Nel confronto sul woman empowerment nel gaming, il tema della leadership si sposta sempre più dal genere alle competenze. È questa la linea emersa nell’intervento di Elisabetta Gregni (in foto), manager affari istituzionali e regolatori di Novomatic Italia, durante la sessione dedicata a leadership e crescita professionale nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.
Gregni ha messo in discussione un approccio ancora diffuso, quello di leggere il lavoro e le dinamiche aziendali attraverso una distinzione netta tra uomo e donna. “La donna, l’uomo: io non faccio queste distinzioni”, ha affermato, spiegando come nella sua esperienza contino soprattutto lo stile di lavoro, l’approccio e la capacità di affrontare le sfide professionali.
Al centro della riflessione, piuttosto, il valore della formazione e delle esperienze. “È importante la condivisione delle competenze e delle esperienze”, ha sottolineato, evidenziando come la crescita passi da un percorso continuo di apprendimento e confronto. Un processo che non riguarda solo il sapere tecnico, ma anche la conoscenza più ampia del contesto, delle dinamiche organizzative e delle relazioni.
Gregni ha richiamato anche il ruolo delle competenze trasversali, spesso definite “umanistiche”, come elemento fondamentale nei percorsi di leadership. La capacità di leggere le situazioni, comprendere le persone e gestire contesti complessi diventa un fattore distintivo, al di là del genere. In questo senso, il contributo delle diverse esperienze individuali rappresenta un valore aggiunto per le organizzazioni.
L’intervento restituisce così una visione del woman empowerment meno centrata sulla contrapposizione e più orientata all’integrazione. Le differenze esistono, ma non devono tradursi in barriere. Al contrario, diventano parte di un patrimonio più ampio di competenze e prospettive che arricchiscono il contesto aziendale.
Nel settore del gaming, dove il tema della presenza femminile è ancora in evoluzione, questo approccio segna un passaggio importante. La sfida, nelle parole di Gregni, non è definire modelli separati, ma costruire ambienti in cui competenze, formazione e capacità individuali possano emergere senza etichette. Un percorso che passa dalla cultura organizzativa e dalla valorizzazione delle esperienze, più che da una semplice questione di rappresentanza.







