ha bloccato l’aumento di prelievo erariale, introducendo però un versamento annuo di 500 milioni di euro da parte dei concessionari. “E’ un ulteriore atto di prepotenza da parte dello Stato che, come dimostra anche la vicenda della Corte dei Conti, non fa che accanirsi contro i concessionari – dice il presidente di Obiettivo 2016 – E’ assurdo che il concessionario debba farsi carico dell’intera filiera al 31 dicembre 2014. Il provvedimento potrebbe far scappare gestori e punti vendita, che potrebbero non rinnovare i contratti, lasciando così i concessionari a pagare non una tassa, ma una vera e propria sanzione retroattiva. Tra le altre cose – ha concluso Ughi – ritengo impossibile che un concessionario riesca ad adeguare i software di amministrazione in così poco tempo. Se lo Stato vuole dei soldi per il futuro non deve prenderli dal passato“.

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