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Gatti (Bakoo): ‘Occorre dire che il problema VERO sono e restano le VLT’

In: Apparecchi Intrattenimento, Newslot, Personaggi, Videolottery

14 agosto 2013 - 13:45


gatti

(Jamma) “Ho voluto leggere bene la nuova miscellanea normativa prima di avventurarmi nell’esame specifico delle nuove awp3. Resto stupefatto dalla passività associativa del nostro settore: nota e sintomo, forse, della pochezza imprenditoriale della filiera” dichiara Francesco Gatti, rappresentante della Bakoo S.p.a. azienda leader nella produzione di macchine da gioco in Italia.

“Non si può apprendere, fra le righe, l’intenzione di raggruppare le macchine da gioco in luoghi “sicuri” senza prendere chiaramente le distanze da un intento normativo mendacemente protettivo per il consumatore ma palesemente irrazionale e lesivo per il settore.

Il problema sono le videolotterie. Occorre dirlo chiaramente, senza remore, senza scendere a patti con chi ha imposto questo assurdo sistema a scapito delle awp e che ora, in barba alla realtà, riesce anche a fare passare un messaggio mediatico distorto e ingiustificatamente amplificato dai media generalisti che a fronte delle gravissime problematiche del Paese si concentrano sulle slot machine individuate come panacea di tutti i mali.

Gli stessi media sottacciono la nuova tassa sulle sigarette elettroniche, simbolo della fine della falsa guerra dello stato al male (questo sì mortale) causato dal tabagismo a fronte di introiti certi e costanti per le proprie casse, con il benservito ai vari numeri e numeretti riguardanti la “spesa sociale del tabacco” che raramente viene ora menzionata.

Non posso pensare che davvero si ipotizzi un cambio macchine senza alcuna contropartita, ma solo in virtù di una maggiore “sicurezza” quando i controlli della GDF hanno riscontrato l’1.5% delle macchine irregolari.

Sfido qualsiasi altro comparto a subire i controlli continui e a generare l’1.5% di illeciti: e stiamo ancora parlando (e credendo) alla favola della sicurezza?
Il sistema, se non si interviene seriamente, franerà sotto il peso stesso delle illogiche pretese normative.

Impedire al gestore di lavorare in maniera snella e appropriata al proprio business equivale a levarlo dal gioco e a ingenerare un’enorme quantità di potenziale gioco “alternativo”.

Quanti bar possono sopravvivere senza l’introito delle awp? occorre dirlo. Se leviamo le awp i baristi metteranno altre macchine. A chi di noi se togliessero il pane non nascerebbe l’esigenza di trovare lo stesso pane in altro modo?
Ai nostri amministratori, se domani qualcuno li lasciasse a casa senza stipendio inneggiando logiche di concentrazione delle funzioni, la cosa andrebbe bene? Dubito fortemente.
Ho letto di quel barista di Roma che ha voluto levare le macchine dicendo di rinunciare a 30.000 euro al mese: queste sono scemenze che i media dovrebbero denunciare al posto che esaltare.
Non credo possano restare su un numero di macchine così esiguo come quelle istallate in un bar, nemmeno in un anno i 30.000 euro dichiarati da quel barista. Eppure la notizia ha fatto scalpore. Risultato: il giorno dopo abbiamo ricevuto molteplici chiamate di baristi che lamentavano i pochi guadagni e che avrebbero voluto un’offerta diretta da un’azienda di produzione per installare in proprio le macchine. Il settore così non si aiuta.
L’influenza che ci vantiamo di avere in Confindustria è talmente marginale da non riuscire nemmeno a portare all’opinione pubblica la corretta informazione. Occorre dire che il problema VERO sono e restano le VLT.

Sono troppe le sale: macchine date con un contingentamento voluto ad hoc per garantirne l’accessibilità in gran numero e che ora stanno generando problematiche sociali impensabili.
Queste problematiche vengono poi scaricate sulle slot awp, facilmente confondibili con le assurde vlt.
Perché non si dice questa cosa con molta chiarezza? Quante sale sono in utile? Quante rischiano la chiusura?
A chi fa comodo vendere la balla della awp pericolose per rilanciare un business che ha avuto risultati deludenti?

Incidiamo su queste scelte ora, oppure nel corso di 3-4 anni il settore dell’automatico italiano sarà completamente rivoluzionato a scapito dei tanti, piccoli gestori.

Dietro a queste aziendine esistono famiglie, operai, piccoli imprenditori che vanno tutelati e a cui va garantito un futuro prima di chiedergli di investire altro denaro per le assurde necessità di “maggiore sicurezza” portate avanti da qualche interessato attore della filiera.

Non possiamo chiedere ai nostri clienti di investire alla cieca.
E’ ora che si comprenda che il futuro va assicurato a chi si chiede di spendere 1.2 miliardi di euro.

Produrre macchine è la mia professione, ma preferisco farlo pensando che i miei clienti abbiano un futuro e non vendere un biglietto di sola andata per il fallimento di un comparto”.

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