Un settore “estremamente complesso”, che tocca fisco, sanità, ordine pubblico e libertà d’impresa, e una riforma che rischia di arenarsi tra tempistiche politiche e scelte strutturali controverse. È l’analisi dell’ex senatore Riccardo Pedrizzi (in foto), già presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, intervenuto questa mattina alla Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio nel convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi a tutela di legalità, giocatori, imprese, occupazione ed entrate erariali”, promosso da LCD – Liberali Cristiano Democratici (Gruppo Parlamentare Lega).
Pedrizzi ha scelto, come sua consuetudine, di non leggere un intervento scritto ma di intervenire a braccio, dopo aver ascoltato i relatori precedenti e raccolto appunti.
“Attenzione alla concentrazione: studiare la lezione del ’29”
Uno dei punti centrali del suo intervento ha riguardato il tema della concentrazione del mercato. Riprendendo le preoccupazioni espresse da altri relatori sulla possibile evoluzione verso assetti oligopolistici, il senatore ha invitato “gli amici del Governo” a riflettere sugli effetti economici delle concentrazioni e a riscoprire gli studi sviluppati dopo la crisi del 1929 sul fenomeno dei monopoli e degli oligopoli.
Il riferimento è alla necessità di evitare che l’intero comparto finisca “in poche mani”, con effetti potenzialmente distorsivi sul mercato e sul sistema produttivo.
“Riforma a rischio per i tempi politici”
Pedrizzi ha poi espresso un forte scetticismo sulla possibilità che la riforma venga effettivamente portata a termine nei tempi previsti dalla delega fiscale. Già nei mesi scorsi aveva parlato di difficoltà legate alle scadenze; oggi, a distanza di diversi mesi, si è detto “ancora più pessimista”.
Secondo l’ex presidente della Commissione Finanze, tra la scadenza della delega e le possibili dinamiche politiche legate al calendario elettorale, potrebbe mancare il coraggio di affrontare un provvedimento così delicato nella fase finale della legislatura.
“Errore separare online e fisico”
Pedrizzi ha definito un errore la scelta di procedere prima con il riordino dell’online e solo successivamente con quello del gioco fisico. Una decisione che, a suo avviso, ha creato squilibri anche rispetto al tema della dipendenza.
“Il fenomeno della dipendenza – ha osservato – non può essere affrontato senza considerare che il gioco online, praticato in solitudine su smartphone o computer, sfugge più facilmente ai controlli rispetto al gioco fisico”. Da qui l’esigenza di un approccio più organico e integrato.
Sul punto, ha anche precisato che l’Osservatorio sul gioco non sarebbe stato soppresso ma incorporato nel Dipartimento per le dipendenze, invitando a evitare letture imprecise del quadro normativo.
Distanza fisica e “distanza giuridica”
Altro passaggio rilevante ha riguardato il tema delle distanze dai luoghi sensibili. Secondo Pedrizzi, occorrerebbe passare da una logica puramente geografica a una “distanza giuridica”, fondata su maggiore trasparenza, controlli e tracciabilità da parte degli operatori.
Ha richiamato, in questo senso, indicazioni provenienti anche da istituzioni come l’Istituto Superiore di Sanità e la Corte dei Conti, sostenendo che il settore vada affrontato con strumenti proporzionati e coerenti.
“Basta leggenda nera, è gioco pubblico legale”
Il senatore ha poi criticato quella che ha definito una “leggenda nera” che graverebbe sul comparto, invitando a utilizzare una semantica corretta: si tratta di gioco pubblico legale, regolato e presidiato, che – a suo dire – rappresenta un argine alla criminalità organizzata e un modello guardato con interesse anche in altri Paesi.
Ha ricordato che il sistema italiano è spesso indicato come esempio per la capacità di coniugare tutela della salute, contrasto all’illegalità e presidio fiscale. Tuttavia, ha avvertito, le restrizioni devono rispettare il principio di proporzionalità e non comprimere oltre misura la libertà d’impresa.
Difesa delle PMI e struttura produttiva italiana
In chiusura, Pedrizzi ha spostato l’attenzione sulla struttura economica del Paese, caratterizzata da una prevalenza di piccole e medie imprese. “Non è una questione di nazionalità degli operatori – ha precisato – ma di dimensionamento delle unità produttive”.
Secondo l’ex presidente della Commissione Finanze, eventuali riforme che favorissero eccessive concentrazioni rischierebbero di penalizzare proprio quel tessuto di PMI che costituisce l’ossatura dell’economia italiana.







