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Apparecchi e Territorio: problemi e riflessioni di Giovanni Emilio Maggi

In: Cronache, Personaggi

26 novembre 2013 - 10:13


maggi

(Jamma) “A distanza di un anno data dall’entrata in vigore del Decreto Legge “Balduzzi”, – ha affermato Giovanni Emilio Maggi, vicepresidente della Federazione Sistema Gioco Italia e presidente di ACADI (Associazione Concessionari Apparecchi da Intrattenimento) – sono stati emanati decine di provvedimenti comunali e 7 provvedimenti regionali, relativi alla regolamentazione di alcuni aspetti della raccolta del gioco pubblico con vincita in danaro e, prevalentemente, con focalizzazione su temi quali attivazione di osservatori sulla ludopatia, sistemi incentivanti per la rimozione delle slot, marchi da utilizzare a vario titolo per la notifica della rimozione degli apparecchi, distanze per l’apertura delle sale dai c.d. “luoghi sensibili”, definizioni degli orari di apertura e chiusura degli esercizi, limitazioni alle pubblicità tabellari ed, in casi più estremi, divieto totale di pubblicità di qualsiasi forma e genere.
Questa proliferazione normativa da parte degli Enti Locali, per di più disomogenea da Regione a Regione, prende da un lato le mosse da una lodevole presa di coscienza da parte delle Amministrazioni e dai Governi Regionali e Comunali del delicato problema del gioco d’azzardo patologico che, come noto, è ancora in una fase di studio ed approfondimento e dall’altro lato dal necessario interessamento da parte dei Governi locali.
Seppur apprezzabile sotto l’aspetto della tutela della salute, l’intervento di normative locali nei riguardi di tematiche che difficilmente hanno un diretto collegamento con la salute dei cittadini, quali la regolamentazione dell’apertura delle sale, sta da un lato minando il principio di riserva di legge statale che caratterizza il nostro ordinamento in materia di giochi e scommesse e dall’altro rischia concretamente di pregiudicare in modo irragionevole e sproporzionato, rispetto ai fini perseguiti, il settore del gioco lecito disciplinato dal legislatore primario in forza della richiamata riserva di legge.
Le normative territoriali, oltre a minare alla radice la logica del gioco come riserva statale, rischiano concretamente di ottenere un effetto opposto rispetto agli obiettivi. Da un lato portano alla riemersione del gioco d’azzardo illegale e dall’altro possono condurre alla chiusura un considerevole numero di piccole imprese attive nel settore del gioco lecito, favorendo una distorsione dell’offerta sul panorama
E’ poi indispensabile ricordare che queste normative hanno un impatto diretto e consistente anche sull’attività di tutti i Concessionari che, scegliendo di partecipare alle gare pubbliche indette dallo Stato, hanno strutturato le loro aziende e le loro offerte facendo affidamento su un quadro normativo interno caratterizzato dalla esistenza di una precisa e specifica riserva di legge a favore dello Stato sul settore dei giochi e delle scommesse.
Per questo vogliamo continuare a confrontarci con le Istituzioni – auspicando anche un chiarimento fra le Istituzioni stesse – per individuare soluzioni omogenee a livello nazionale, efficaci rispetto agli obiettivi e rispettose dell’operatività della filiera. E’ poi indispensabile proseguire nel dialogo e nella divulgazione di corrette informazioni al pubblico, così da poter ponderare l’interesse di tutela del cittadino con quello generale dello Stato e dei Concessionari per la tutela del gioco legale e delle entrate erariali.

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