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Gatti (Bakoo): ‘Occorre fare una battaglia di riconoscimento’

In: Cronache, Personaggi

2 gennaio 2014 - 16:57


gattiF

(Jamma) “Sono molto preoccupato per la situazione angosciante in cui è stato lasciato il settore sia dai propri referenti politici sia dai propri rappresentanti sindacali (come amano chiamare le nostre associazioni i politici romani)”  dichiara in una nota l’ing. Francesco Gatti della Bakoo spa.
Non ci si deve più battere per un miglioramento delle nostre condizioni di lavoro: quella battaglia, intrapresa fra mille interessi personali che adesso paiono molto meno  mascherabili che in passato, è stata persa e stra-persa. Subiamo una doppia tassazione (PREU e tasse sull’utile dei noleggi), una cosa che in un comparto serio dovrebbe essere denunciata a Bruxelles  in quanto illegale e profondamente contraria alle direttive Europee.

Abbiamo il settore di produzione, di fatto, ingessato dalle mille anomalie di un sistema burocratico interferente quanto non mai.
Si è scelto di attaccare quelli attaccabili e di sopportare l’illegalità. Quelli che è facile colpire perché lo Stato li conosce sono i gestori. I fantasmi invece, ovvero i gestori disonesti che non denunciano un euro, vengono semplicemente ignorati poiché di fatto non individuabili. Dovrebbe essere l’esatto contrario.

In nome delle VLT viene messo a rischio un sistema produttivo complesso che negli anni ha sottratto all’illegalità 800mila videopoker portanti all’emerso che oggi conosciamo.
Sono sicuri questi signori di lavorare nella giusta direzione? Pensano che levando le awp si risolva il problema? Il problema, da sempre, si chiama VLT.
E’ quello che genera gioco patologico. Solo quello. Come mai si fa la guerra al gioco legale? paghiamo noi per i “signori dell’azzardo”?
Si vuole fare ripiombare il comparto nella deregolamentazione.
Le macchine ci sono sempre state e sempre ci saranno, come in Europa, come  nella maggior parte dei paesi del mondo. Bisogna solo scegliere se si vogliono macchine legali o macchine illegali.
Ogni macchina legale che si toglie fa spazio a un’offerta illegale. Lo Stato ha messo le regole per il gioco che, vorrei ricordare ai benpensanti e agli ipocriti che a Roma legiferano senza sapere di cosa parlano, che è simile a tutte le altre realtà Europee: Spagna, Germania, Svizzera, Danimarca,etc. Queste non sono civiltà inferiori alla nostra dove il gioco e il vizio regnano incontrastati. Sono Paesi dove la logica della regolamentazione ha superato l’ipocrisia del neo-probizionismo. Oggi occorre battersi per sopravvivere: se si continua a gettare fango su un sistema che punta a gestire, attraverso regolamenti severi e controlli pressoché continui, il gioco legale per conto dello Stato si apre la via all’alternativa. Per alternativa intendo giochi non controllati, illeciti, di importazione dall’est europeo che garantiscono guadagni molto superiori a quelli delle normali macchine comma 6/A e comportano rischi infinitamente minori: una semplice sanzione amministrativa.
Occorre fare una battaglia di riconoscimento. Una battaglia nella quale gli esercenti: Baristi e Tabaccai possono affiancarci.
Il 35% dei Bar, senza le slot, chiuderebbe domani. Il 25% dei tabaccai farebbe la stessa fine. Lo Stato perderebbe 10 miliardi di tasse dirette e circa 7 miliardi di indirette (oltre al Preu le aziende pagano le normali imposte sul reddito). Invito le associazioni a uscire dal loro imbarazzante immobilismo e a sollevare, con tutte le loro forze, il problema.
Ne va non solo della nostra, ma anche della loro sopravvivenza. Ne prendano atto.
Sono d’accordo quando mi chiedono se sia necessario rivedere le regole del gioco. E’ mia opinione però che le regole proposte dalla nuova norma insufficienti. Il gioco patologico va limitato attraverso misure che prevedano la perdita media oraria massima con un importo di 40/50 euro. Solo allora, solo attraverso la dimostrazione di innocuità sociale del gioco automatico, potremo essere riconosciuti come elemento produttivo e non come semplice meccanismo di raccolta di soldi che puzzano. Partite con costo massimo basso (anche 20 centesimi), rimozione dei troppi paletti costruttivi imposti quali durata minima delle patrie, limiti di introduzione e assenza di jackpot.
Facciamo le macchine come nel resto d’Europa. In Spagna vi sono macchine che pagano anche 500 euro. con 20 cent si arriva a 80 euro di vincita secca. La nostra norma è profondamente limitante per il giocatore. E’ quello il primo problema. Lo Stato interviene prima che noi possiamo realizzare una politica di distribuzione vincita equa e impone strutture matematiche assurde. Bisogna cambiare tutto, ma non con quella demenziale Legge che vorrebbero fare entrare in vigore. Quella norma serve solo a vendere qualche gettoniera. Mi pare assurdo. Non avremo nessun beneficio, saremo comunque massacrati ad oltranza dalla pubblica opinione e avremo speso tantissimi soldi per macchine inutili.
Mi piacerebbe, prima di dire ai miei clienti di spendere i loro soldi nelle nuove macchine, che il nostro lavoro venisse identificato come un mestiere “normale”, senza che lo stupido di turno ci appioppi guadagni non realistici e ruoli di spicco nelle organizzazioni criminali.
Guardare le cose da un’altra prospettiva, a volte confonde, a volte aiuta.
Un caro amico, gestore, mi ha fatto riflettere su un aspetto che sinceramente non avevo considerato: mi ha detto: “Quanto denaro in nero finisce nelle macchine da gioco e viene in parte recuperato e rimesso nel circuito economico?” In effetti quanto denaro che circola in nero fra extracomunitari e persone sconosciute al fisco finisce nelle slot… molto.
Di certo non è il tema centrale, ma mi ha fatto riflettere sulle interpretazioni che è possibile dare a ogni cosa se iniziamo a guardarla da altri punti di vista. Iniziamo a guardare tutto il nostro settore con altri occhi. Serve un riconoscimento sociale altrimenti nessun investimento in questo comparto è sensato.  Imprenditorialmente è un suicidio.
Che ci rifletta chi di dovere”.
Ing. Francesco Gatti
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