Al convegno “Next Gen Rising” durante Enada Primavera 2026, Claudio D’Angelo (in foto), di Fastbet, ha riportato il confronto su uno dei temi più discussi del settore: il rapporto tra online e retail, spesso letto in chiave competitiva ma che, secondo la sua visione, può diventare invece un terreno di collaborazione.
Il punto di partenza è una differenza strutturale. Il gioco online ha raggiunto un livello di maturità molto elevato, con prodotti altamente evoluti, capaci di adattarsi rapidamente ai comportamenti degli utenti e di mantenere alto il livello di coinvolgimento. È un ecosistema che ha lavorato a lungo sulla personalizzazione e sulla capacità di intercettare l’interesse del giocatore in tempo reale.
Le sale fisiche, però, hanno un vantaggio diverso e altrettanto rilevante: la dimensione esperienziale. Il contatto diretto, l’ambiente, la possibilità di vivere il gioco come momento condiviso restano elementi che il digitale non può replicare completamente.
Secondo D’Angelo, il limite sta proprio nel fatto che questi due mondi continuano a muoversi su binari paralleli. L’online da una parte, sempre più sofisticato e performante; il retail dall’altra, con una forza esperienziale che però fatica a evolversi con la stessa velocità.
La proposta è chiara: creare una vera integrazione tra i due livelli. Non una semplice coesistenza, ma un dialogo continuo. Se il linguaggio e le dinamiche dell’online entrano nelle sale, diventa più facile attrarre nuovi giocatori, soprattutto quelli abituati a interfacce digitali intuitive e a un’offerta immediata.
Allo stesso tempo, il retail può offrire all’online qualcosa che oggi manca: una dimensione più concreta, più relazionale, capace di rafforzare il legame con il brand e con l’esperienza di gioco.
In questa prospettiva, la crescita non è a somma zero. Non c’è un vincitore e un perdente, ma la possibilità di uno sviluppo parallelo. L’integrazione tra online e fisico può ampliare il mercato complessivo, invece di dividerlo.
È una visione che supera la contrapposizione tradizionale e apre a un modello più ibrido, in cui i diversi canali si rafforzano a vicenda. Un passaggio che richiede investimenti, ma soprattutto un cambio di mentalità.
Per D’Angelo, la direzione è ormai tracciata. La sfida non è scegliere tra online e retail, ma costruire un sistema in cui i due mondi riescano finalmente a parlarsi.







