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Gaming e nuove generazioni, Chiodo (Microgame): “Le sale del futuro? Spazi di convivialità oltre il solo gioco”

Al convegno “Next Gen Rising” durante Enada Primavera 2026, Gianmaria Chiodo (in foto), consulente commerciale senior presso Microgame, ha portato una riflessione che parte da lontano ma arriva dritta al punto: capire come sono cambiati i comportamenti, per immaginare il futuro delle sale gioco.

Il riferimento alle “due epoche” attraversate – dal telefono con il disco all’intelligenza artificiale – non è solo un’immagine efficace, ma il modo per descrivere un’accelerazione che ha trasformato radicalmente il rapporto con il tempo e con l’intrattenimento. Oggi tutto è immediato, individuale, sempre disponibile. E questo ha inevitabilmente inciso anche sulla dimensione sociale del gioco.

Eppure, secondo Chiodo, proprio qui si apre uno spazio interessante. Gli under 35 non sono disinteressati alle sale fisiche, ma cercano qualcosa che non trovano nel digitale puro. Non basta replicare online ciò che esiste offline, né viceversa. Serve un’esperienza diversa, più ricca, più condivisa.

Il tema centrale diventa allora la convivialità. Non il gioco fine a sé stesso, ma il contesto in cui avviene. Ritrovarsi con gli amici, guardare insieme una partita, commentare, stare nello stesso spazio: elementi che un tempo erano naturali e che oggi vanno ricostruiti con maggiore consapevolezza.

I dispositivi digitali, ha osservato, hanno reso più facile l’accesso ai contenuti, ma allo stesso tempo hanno ridotto le occasioni di incontro spontaneo. Si gioca da soli, si interagisce a distanza, si resta connessi ma meno presenti. È un cambiamento che riguarda tutto l’intrattenimento, non solo il gaming.

Da qui nasce l’idea che le sale possano tornare ad avere un ruolo, ma a una condizione precisa: smettere di essere semplicemente luoghi dove si gioca. Devono diventare spazi in cui si va anche per stare insieme, per vivere un’esperienza più ampia.

Alcuni segnali in questa direzione sono già evidenti. Nuove sale che integrano aree bar, spazi per seguire eventi sportivi, ambienti pensati per trattenere le persone più a lungo. Non più punti di passaggio, ma luoghi di permanenza.

Per il settore si tratta di un cambio di prospettiva non banale. Non basta interrogarsi su quali giochi proporre, ma su quale tipo di esperienza costruire attorno a quei giochi. E questo richiede uno sforzo che coinvolge tutta la filiera, dai concessionari ai gestori.

La sfida, in fondo, è semplice da enunciare ma complessa da realizzare: riportare le persone insieme, in un contesto in cui il digitale non venga escluso, ma integrato. Perché la tecnologia può facilitare il ritorno alla socialità, ma non può sostituirla.

In un momento di transizione come quello attuale, le sale gioco si trovano davanti a una scelta. Restare legate a un modello centrato solo sull’offerta di gioco, oppure evolversi in spazi di intrattenimento più completi. È su questo equilibrio che si giocherà la capacità di attrarre le nuove generazioni.

Redazione Jamma
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