Nel corso del convegno “Il ruolo delle imprese di gestione, tra riordino e bando del gioco fisico”, in corso a Enada Primavera 2026, Gennaro Parlati (in foto), presidente ACMI, ha portato una posizione netta: il settore non può più permettersi interventi parziali o rinvii.
Parlati ha richiamato subito il clima di incertezza che accompagna questa fase, sottolineando come le informazioni disponibili siano ancora troppo frammentarie. Un contesto che rende difficile orientarsi e, soprattutto, pianificare investimenti in modo consapevole. “Oggi parliamo ancora di indiscrezioni”, ha osservato, evidenziando come, a differenza del passato, manchi un quadro chiaro su cui costruire le scelte industriali.
Al centro del suo intervento, però, c’è stato soprattutto il tema del prodotto. Il mercato, ha spiegato, è cambiato rapidamente, così come la tecnologia, mentre il comparto degli apparecchi è rimasto indietro. Una distanza che oggi pesa in termini di competitività e che rende inevitabile un intervento strutturale.
“La riforma non può limitarsi a cambiare l’esterno, bisogna intervenire sul motore”, è stato il senso del suo ragionamento. Un’immagine che sintetizza la richiesta di una revisione profonda delle caratteristiche del prodotto, senza la quale ogni riordino rischia di risultare inefficace.
Il nodo della sostenibilità è emerso con forza. Parlati ha parlato di un sistema che, nelle condizioni attuali, non regge: non per i piccoli operatori, ma neppure per i grandi, chiamati a sostenere investimenti rilevanti in un quadro ancora incerto. I dati del comparto, ha aggiunto, continuano a mostrare un andamento negativo, segnale che impone un cambio di passo.
Nel rapporto con le istituzioni, il presidente ACMI ha indicato una possibile direzione: dimostrare che l’evoluzione del prodotto può tradursi in maggiore sicurezza per il consumatore. Un elemento centrale anche nel confronto con enti locali e regolatori, spesso chiamati a valutare l’impatto del settore sui territori.
Non è mancato infine un passaggio autocritico. “Forse ci si poteva muovere prima”, ha ammesso, riconoscendo come alcune scelte siano state rinviate troppo a lungo. Oggi, però, il tempo si è accorciato: il settore chiede chiarezza e soprattutto un intervento che incida davvero sulle leve strutturali, a partire dal prodotto, per costruire un modello sostenibile nel lungo periodo.







