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Grazie a Luca Frigerio nasce il primo polo del divertimento 5 stelle in Italia

In: Cronache, Personaggi

8 febbraio 2012 - 15:34


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(Jamma) “Stiamo creando qualcosa che in Italia ancora non esisteva“. Luca Frigerio, amministratore unico della nuova Casino de la Vallée, ha scelto Affaritaliani.it per parlare in anteprima del suo progetto: “Il primo polo del divertimento 5 stelle in Italia. Sarà il più grande polo leisure e congressuale d’Europa”. A Saint-Vincent, al fianco del Casinò, sorgeranno “due hotel, cinque ristoranti e un grande centro congressi. Il tutto integrato con il territorio della Valle d’Aosta”. Investimenti per 70 milioni di euro e “nuovi posti di lavoro”.

Ma qual è la situazione del settore? “Negli ultimi due anni Saint-Vincent è cresciuto, ma in generale si risente molto della crisi. C’è sfiducia nei consumi. E con il nuovo governo le cose sono peggiorate. Stanno facendo tutto il contrario di quello che bisogna fare. Il gioco va localizzato e controllato, invece si fa l’opposto. Non siamo più competitivi con le strutture appena oltre il confine”. Le conseguenze? “Banalizzazione del gioco d’azzardo e un notevole danno economico e sociale”. 

Come nasce il progetto e com’è strutturato?

“Questo progetto nasce per creare qualcosa che in Italia non esiste, ovvero un polo del divertimento. E’ un qualcosa di nuovo dal punto di vista concettuale. Con questo vogliamo riposizionarci come polo del divertimento più importante di tutto il Nord-Ovest. Vogliamo unire la cultura del casinò, che è una tradizione molto importante con un grande impianto di divertimenti e servizi che non c’è mai stato in Italia e neppure in Europa. Costruiremo un resort con due hotel, uno a cinque stelle e uno a quattro. Poi un grandissimo centro congressi con sette sale e tutta la zona di ristorazione con cinque ristoranti di diverso tipo. Il tutto integrato nell’offerta già presente sul territorio della Valle d’Aosta sotto il profilo storico e culturale. E’ un progetto concettualmente nuovo e molto ambizioso, mutuato dalle esperienze straniere ma declinato alle richieste del pubblico italiano”.

Verranno creati nuovi posti di lavoro?

“Sì, la nostra azienda ha circa mille dipendenti tra diretti e indiretti. Questo progetto si propone di sviluppare l’occupazione sia direttamente sia indirettamente. Anche se c’è da dire che cercheremo di ottimizzare al massimo le risorse umane già presenti e le nuove tecnologie. Però all’esterno il progetto avrà di sicuro un notevole impatto dando anche un importante indotto per tutta la Valle”.

Ad aprile lei diventerà ufficialmente il nuovo presidente di Federgiochi. Come sta il settore?

“Se pensiamo al 2011 le case da gioco italiane ma anche europee in generale hanno subito una drastica battuta d’arresto. Uno dei pochi casi in controtendenza è Saint-Vincent, che negli ultimi due anni ha fatto invece registrare degli aumenti consistenti. Il calo del settore è dovuto a tutta una serie di fattori: la concorrenza dello Stato e il cambiamento delle abitudini della clientela, ma ancora di più oggi dalla crisi economica. La situazione è peggiorata per la sfiducia nei consumi. Tutte le attività che riguardano il divertimento stanno soffrendo molto per il taglio dei consumi. Anche il 2012 è cominciato male: la gente frequenta lo stesso gli casinò, ma ha una capacità di spesa molto inferiore a quella di prima. C’è tanta paura delle persone, ma anche delle aziende, nel consumare”.

Con il nuovo governo la situazione come si sta evolvendo?

“E’ senza dubbio molto peggiorata. Sono state prese delle decisioni, per esempio sull’uso del denaro contante, che stanno mettendo in grave difficoltà le case da gioco italiane rispetto a quelle straniere. I nostri casinò non sono più competitivi con quelli appena al di là del confine in Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. Facciamo fatica a stare sul mercato. Soprattutto i grandi clienti preferiscono andare altrove”.

In Italia stanno nascendo dei reparti specializzati per la cura dei cosiddetti “malati di gioco”. I casinò effettuano un controllo in tal senso?

“Per colpa dello Stato in Italia il gioco d’azzardo è stato banalizzato e sta nascendo negli ultimi mesi una percezione sbagliata del problema. Basta vedere l’ultima campagna che hanno fatto nelle scuole dicendo “ragazzi, non giocate troppo”. Una campagna banalizzante che è una pazzia se si vuole davvero scoraggiare il fenomeno. I casinò hanno sicuramente dei problemi ma anche un sistema di controllo molto più efficace. Sono luoghi dove esiste l’unico meccanismo per poter aiutare i “malati di gioco”: la diffida o l’autodiffida all’ingresso. Chi è in difficoltà da noi non entra più. Il problema è che oggi l’Italia è diventato un casinò a cielo aperto e di conseguenza lasciare fuori le persone non risolve nulla. La nostra battaglia è un po’ vana se la facciamo da soli, siamo un granellino di sabbia in una situazione gravissima. Tra l’altro, secondo me ma soprattutto secondo molti studi che sono stati effettuati, le risorse economiche che vengono drenate dal gioco d’azzardo sono uno dei primi problemi per lo sviluppo economico insieme alla mafia e alla burocrazia. Vale da solo il 10% del pil ed è un enorme danno economico. E sociale”.

Che cosa imputa al governo?

“C’è stata una deriva e una totale deregulation del gioco. Il gioco d’azzardo non è controllato e non vengono spiegati i rischi. Tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare: il gioco deve essere localizzato e controllato, altrimenti la situazione sfugge di mano come fanno tutte le nazioni economicamente evolute. Giocare è una cosa divertente e positiva, però se viene gestita nella maniera corretta. In Italia invece abbiamo una slot machine ogni cento abitanti, bambini compresi”.

 

 

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