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Schiavolin (Cogetech): “Difficile per i concessionari autorizzati continuare a svolgere il proprio ruolo”

In: Personaggi

25 agosto 2014 - 11:32


fabio_schiavolin

(Jamma) «Dichiariamo guerra al gioco illegale, individuando nuovi strumenti in grado di contrastare questa piaga sociale». Sono queste le parole del sottosegretario all’Economia con delega ai giochi Giovanni Legnini che, nel corso di una visita alla sede di Sogei, la società d’information technology del ministero di via XX Settembre, ha confermato che il contrasto al gioco illegale sarà uno dei principali capitoli della riforma dei giochi pubblici che il Governo si prepara a varare entro la fine dell’anno.
Una dichiarazione che fa ben sperare i gestori del gioco legale, che da anni in Italia lottano contro pericolosissimi mulini a vento che vanno sotto il nome di Centri di trasmissione dati (Ctd). Non è facile definire i Ctd. Il loro ruolo, almeno sulla carta, sarebbe quello di trasmettere, attraverso una semplice connessione internet, le scommesse dei clienti italiani alle agenzie estere che operano in paesi come Irlanda e Malta. La realtà, però, è molto diversa e racconta d’un giro d’affari che sfiora i 2,5 miliardi di euro (rispetto ai 3,7 del circuito legale). Per Fabio Schiavolin, amministratore delegato di Cogetech, «sono sufficienti pochi numeri per avere evidenza di quale sia la situazione in cui i concessionari italiani si trovano a operare e quali effetti ne derivino: una rete “parallela” che (da stime attendibili e per difetto) ha superato i 5 mila punti vendita a fronte dei 7.400 regolarmente autorizzati, con concentrazione in alcune regioni dove la numerosità dei punti irregolari supera ampiamente quella dei punti regolari. Inoltre, la rete di gioco non autorizzata è talmente ampia che il cittadino non ha la giusta percezione della differenza con i punti autorizzati. In virtù di ciò risulta difficile, se non impossibile, per i concessionari che hanno assunto un impegno specifico a operare in un settore così delicato a garanzia dei cittadini e dei consumatori, continuare a svolgere il proprio ruolo», come dichiara alla rivista Tempi.
«Le scommesse – prosegue Schiavolin – nascono in Italia con la formula della tassazione sulla raccolta ovvero l’applicazione di una aliquota di imposta fissa (in particolare per le scommesse sportive e non sportive). La tassazione sul margine, di recente introduzione, nasce dall’esigenza di offrire nuovi giochi che per le loro regole intrinseche sono incompatibili con un modello di tassazione sulla raccolta (giochi online, virtual games). Basta questo per capire che il sistema di tassazione delle scommesse in Italia ha delle anomalie rispetto a esperienze di paesi esteri, dove hanno regolamentato il settore scegliendo un modello unico di tassazione (sul margine) per tutte le tipologie di gioco, con aliquote che variano dal 15 per cento della Gran Bretagna al 25 per cento della Spagna. Gli operatori italiani da diverso tempo premono per una revisione del sistema di tassazione che armonizzi l’offerta di tutti i prodotti di gioco in ragione soprattutto di alcuni fattori significativi che stanno cambiando il prodotto quali l’aumento della concorrenza (soprattutto proveniente da operatori non autorizzati) e un generale cambiamento della domanda intesa come preferenza verso tipologie di scommesse nuove ad elevato pay out».

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