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Gioco on line. A maggio +29,9% rispetto al 2011

In: Cronache, Online

27 giugno 2012 - 10:50


Online-Gambling

(Jamma) A maggio la spesa complessiva per i giochi a distanza ha continuato il suo trend di crescita. Con oltre 57 milioni di euro, per una raccolta di oltre 1,3 miliardi di euro, si è registrato un +29,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

 

 

 

Il valore della raccolta, con l’introduzione di giochi che per la loro natura presentano un payout molto alto, superiore al 97% (giochi di carte e giochi di sorte a quota fissa), non confrontabile con quello dei mesi precedenti ad agosto 2011. Il valore della spesa, invece, consente di confrontare in modo omogeneo i giochi con payout molto differenti tra loro.

L’introduzione dei nuovi giochi molto popolari all’estero, a metà luglio del 2011, ha consentito di riportare nell’alveo legale e controllato molti giocatori italiani che precedentemente giocavano sui siti illegali. Conseguentemente, a maggio, la spesa complessiva ha continuato nel suo trend di crescita, conseguendo un +29,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Considerando i giochi di abilità congiuntamente ai nuovi giochi di carte e di sorte, a maggio la spesa è cresciuta del 53,6% rispetto al 2011 (quando erano disponibili i soli giochi di abilità). I dati di dettaglio sono esposti più avanti in questo comunicato.

La spesa in scommesse sportive (tabella 3) è in lieve aumento rispetto a maggio 2011 (+1%).

 

 

La quota di scommesse sportive giocate on line rispetto a quelle giocate “a terra” (in termini di raccolta) è, a maggio, il 31,4%.

Passando ai restanti giochi a distanza, nel mese di maggio, il bingo (tabella 4), è in calo nel confronto annuale (3.725.863 euro, –30,1% rispetto a maggio 2011). Il bingo resta saldamente al terzo posto tra le categorie di giochi a distanza più popolari in termini di spesa  (cfr. tabella 10).

 

 

La spesa in scom­messe ippiche presenta un considerevole aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (1.680.390 euro, +53,6%), superando ampiamente il precedente massimo degli ultimi due anni, grazie anche all’avvio dell’offerta di scommesse a quota fissa da parte di un concessionario.

La spesa on line nei giochi del “Superenalotto”, del “Superstar” e del “Win for life” è assestata sui valori degli ultimi mesi (614.514 euro, +5,4% rispetto a maggio 2011).

I “Gratta e vinci” sono stazionari sin da giugno dello scorso anno  (626.374 euro, –34,3% rispetto a maggio 2011).

 

 

La spesa on line per l’ippica nazionale, internazionale e V7 resta in calo sensibile (431.366 euro, –41,8% rispetto a maggio 2011).

La spesa in concorsi pronostici e giochi “Big” a maggio è stata di 73.973 euro (–54,3% rispetto a maggio 2011).

 

 

 

In generale, come si è già visto nella precedente tabella 10, si conferma l’orientamento delle preferenze del pubblico sulle due categorie più popolari (giochi di abilità, ora affiancati dai giochi di carte e dai giochi di sorte a quota fissa, e scommesse sportive), che insieme rappresentano, nei primi cinque mesi del 2012, ben il 90% della spesa in giochi a distanza (aggiungendo il bingo si arriva al 96%) e che meglio si prestano alla fruizione “on line”. Per le restanti categorie, continua a prevalere invece l’abitudine alla fruizione “fisica”.

Di seguito presentiamo un approfondimento dedicato ai giochi di abilità a distanza (la categoria che comprende il poker in forma di torneo) e ai nuovi giochi introdotti a partire dal 18 luglio 2011: giochi di carte organizzati in forma diversa dal torneo tra giocatori (c.d. “poker cash”) e giochi di carte a quota fissa più giochi di carte a solitario (c.d. “giochi da casinò”).

Con l’avvio dei giochi di carte non a torneo a metà luglio, la spesa media mensile dei soli giochi di abilità a distanza ha subito un prevedibile forte calo poiché parte dei giocatori si sono spostati sulla modalità “cash”, così come avviene su tutti i mercati esteri. A maggio 2012 la spesa è stata di 12.509.782 euro, –54,8% rispetto a maggio 2011).

A maggio, a fronte di un calo nella spesa per giochi di abilità, rispetto allo stesso mese del 2011, di 15,1 milioni di euro, i nuovi giochi di carte  non a torneo hanno conseguito una spesa di 18,0 milioni, con un saldo netto positivo di 2,9 milioni.

