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Maurizio Fiasco (Consulta Nazionale Antiusura): ‘Controllare il gioco d’azzardo si può. Serve una responsabilità giuridica’

In: Personaggi

17 aprile 2012 - 16:02


mauriziofiasco

(Jamma) “Gioco d’azzardo. Dalla denuncia a messaggi di risanamento per le persone, le famiglie, l’economia e la società civile” è stato il tema della giornata di studio nazionale promossa ieri a Bari dalla Consulta nazionale antiusura Giovanni Paolo II, in collaborazione con la Fondazione antiusura locale. Durante i lavori sono intervenuti i vertici della Consulta nazionale, docenti, studiosi di matematica e di diritto, esponenti politici e amministrativi. Luigi Crimella, per il Sir, ha intervistato il sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta nazionale antiusura.

Prof. Fiasco, che dire oggi della pubblicità al gioco d’azzardo?
“La questione della pubblicità ai giochi d’azzardo è molto complessa. La somma di 80 miliardi di euro di spesa registrata nel nostro Paese per consumo di gioco d’azzardo documenta l’estensione delle condotte compulsive e delle condizioni di dipendenza clinica dal gioco. Questi numeri non si sarebbero mai raggiunti, se non estendendo su livelli molto alti i punti di gioco, le pubblicità e il richiamo rappresentato dal coinvolgimento di una platea, si stima di almeno 800 mila, ma in realtà dovrebbero essere molti di più, di giocatori patologici”.

Si può fare qualcosa per fermare o attenuare il martellamento pubblicitario?
“Occorre iniziare a ragionare su questi temi in termini di ‘salute’ e di ‘nocività’. Infatti, la promozione commerciale e la pubblicità che l’accompagna, di fatto si configurano in termini giuridici come induzione a un comportamento che potenzialmente nuoce alla salute. Questa è la base giuridica su cui costruire la regola verso l’inibizione della pubblicità sui giochi e a monte per configurare una responsabilità morale, sociale e anche giuridica di chi industrialmente promuove questo consumo”.

Ci sono esempi al riguardo che potremmo seguire anche in Italia?
“Prendiamo gli stati cosiddetti ‘ultra-liberisti’, quali gli Usa, Australia e Canada. Ebbene, qui riscontriamo che è permesso proporre il gioco d’azzardo, salvo a coloro che sono riconosciuti come persone in situazione di dipendenza da gioco. In questo caso, se tali persone vengono coinvolte in giochi che aggravano o mettono a repentaglio la loro condizione di ‘malati’, scatta una terribile responsabilità giuridica da parte del gestore proponente, fino al punto dell’obbligo di dover restituire tutte le somme perse da tali soggetti. In questi casi, infatti, la giustizia civile interviene prontamente mettendo in un certo senso sotto tutela queste persone portatrici di una particolare e riconosciuta malattia di ‘dipendenza’”.

Cosa si potrebbe fare al riguardo?
“Occorre dire che in Italia non occorre una legge per includere la dipendenza da gioco nel catalogo delle malattie, perché l’autorità nazionale per la salute è il ministro della Sanità e da parte sua basta una circolare o un decreto per includere il gioco d’azzardo patologico tra i comportamenti clinicamente rilevanti. Si potrebbe così riconoscere che tale comportamento necessita di un trattamento non soltanto psico-sociale, per condurre al necessario auto-controllo, ma anche medico, perché l’ansia da gioco indubbiamente ha delle conseguenze sul sistema neurologico e sull’equilibrio complessivo del soggetto che ne è vittima”.

Quindi a suo avviso è una questione in ultima analisi di tipo politico?
“La strada per inserire il gioco patologico tra i quadri clinici delle patologie riconosciute a livello nazionale prevede o una circolare o un decreto. Di per sé, sarebbe sufficiente recepire l’inquadramento che ne fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, cui anche l’Italia aderisce”.

Come si riconosce un “giocatore patologico”?
“Di per sé la variabile fondamentale è quella costituita dalla continuità eccessiva del tempo dedicato al gioco, da somme investite rilevanti rispetto al proprio reddito, da procacciamento anche illecito del denaro sottraendolo ai bisogni fondamentali propri e della propria famiglia. Quest’ultimo aspetto è quello più preoccupante perché il disattendere agli obblighi fondamentali inderogabili quali l’assistenza ai figli ingenera situazioni di grave disagio plurimo nelle famiglie dei ‘giocatori compulsivi’”.

Ma lo Stato ci guadagna o no sui vari giochi d’azzardo?
“Guadagna sì, ma si riscontra che a spesa crescente dei cittadini che giocano, corrispondono entrate erariali decrescenti. L’espansione del mercato è stata possibile grazie a una riduzione progressiva della tassazione sui giochi, specie su quelli on-line”.

Quali strumenti lei propone per tenere sotto controllo il fenomeno del gioco d’azzardo?
“Anzitutto autorizzare solo i giochi controllabili, che si prestano poco a ingenerare dipendenze. Stabilire una precisa responsabilità giuridica di tutta la macchina industriale dei giochi. Abolire la pubblicità e mostrare che lo Stato per primo non diventa un partner delle imprese proponenti, ma punta alla tutela della stabilità sociale e della salute dei propri cittadini”.

 

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