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Stabilità 2015: chi vince e chi perde. Esistono giochi buoni e giochi cattivi?

In: Mercato

19 dicembre 2014 - 09:46


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(Jamma) – Tornando a parlare di Stabilità 2015 e delle conseguenze per il settore dei giochi è impossibile non denunciare come il Governo sia riuscito a disattendere le aspettative di tutti, o meglio della maggioranza degli attori coinvolti. Il legislatore con il testo che sembra ormai definitivo punisce pesantemente gli operatori del mercato fisico concedendo un vantaggio normativo – oltre a quello fiscale già accordato in passato – all’offerta dei giochi online.

Interviene su contratti di tipo privatistico e muta i principi fondamentali alla base delle convenzioni di concessione. Probabilmente questo aprirà una serie di contenziosi che costeranno caro allo Stato italiano.

 

Tutto ciò, daltronde, è stato disposto in barba a qualsiasi forma di interesse erariale: il gioco da remoto paga imposte più basse, occupa meno personale dipendente, non è costituito da una filiera distributiva di aziende che contribuiscono con le loro imposte al fabbisogno nazionale.

 

Ma c’è di più, dal testo emerge chiaramente che dal primo gennaio la raccolta con gli apparecchi automatici non potrà più essere effettuata a causa della decadenza di tutti i contratti tra i concessionari e i terzi incaricati della raccolta, un danno erariale che è stato calcolato in circa 25 milioni di euro al giorno fino alla stipula dei nuovi contratti.
Qualche spicciolo, se consideriamo l’entità dell’intervento complessivo, viene comunque raccolto: sono i 350 milioni per l’anno 2015, l’anno per cui si dispone con la legge di Stabilità, che potranno arrivare dalla gara del Lotto. Una gara per la quale si è scelto ancora una volta la gestione mono-concessionario, così da poter evitare forme di concorrenza e la logica conseguenza del miglioramento dei servizi, cosa che generalmente avviene in mercati liberi e moderni. Forse una cortesia al concessionario attuale che è sicuramente in vantaggio rispetto altri competitor, competitor che comunque con il comma 26 ter probabilmente trovano le ragioni per non protestare.
Nella relazione tecnica che accompagna l’emendamento del Governo sul comma 26 ter, infatti, si legge: “L’esperienza dimostra che, nel tempo, l’attrattività sul mercato di singole forme di gioco può calare progressivamente”. Già da questa frase si può intuire un chiaro riferimento al gioco del SuperEnalotto e inoltre “Fino a che l’Amministrazione dei monopoli ha goduto dei margini di manovra e di intervento propri di una ‘azienda di Stato’ è stato relativamente semplice porre in essere, all’occorrenza e per tempo, misure di intervento capaci di adeguare la struttura delle diverse offerte di gioco alle dinamiche concorrenziali e ai ritmi che queste impongono in un segmento di attività che, per quanto espressiva di funzione amministrativa pur sempre è, al fondo, market oriented”. In buona sostanza in un sistema di libero mercato non è possibile aiutare alcuni rispetto altri.

 

E inoltre: “L’accorpamento di tale Amministrazione in una struttura costituita da un ente pubblico non economico – qual è l’Agenzia delle dogane – ha mostrato il limite che frena la possibilità di interventi adeguati del tipo sopra indicato. Per questo, con l’emendamento che si propone, si ritiene necessario intervenire per assicurare che assets di Stato rilevanti – quali, in fin dei conti, sono le singole forme di gioco e, prima ancora le concessioni che ne governano la gestione esternalizzata, dalla quale lo Stato ritrae pur sempre forme di alimentazione di entrate pubbliche (mediante lo strumento di contratti attivi) – non si depauperino per declino competitivo dei loro contenuti. Circostanza quest’ultima, che, oltre a portare nocumento alle entrate pubbliche depriva altresì, simmetricamente, le stesse imprese concessionarie delle prospettive di quei ricavi propri che, in ultima analisi, sono stati il motivo attrattivo per i quali esse hanno risposto nel tempo, alle sollecitazioni di mercato che lo Stato ha effettuato per selezionare gli operatori che, per proprio conto, gestissero il gioco pubblico”.

 

Attenzione, questo, oggi che siamo tutti europei, potrebbe essere inteso come aiuto di Stato e poco importa se “La proposta emendativa non comporta oneri, essendo semmai orientata a consolidare il gettito attuale ovvero – meglio – a recuperare quello che nel frattempo si è perso. Per queste ragioni la proposta non necessita di relazione tecnica”, anche se questo sembra scritto per esonerare gli attori dall’obbligo e dalla responsabilità sulla riuscita degli interventi. m.b.

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