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“Mangiasoldi”: presentato a Enada il libro di Francesco Gatti

In: Personaggi

13 ottobre 2015 - 17:16


gatti

(Jamma) “Mangiasoldi”. Questo il titolo emblematico e per certi versi provocatorio del libro dell’ingegner Francesco Gatti, titolare dell’azienda Bakoo, presentato alla Fiera di Roma nell’ambito di Enada 2015. Intervistato dal giornalista Rai Paolo di Giannantonio, Gatti ha raccontato vari aneddoti contenuti all’interno dell’opera, compiendo nel contempo una panoramica a 360° sul settore del gioco in Italia.

 

“L’idea nasce dal contesto attuale in cui si trova ad operare il settore del gioco, in cui noi imprenditori siamo nostro malgrado vittime di un sistema che, con l’ascesa della ludopatia è stato letteralmente demonizzato. Chi oggi ci punta il dito contro dimentica però che tutti noi operiamo osservando rigorosamente le leggi dello Stato”.

 

Gatti si sofferma poi sull’evento che ha originato in lui la voglia di scrivere un libro dedicato al gioco: “Un giorno ho incrocio un giocatore che, dopo aver probabilmente perso dei soldi in una macchinetta, usciva dal bar maledicendo il gioco e il costruttore di quell’apparecchio. A quel punto mi sono chiesto: chissà, magari sono proprio io quello a cui il signore si riferiva. Da lì il via a una serie di riflessioni sul gioco e sul modo in cui questo viene concepito nella società odierna”.

 

A tal proposito, Di Giannantonio, con grande schiettezza, sintetizza il modo in cui il gioco venga percepito da gran parte della gente: pratica che non porta nessun bene alle persone e che contribuisce a impoverirle.

 

“Un quadro decisamente eccessivo – ribatte Gatti – che vuole essere osteggiato in prima persona da noi operatori del settore. A noi interessa solo fornire intrattenimento con vincita, non certo creare giocatori patologici. Il settore in primis ha infatti tutto l’interesse a combattere un fenomeno che, oltre a creare problemi al giocatore, arreca danni anche al gestore. Come dico sempre, meglio mille giocatori che giocano 10 euro che 10 che ne giocano mille”.

 

Il giornalista Rai chiede poi a Gatti come sia possibile che il mondo del gioco, così pubblicizzato, possa oggi essere in crisi.

 

“In effetti – replica Gatti – c’è una grande pubblicità. Ma il settore, oltre che di una normativa nazionale non adeguata, risente anche di altri fenomeni come il gioco on line e i divieti alle slot posti da sindaci e amministratori locali vari”.

 

L’attenzione si sposta poi sulla ludopatia; fenomeno che, a dire di Di Giannantonio, dovrebbe chiamarsi “azzardopatia”, poiché di ludico, in questi casi, c’è poco o nulla.

 

Francesco Gatti e Paolo Di Giannantonio

Francesco Gatti e Paolo Di Giannantonio

 

“E’ vero – replica Gatti – il fenomeno esiste, ma solo in casi molto limitati. In Emilia Romagna, regione che ha istituito un numero verde ad hoc per la ludopatia, si sono registrete appena 400 telefonate in un anno. Un numero decisamente irrisorio se confrontato con il numero degli alcolisti e dei dipendenti dal fumo”.

 

Nel libro, oltre a questi temi, trovano poi spazio racconti divertenti, che rievocano la figura della nonna dell’autore, appassionata della tombola, o del nonno preso dal totocalcio. Giochi di breve durata e pressoché occasionali, che un tempo, oltre alla lotteria di capodanno, rappresentavano il top dell’offerta di gioco.

 

“Oggi invece, sottolinea il giornalista della Rai – c’è un’offerta molto più estesa, che ha favorito l’aumento esponenziale dei giocatori. Ergo, se oggi si gioca di più la colpa è di chi diffonde il gioco”

 

Gatti però obietta, facendo notare al giornalista che l’unica mossa di stampo europeo dell’Italia è stata quella di adeguarsi a un’offerta di gioco che, negli altri Stati d’Europa, viene accettata senza alcuna polemica.

 

L’analisi del libro si chiude con l’approfondimento sulla parte finale dello stesso, in cui Gatti fornisce consigli utili ai giocatori: tra questi figura il “non affezionarsi alle macchinette, l’abbandonate quelle troppo cattive, e il diffidare del barista che dà consigli su quale macchina utilizzare, in quanto indicherà sempre quella sbagliata.

 

Non manca, in conclusione, un commento sulla prossima legge di stabilità: “Gli scenari – chiosa Gatti – sono poco positivi. La politica pensa che siamo un a mucca da mungere ma non è così. Molte aziende rischiano infatti il collasso e tutto ciò non potrà che facilitare l’aumento del gioco illegale. Se sia il caso di fare rete? Si, sarebbe una buona idea, che però non sarebbe attuabile nel momento in cui ci troveremmo a doverci confrontare con quelle grandi aziende che vogliono divorare il mercato a discapito delle più piccole”.

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