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Le fondamenta del nuovo sistema concessorio. Previsioni di mercato: 2013-2016. Di Stefano Sbordoni

In: Diritto, Mercato, Personaggi

20 agosto 2012 - 16:17


Grafico

Le cenerentole della rete, le concessioni “Giorgetti”

 

(Jamma) Il nuovo modello di negozio che, grazie alle disposizioni normative (decreto legge n. 16/12 convertito con modificazioni ed integrazioni nella legge n. 44/12) recepite interamente nel bando di gara pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 30 luglio 2012 Serie Speciale, potrà commercializzare tutte le tipologie di gioco terrestre su base ippica e su base sportiva, va a costituire l’elemento fondante del nuovo sistema concessorio, quello che caratterizzerà il mercato dopo il 2016. Il 30 giugno 2016 infatti andranno a scadenza tutte le concessioni (le concessioni c.d. Bersani, le concessioni c.d. Bersani adeguate alla comunitaria e le concessioni c.d. Giorgetti) assegnate dal 2006 dall’Amministrazione, eccezion fatta per le concessioni c.d. comunitarie, quelle cioè che permettono la commercializzazione dei giochi pubblici on line. I prossimi tre anni costituiscono dunque la chiave di volta per la sopravvivenza e la continuità del sistema concessorio, sotto minaccia a causa di faziose battaglie giudiziario-comunicazionali, a cui anche la Corte di Cassazione (finalmente) con le recenti pronunce sta cercando di porre rimedio indicando, con barlumi di intelligenza, quelle che potrebbero essere le soluzioni. Ma quali sono oggi i numeri del mercato?

Secondo i dati pubblicati sul sito dell’Amministrazione in relazione alla raccolta del gioco sportivo relativa al giugno 2012, la crescita rispetto a giugno 2011 è stata di poco inferiore ai 100 milioni di euro, pari al 58,23 per cento. Rimane il segno negativo per la raccolta complessiva del semestre, il cui decremento è pari al 4,37 per cento. Anche a giugno, il pay out è stato superiore al valore medio precedente. Ai giocatori è stato restituito in vincite l’87,83 per cento dell’importo complessivo delle scommesse. Per le sole concessioni a distanza, il pay out è stato del 90,57 per cento; per quelle fisiche dell’86,49 per cento. L’aliquota media dell’imposta unica è stata del 3,54 per cento. Il decremento della percentuale destinata all’erario è stato determinato da un consistente incremento di scommesse singole che sviluppano una bassa aliquota d’imposta. II margine dei concessionari è stato pari a 20.568.359,60 euro, a fronte di una raccolta complessiva di 260.579.400,50 euro. Le concessioni per il gioco a distanza hanno realizzato una raccolta pari a 85.260.588,25 euro, mentre il movimento delle scommesse dei concessionari della rete pre Bersani (quelle del 2000, ora scadute) è stato di 55.960.018,75 euro; quella dei concessionari giochi pubblici (rete post Bersani) ha raggiunto i 119.358.793,50 euro. Degno di nota è l’inserimento in palinsesto di nuove tipologie di scommessa sul calcio e la proposta di molti avvenimenti in modalità live, specie sul tennis e sul volley. Per il gioco on line, nel mese di giugno 2012, sempre secondo i dati pubblicati sul sito dell’Amministrazione, la spesa complessiva (finalmente si riporta questo dato, che se fosse utilizzato correttamente dai Media, darebbe meno spago ad inutili invettive di affabulatori e politicanti) per il gioco a distanza è stata di quasi 52 milioni di euro, per una raccolta di oltre 1,15 miliardi di euro. Il valore della raccolta, con l’introduzione di giochi che per la loro natura presentano un payout molto alto, superiore al 97% (giochi di carte e giochi di sorte a quota fissa), non è confrontabile con quello dei mesi precedenti all’agosto 2011. L’introduzione dei nuovi giochi molto popolari all’estero, a metà luglio del 2011, ha consentito di riportare nell’alveo legale e controllato molti giocatori italiani che giocavano sui siti illegali. Conseguentemente, a giugno 2012, la spesa complessiva ha continuato nel suo trend di crescita, segnando un +29,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Considerando i giochi di abilità congiuntamente ai nuovi giochi di carte e di sorte, a giugno la spesa è cresciuta del 52,1% rispetto al 2011 (quando erano disponibili i soli giochi di abilità).

In generale, come si è già visto, si conferma l’orientamento delle preferenze del pubblico sulle due categorie più popolari (giochi di abilità, ora affiancati dai giochi di carte e dai giochi di sorte a quota fissa, e scommesse sportive), che insieme rappresentano, nei primi cinque mesi del 2012, ben l’89,8% della spesa in giochi a distanza (aggiungendo il Bingo si arriva al 96,7%) e che meglio si prestano alla fruizione “on line”. Per le restanti categorie, continua a prevalere invece l’abitudine alla fruizione “fisica”.

Le cenerentole dei giochi, che in passato invece sono state le regine dell’intero settore, sono ancora le scommesse ippiche, ancora in profondo rosso. Secondo le notizie riportate da una nota agenzia di stampa del settore, nello scorso mese di luglio, il movimento delle scommesse relativo alle corse programmate negli ippodromi italiani (20 di trotto e 9 di galoppo) ed alle corse estere inserite nel palinsesto nazionale, è stato di 84,3 milioni di euro, con una perdita del -17,92% rispetto a luglio 2011, quando la raccolta fu di oltre 102 milioni di euro.

I numeri del settore dunque, a parte le scommesse ippiche, sono di quelli importanti, tali da giustificare l’interesse pubblico alla sua stabilità strutturale e non, come vorrebbero in molti per un mero interesse di presa sull’opinione pubblica, alla “caccia alle streghe”. Gli strumenti ci sono, e ne è prova la crescente competenza dimostrata dall’Amministrazione, anche nell’interpretare alcune scelte non sempre felici del Legislatore, ma nel triennio a venire il da fare c’è. Si tratta di arrivare al Big Bang (30 giugno 2016) preparati e pronti al nuovo sistema.

E dunque lavorare sui nuovi prodotti, per combattere il mercato nero, invitando gli addetti ai lavori a rendere operativi a stretto giro sia il palinsesto alternativo, che i concessionari potranno proporre, e poi le scommesse virtuali. Individuare le nuove regole anche per i punti di promozione del gioco pubblico; dopo che il decreto direttoriale del 21 marzo 2006 è andato in pensione lo scorso anno (luglio 2011), c’ è di fatto una vacatio che come al solito costituisce terreno fertile per fenomeni al limite della legalità a danno degli operatori onesti. Ed ancora, la rete terrestre sia riformata, nel senso che i negozi Bersani ed i negozi Giorgetti, questi soprattutto, possano poter offrire tutti i giochi pubblici terrestri, senza alcuna distinzione tra base sportiva e base ippica, e magari allargando il portafoglio alla distribuzione anche dei giochi raccolti dai monoconcessionari. Tre anni intensi, che iniziano nel pieno di una crisi che coinvolge tutto il sistema Italia, nel quale, a nostro avviso e checché ne dicano gli affabulatori di cui sopra, quello dei giochi pubblici ha saputo sviluppare i propri anticorpi.
Ma i periodi di crisi, la storia ci insegna, sono quelli che offrono più chances per ripartire.

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