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Passamonti (pres. Sistema Gioco Italia): ‘I giochi primo contribuente con 9,2 miliardi di euro’

In: Cronache, Personaggi

9 febbraio 2012 - 16:38


passamonti

(Jamma) Per Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia “il modello italiano fondato sulle concessioni è un esempio esportato in tutto il mondo. Ma liberalizzare il gioco come qualsiasi altro prodotto potrebbe aprire nuovi pericolosi spazi all’illegalità”

Il gioco si fa serio. Il settore con le sue oltre 5mila imprese e più di 100 mila addetti «è ormai il primo contribuente dello Stato, consegnando anche quest’anno all’Erario un gettone record da oltre 9 miliardi di euro». A sottolinearlo è Massimo Passamonti, presidente della neonata Federazione di filiera dell’industria del gioco e dell’intrattenimento denominata “Sistema Gioco Italia” costituitasi nell’ambito di Confindustria, in un’intervista rilasciata a Marco Mobili e pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore. 

 

Il settore dei giochi con una raccolta di 77 miliardi a fine 2011 è ancora in crescita o inizia a dare i primi segnali di sofferenza? 

La filiera del gioco e dell’intrattenimento si configura come un vero e proprio settore industriale. Ma attenzione: è indubbio che da un paio d’anni sono evidenti i segnali di una stabilizzazione e quindi della necessità di un governo del gioco volto al consolidamento dei dati. 

 

Volendo riassumerlo in uno slogan “dalla crescita al consolidamento”. 

Senz’altro. A parlare nel nostro settore sono i numeri. Secondo la proiezione elaborata dal nostro Ufficio studi per la prima volta in assoluto, pur in presenza di un nuovo record in termini di raccolta, le entrate erariali del mese di novembre 2011 hanno fatto registrare una contrazione dell’1,6% rispetto a quelle dello stesso mese del 2010. Un vero e proprio paradosso che rappresenta un allarme per tutto il settore e ancor prima per lo Stato. 

 

Per la prima volta il banco perde?

Questo è il rischio che si corre con un’offerta di gioco ad alto pay out senza avere operato scelte di sostegno verso giochi più tradizionali e a più alta resa erariale. Dei 77 miliardi, 59,2 ritornano in vincite nelle tasche dei giocatori. La raccolta netta, perciò, raggiunge i 17,7 miliardi di euro. Di questi 3,9 miliardi vanno alla rete commerciale (punti vendita, bar, tabacchi),1,9 miliardi li incassano gestori e partners commerciali e 2,7 miliardi finiscono alle imprese concessionarie di Stato per i diversi servizi pubblici di gioco (scommesse, apparecchi da intrattenimento, giochi numerici, on line, Bingo, ecc). Il dato del mese di novembre scorso, va detto, è solo un segnale visto che nelle casse dell’Erario sono entrati 9,2 miliardi di euro. Come settore siamo il primo contribuente italiano. 

 

Un contribuente che ora decide di ritrovarsi in Confindustria. Ma siete davvero la quarta industria del Paese?

Siamo certamente tra le prime dieci e ancora una volta a parlare sono i numeri: 5.800 imprese, una raccolta di quasi 77 miliardi di euro l’anno, un gettito erariale di 9,2 miliardi e un indotto del valore di 7,2 miliardi. A tutto ciò si aggiunge un bacino occupazionale di oltre 100 mila addetti. La federazione è comunque l’assunzione di responsabilità e la presa d’atto di tutti i principali operatori del valore industriale del sistema gioco in Italia. L’adesione a Confindustria vuole essere un impegno per garantire trasparenza, legalità e imprenditorialità. 

 

II Governo ha introdotto misure per liberalizzare diversi settori produttivi del Paese, mentre il gioco resta saldamente ancorato al suo modello concessorio. Funziona o va rivisto anche questo?

Il modello italiano fondato sulle concessioni è un esempio esportato in tutto il mondo. Francia e Stati Uniti, tanto per citare due Stati, da tempo lo hanno preso a riferimento. Questo modello funziona perché ha consentito di realizzare la più grande opera di legalizzazione avvenuta nel nostro Paese. Più di qualcuno continua a vergognarsene ma il livello di legalità raggiunto è una eccellenza per l’Italia. Liberalizzare il gioco come qualsiasi altro prodotto potrebbe aprire nuovi pericolosi spazi all’illegalità. 

 

Giochi e trasparenza spesso non viaggiano in coppia. La cronaca riporta episodi del mondo del gioco legati alla criminalità organizzata, al riciclaggio o alle frodi. 

Proprio per questo chiediamo da sempre regole certe e, come detto, la Federazione potrà aumentare il livello di trasparenza rafforzando tra l’altro la capacità di rappresentanza presso le istituzioni. 

 

E sulle ludopatie e il disagio sociale prodotto dal gioco? C’è un impegno anche in questo senso? 

Non potrebbe essere altrimenti. I valori del gioco e dell’intrattenimento poggiano sulla piena consapevolezza che anche un solo episodio di dipendenza eccessiva rappresenta un problema per tutto il comparto. Per questo sosterremo ogni iniziativa volta a contrastare il fenomeno, dagli help desk alle campagne pubblicitarie contro l’abuso e soprattutto con il controllo sul gioco minorile in cui vogliamo essere parte attiva.

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