Gran parte della spesa per i giochi di sorte a quota fissa a i giochi di carte in solitario (11.991.652 euro a maggio) era presumibilmente giocata “in nero” prima della loro regolamentazione.

Come già accennato, la regolamentazione delle nuove categorie di giochi a distanza nel luglio 2011 (c.d. “poker cash” e “casinò”), non si è tradotta unicamente in un aumento della spesa (+11,7% nei prime cinque mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, equivalenti a 35,8 milioni di euro), ma ha comportato una variazione sensibile della composizione della domanda.

In particolare, i soli giochi di abilità (“poker a torneo”), nei prime cinque mesi del 2011, rappresentavano il 49,4% della spesa complessiva in giochi a distanza, mentre nello stesso periodo del 2012, i giochi di abilità, unitamente ai nuovi giochi citati, hanno rappresentato il 66,8% della spesa (tabella 10).

I soli giochi di abilità, rispetto ai primi cinque mesi del 2011, scendono dal 49,4 al 21,0% della spesa complessiva. In altre parole, la spesa in giochi di abilità è calata di 79,7 milioni di euro, mentre la maggiore spesa in “poker cash” è di 102,0 milioni e quella in “giochi da casinò” è di 55,0 milioni. Il saldo netto per il quadrimestre, dunque, è: (102,0 + 55,0 – 79,7) = 77,3 milioni di euro.

Si tratta di 77,3 milioni in larghissima parte recuperati al circuito illegale, ovvero precedentemente spesi da giocatori residenti in Italia su siti di gioco sprovvisti di qualsiasi licenza, o autorizzati in altre giurisdizioni ma non nel nostro paese.

La nuova composizione della spesa, per inciso, ricalca fedelmente quella riscontrabile nel mercato internazionale, con la sola eccezione dei “giochi da casinò”, che, in attesa del completamento del prodotto, previsto per il mese di dicembre 2012, rappresentano all’estero una porzione sensibilmente più elevata della spesa dei giocatori.

Il consistente recupero di gioco irregolare è stato reso possibile grazie alla differenziazione del modello di imposizione fiscale sui giochi a distanza, tale da renderlo compatibile con le caratteristiche tecniche dei diversi giochi. In particolare, con il decreto legge n. 39 del 2009, è stata introdotta, per la prima volta nell’ordinamento italiano, l’imposta del 20 per cento sulla raccolta netta (raccolta meno vincite), sui giochi “poker cash” e “casinò”, mentre è rimasta invariata l’imposta del 3 per cento sulla raccolta per i giochi di abilità.

Il payout (percentuale delle somme giocate che vengono restituite ai giocatori in vincite) dei giochi citati è molto differente: circa 88% per i giochi di abilità; circa 97% per “poker cash” e “casinò”. Anche in questo caso tali valori corrispondono sostanzialmente a quelli riscontrabili sui siti irregolari[1]. Il modello di tassazione adottato è l’unico che permette l’offerta di versioni “legali” di questi giochi che abbiano payout concorrenziali con quelli non regolamentati. Un diverso modello comporterebbe necessariamente l’abbassamento dei payout e, conseguentemente, una sorta di “fuga dei capitali” dei giocatori verso i siti non autorizzati, anche se legittimi in altre giurisdizioni.

La positiva esperienza italiana nella complessa attività di regolamentazione dei giochi on line, e in particolare l’adozione di diversi e nuovi criteri di tassazione, rappresentano un modello a cui diverse altre giurisdizioni europee si sono ispirate o si stanno ispirando, sia per quanto riguarda l’apertura dei rispettivi mercati, sia per la revisione delle regole esistenti.

Nella tabella successiva sono riportate, per il solo mese di maggio 2012, le quote di mercato, calcolate rispetto alle rispettive basi imponibili, dei concessionari che sono già stati autorizzati all’esercizio delle tre categorie di giochi in esame.

 


[1] In realtà il payout dei siti legali in Italia è leggermente inferiore a quello dei siti non autorizzati, e la differenza ammonta proprio alla maggiore tassazione imposta in Italia, che viene ribaltata ai giocatori. Si tratta, in ogni caso, di una differenza che sembra sostenibile per i consumatori, i quali, in cambio, beneficiano del valore aggiunto del controllo statale sulla correttezza dei giochi e sulla tutela fornita in caso dell’insorgere di problemi con i concessionari.

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