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Gatti (Bakoo): ‘Siamo soli. Spero si possa arrivare ad una nuova dimensione rappresentativa’

In: Apparecchi Intrattenimento, Cronache, Personaggi

3 ottobre 2013 - 11:10


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(Jamma) “Quanto incide quella sanzione da 98 miliardi sull’immagine complessiva del settore? E quanto potere contrattuale abbiamo perso grazie alle varie moratorie? Che danno d’immagine immenso ci ha provocato l’avvento delle VLT e la pubblicizzazione di dati assolutamente infondati? A queste domande vorrei che fossero date risposte” chiede l’Ing. Francesco Gatti della Bakoo spa in una nota inviata alla redazione di Jamma.
“Riceviamo sempre solleciti esterni molto penalizzanti per la nostra realtà industriale. Siamo alla mercè delle più deviate interpretazioni umorali dei nostri politici che di sicuro non sono aiutati da rappresentanze associative che giudico deboli ed inadeguate. Inadeguate per l’incapacità di leggere i veri problemi, o di fare finta di non accorgersi delle difficoltà operative reali.
Temo vi sia un intreccio di interessi oramai accondiscendente alle svariate necessità di chi questo settore ha provveduto a trasformare a nostro svantaggio.
Che interesse possiamo avere, come settore, a sedere al fianco di chi dovrebbe, come noi fare “rete” ma che in quella “rete” ci ha incastrato? Gli interessi dei concessionari (ai quali dobbiamo dire grazie per la “splendida” immagine che il settore proietta all’esterno) sono divergenti da quelli del settore.

Veniamo scambiati (grazie anche ad atipiche frequentazioni di palazzi più o meno influenti) per dei meri “uomini di malaffare”. Siamo additati TUTTI come evasori di quei 98 miliardi di euro che qualche genio ha provveduto a notificare ed amplificare senza rendersi conto della demenza del calcolo e dell’effetto deflagrante sull’opinione pubblica.
A questo punto mi interrogo se sia meglio per il settore che i concessionari perdano o vincano la loro battaglia. Me lo chiedo pensando agli effetti diretti sull’opinione pubblica e sulle ricadute mediatiche e politiche della faccenda.
Temo che in ogni caso perderemo comunque noi. E la cosa mi inquieta.

Rischiamo ogni giorno di vederci sottrarre la possibilità di lavorare. A favore di chi? Come è possibile continuare a operare in un meccanismo così inceppato?
A Roma andranno pochissime aziende, compresa la mia, che ritengono ancora possibile operare in un settore così difficile come il nostro senza che via nessuno in grado di tutelare il nostro lavoro. Questa è la nostra principale sconfitta. Siamo soli. E lo restiamo a favore di qualcuno che ha pensato bene di raggruppare alcune aziende (non tutte!) in strutture sterili che oramai si fregiano di “rappresentare” una situazione troppo distante dalla realtà.

Spero – conclude – che prima o poi si possa costituire una nuova coscienza critica del settore e che si possa arrivare a una nuova dimensione rappresentativa che esuli dai piccolissimi interessi di bottega personali a favore di obiettivi migliori per tutti”.

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