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Le Cenerentole della rete, le concessioni “Giorgietti”. Di Stefano Sbordoni

In: Diritto, Personaggi

12 luglio 2012 - 11:03


scommessesnai

(Jamma) 2016: questa è la fatidica data in cui verrà ridisegnata la rete dei giochi. E non solo perche andrà a scadenza la concessione principe dei giochi, il Lotto. Tra quattro anni infatti tutte le concessioni di raccolta di giochi a terra (e qualcuna di online) scadranno: 1) le concessioni Bersani, su base ippica (comma 4) e su base sportiva (comma 2); 2) le nuove concessioni Monti quando questo bando “tanto chiacchierato” sarà portato a compimento; ed infine 3) le concessioni Giorgetti, le cenerentole dei giochi. Queste ultime, nate da un parto travagliato, non hanno mai avuto vita facile. Il bando Giorgetti, pubblicato nel 2009, veniva indetto per sopperire alla carenze delle concessioni c.d. storiche ippiche. Anche in quel caso era intervenuta una sentenza della Corte di Giustizia europea e forse a ragione. Infatti con la sentenza del 13 settembre 2007 nella causa C-260/04, la Corte di Giustizia Europea, Quarta Sezione, dichiarava che “la Repubblica italiana, avendo rinnovato 329 concessioni per l’esercizio delle scommesse ippiche senza previa gara d’appalto, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 43 CE e 49 CE, e in particolare ha violato il principio generale di trasparenza nonché l’obbligo di garantire un adeguato livello di pubblicità”. Al fine di dare attuazione alla predetta sentenza, l’articolo 4 bis, comma 2, del decreto legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito con modificazioni della legge 6 giugno 2008, n. 101, disponeva che “non oltre il 31 gennaio 2009, sono revocate le concessioni per la raccolta e accettazione di scommesse al totalizzatore nazionale, a libro e a quota fissa sui risultati delle corse dei cavalli, regolate dalla convenzione tipo approvata con decreto del Ministro delle finanze 20 aprile 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1999, come integrata dalla deliberazione del commissario straordinario dell’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (UNIRE) del 14 ottobre 2003, n. 107, allo stato ancora attive”. Tale disposizione, trovava seguito dapprima nell’articolo 1-bis del d. l. n. 149 del 2008, che disponeva “..un’apposita procedura selettiva in tempo utile per rispettare la data di revoca delle concessioni di cui alla predetta sentenza, stabilita al 31 gennaio 2009”…..“Oggetto della procedura di cui al comma 1 è la concessione, fino alla data del 30 giugno 2016, del diritto di esercizio e raccolta in rete fisica contestualmente di giochi su base ippica e sportiva, di cui all’articolo 1, comma 287, lettera a), della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, e all’articolo 38, comma 4, lettera a), del decreto-legge 4 luglio 2006..”

In altre parole, un bando per 3.000 punti che potessero raccogliere sia ippica che sport, nell’ottica del “..progressivo superamento dell’assetto organizzativo della raccolta dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli..”. Ma ecco che puntualmente, in sede di conversione – con un colpo di mano rivelatosi drammaticamente cieco e lesivo – la norma veniva modificata dalla legge 22 dicembre 2008 n. 203, laddove all’articolo 2, i commi 49 e 50 disponevano la soppressione dell’estensione allo sport ed il rinvio della procedura selettiva “non oltre il 31 marzo 2009”. La gara veniva quindi espletata, dopo un distacco dal totalizzatore nazionale (a detta dei più arbitrario e inaspettato) delle concessioni c.d. ippiche storiche. Alla menzionata gara non presero parte in molti: la crisi dell’ippica era già dietro le porte, e parte degli addetti ai lavori l’avevano intravista. Ma nonostante la base economica d’offerta fosse alta per concessioni solo ippiche, pari ad 85.000 Euro (ottantacinquemila/00) per ciascun diritto, i partecipanti – forse per garantirsi le proprie agenzie, forse nella speranza che vi si potesse poi integrare l’offerta sportiva cancellata – fecero offerte alte. Oggi il bilancio dopo appena tre anni di esercizio delle Giorgetti è allarmante e deprimente: il prodotto ippico è quasi fallito, e di conseguenza gli investimenti effettuati dagli operatori da sempre presenti sul mercato rischiano di andare definitivamente perduti.

Ma c’è una soluzione a tutto ciò? Qualcosa era stato proposto, con la legge della scorsa estate (n. 111/11) che prevedeva una nuova gara con rottamazione per i corner, e dove esperti del settore, attenti e sensibili alle problematiche connesse all’ippica, avevano proposto all’esecutivo di estendere gli effetti della rottamazione anche alle Giorgetti, che dunque avrebbero avuto la possibilità – a seguito della partecipazione alla suindicata gara -, di rivalutarsi offrendo tutti i prodotti, sia ippici che sportivi. La gara non è mai partita, sia per le proteste degli operatori che ritenevano già eccessivo il numero di concessioni in essere in un mercato invaso da CTD e punti .com, sia per l’intervenuta sentenza Costa Cifone nei termini che conosciamo. Niente rilancio quindi per Giorgetti e corner ippici, altra anomalia del nostro sistema. Solo la mini gara che dovrà essere indetta entro la fine di questo caldo mese di luglio. Capitolo gara chiuso, armati di buona volontà, è necessario trovare una soluzione per garantire sopravvivenza al settore ippico fino al 30 giugno 2016 ed agli stessi operatori. Il lancio a stretto giro delle scommesse su eventi virtuali potrebbe essere un buon inizio, ma dovranno seguire altri provvedimenti strutturati e strutturali. Inutile a nostro avviso affogare i superstiti. Piuttosto intervenire in materia decisa soprattutto sulle voci che gli operatori dell’ippica devono alla Stato (canone di concessione e quote di prelievo), prevedendo magari una compensazione pari al corrispettivo versato in sede di aggiudicazione, che, senza tanti giri di parole, si è rilevato un cattivo affare per entrambi, che sta mettendo a rischio tante attività imprenditoriali storiche con tutte le conseguenze del caso, anche in termini di occupazione. A nostro avviso la spending review è anche questo: evitare che si mettano a bilancio partite inesigibili, i cui costi supererebbero di gran lunga i benefici (se mai ve ne fossero). Lo stato poi non dovrebbe temere, visto e considerato che operatori d’oltrealpe hanno pubblicamente dichiarato che inizieranno a pagare le tasse, assoggettandosi al nostro sistema concessorio. Ma forse quest’ultimo inciso della dichiarazione non l’abbiamo sentito chiaro e forte.

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