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Ciò che non si possiede né si conosce, non si può dare né insegnare ad altri

In: Apparecchi Intrattenimento, Personaggi

4 giugno 2012 - 12:36


tafazzi

di Eugenio Bernardi

(Jamma) – Sulle nuove regole tecniche, la norma che modifica la vincita delle Newslot, abbassata al 74% per esigenze di cassa del MEF, la concertazione fra l’amministrazione e le associazioni non c’è stata nei modi sperati.

Oltre a non esserci stata la concertazione c’è stato poco ascolto e in più si sta usando il grimaldello (dell’abbassamento della percentuale di vincita) per introdurre nuovi accorgimenti tecnico informatici onde aumentare la sicurezza delle comma 6/a che più che Plus si potrebbero chiamare “Minus”.

 

Certamente la sicurezza è cosa importante se però i costi vengono equamente suddivisi nella filiera e la praticità d’intervento sulle Newslot resta pressoché immutata.

Se è vero che la parola plus vuol dire aggiungere, marcia in più o vantaggio, mi pare manchino tutti questi presupposti, da quanto si sa e si è letto e anche da relationem at personam con i vertici di AAMS (comunque non completamente insensibili alle motivazioni portate), il tutto sfocerà in una probabile ingessatura del settore visto che certi punti fermi, vengono da richieste specifiche delle Forze dell’Ordine. Alla fine mi pare si possa parlare di presa d’atto da parte delle associazioni del settore. Permane comunque una forte preoccupazione per l’addivenire.

Oltre ad ingessare in futuro l’operatività del gestore e del manutentore le notizie circolate hanno portato certamente ad un parziale blocco della produzione e della commercializzazione delle attuali macchine comma 6/a, quindi l’invito è a fare presto e soprattutto bene, sia per il transitorio che per le nuove macchine.

Se giustamente si vuol conoscere chi si approccia all’apparecchio e a chi imputare certe responsabilità, cosa per altro già possibile negli attuali apparecchi senza bisogno di arzigogolati sistemi, la speranza in un ravvedimento resta, anche perché non riesco a farmi una ragione che altre soluzioni non si possano trovare. Da qui a imporre certi modus operandi o costruendi potrebbe voler dire maggiori o minori entrate PREU in futuro. Penso che la nostra amministrazione non sia insensibile a tale problematica.

Tempo fa scrivevo che la “situazione è difficile”, mi pare che anche i più ignoranti (nel senso di non conoscere) e gli ignoranti attivi (coloro che producono più danno) si stanno rendendo conto che le cose stanno prendendo una brutta piega.

Voglio vedere l’operatività dei fine settimana o in certi orari delle concessionarie rispetto alla rapidità d’intervento giornaliero del gestore, per sbloccare decine di migliaia di gettoniere o hopper inceppati oppure se si potrà ancora fare i refill come ora.

Non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire, appunto, come dice in una canzone il Ligabue che aggiunge “tu pensa a chi non sente e poi ne vuol parlare ma caro il mio Francesco è già mattina qui mi devo svegliare…

Appunto svegliare? Svegliarsi tutti da quel torpore infinito che tanti, troppi vivono senza sapere e o affidandosi di personaggi o consorterie affaristiche che vorrebbero avere il soppravvento sui più, vorrebbero accaparrarsi fette di mercato o di settore ora ampiamente svincolati e liberi.

Vorrei soffermarmi, però, sulla notizia pubblicata da questa testata sui redditi medi dichiarati per gli studi di settore dove è risultato per le imprese che operano nella gestione degli apparecchi da intrattenimento è di 55.300 euro di media per il 2011 (anno di imposta 2010).

Le nuove norme tecniche che si vogliono imporre mi sembrano quasi una ritorsione verso la maggioranza del settore di aziende corrette che in questi anni hanno dato tanto come tassazione indiretta il PREU (oltre 20 miliardi di euro dal 2004) e dai dati sopra enunciati dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia anche come tassazione diretta IRPEF ecc. ecc.

Mi pare che in queste ore stiano uscendo notizie a dir poco sconcertanti che altro non fanno che confermare quello che ho sempre pensato e detto e dal 2009 sull’arrivo delle VLT (causa terremoto Abruzzo). Mi pare che se all’ora parlavo di tsunami sul settore dell’automatico, vedo che tali imprevedibili cataclismi (oltre che replicarsi nella nostra terra emiliana) stanno arrivando a investire istituzioni, banche e concessionarie e si scoprono o si intuiscono le vere lobby sui giochi, passate sulle nostre teste e anche sull’amministrazione che ci governa.

Quelli come lo scrivente che hanno vissuto l’iter della nascita della nuova legge sul gioco automatico a vincita limitata e soprattutto chi come me è sempre stato critico (e l’ho pagata) visti i molti colleghi muti «che tengono famiglia» e non si espongono, perché gli manca il coraggio e come dice Platone (nel Simposio): «Ciò che non si possiede né si conosce, non si può dare né insegnare ad altri», troppi colleghi preferiscono una tiepida abitudinarietà alla Don Abbondio del terzo millennio(Come dice Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare).

Se certe norme o decreti scritti in passato, ma spero non più in futuro, con un certo pressapochismo dovuto ad inesperienza che ha volte è sfociato in pervicace diabolico perseverare in errore e che da sempre ha pagato il settore, non ci si scandalizzi se poi qualcuno vede o trova errori o omissioni (Lo scoprire consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato – Albert Szent -Gyorgyi von Nagyrapolt) e si deve poi fare marcia indietro, è già accaduto e si sappia accadrà ancora.

Ripartire quindi dall’informazione, dalla comunicazione, dal cercare di capire, dall’essere curiosi e farsi delle domande è l’unico modo per non passare attraverso la traumatologia d’emergenza continua.

Quindi più comunicazione, anche da parte dell’amministrazione, perché la trasparenza è la morte della demagogia che tanta politica e stampa stanno cavalcando e vorrei ricordare che le istituzioni sono fatte per migliorare la qualità della vita anche delle imprese, non aumentarne la burocraticità e bloccare la dinamicità delle medesime, col pretenzioso e distorto uso di regole tecniche inapplicabili o macchinose.

Quindi se il controllore fa peggio del controllato a chi imputare errori e omissioni?
Se il controllore controlla se stesso a chi imputarne le colpe?

Eugenio Bernardi

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