Nel Regno Unito continuano a crescere le polemiche attorno ai Financial Risk Assessments (FRA), i controlli finanziari proposti dalla Gambling Commission per monitorare il rischio economico dei giocatori. Nel giorno della riunione del Consiglio dell’autorità britannica dedicata proprio a questo tema, il settore chiede chiarezza su diversi punti ancora irrisolti.
Al centro del dibattito vi sono interrogativi fondamentali: i controlli funzionano davvero? Quali conseguenze avranno per i giocatori? E quali azioni scatteranno una volta individuati profili considerati a rischio?
Secondo le critiche avanzate dal Betting and Gaming Council (BGC), il progetto pilota avviato dalla Gambling Commission avrebbe evidenziato problemi di affidabilità, proporzionalità ed equità, senza dimostrare in modo concreto un reale miglioramento della tutela dei consumatori.
Il nodo principale riguarda ciò che accade dopo che un cliente viene segnalato dal sistema. Sebbene la Commissione abbia più volte sostenuto che la maggior parte dei controlli sarà “frictionless”, ovvero priva di attriti per l’utente, gli operatori e i giocatori temono invece conseguenze invasive, come richieste di documenti finanziari personali, estratti conto bancari, buste paga e limitazioni sugli account.
Ulteriori preoccupazioni riguardano l’affidabilità dei dati utilizzati nei controlli. Secondo il BGC, lo stesso cliente potrebbe ricevere valutazioni differenti a seconda dell’agenzia di credito coinvolta. Questa mancanza di uniformità rischierebbe di spingere gli operatori ad adottare approcci più cauti, aumentando il numero di utenti sottoposti a verifiche aggiuntive.
A confermare il malcontento dei consumatori vi è anche un recente sondaggio YouGov, secondo cui il 65% degli scommettitori britannici non sarebbe disposto a fornire documenti finanziari per continuare a giocare.
Il timore espresso dall’industria è che controlli percepiti come troppo invasivi possano favorire la crescita del mercato nero del gioco online, già in forte espansione nel Regno Unito. Secondo il BGC, il comparto illegale sarebbe addirittura raddoppiato negli ultimi due anni, attirando utenti verso piattaforme prive di tutele e controlli.
Le possibili conseguenze economiche riguardano anche il settore dell’ippica britannica, fortemente dipendente dai ricavi generati dalle scommesse regolamentate. Una migrazione dei giocatori verso operatori illegali potrebbe infatti ridurre significativamente le entrate derivanti dal Levy, dalle sponsorizzazioni e dai diritti media, mettendo ulteriormente sotto pressione il comparto.
Le critiche alle proposte della Gambling Commission non arrivano soltanto dall’industria del betting. Anche esponenti politici di diversi schieramenti, l’ex ministro Stuart Andrew e l’ex membro del Gambling Act Review Evaluation Advisory Group, Dr James Noyes, hanno espresso dubbi sull’attuale approccio regolatorio, chiedendo una pausa nella fase di implementazione.
A sorprendere il settore sono state inoltre le recenti dichiarazioni di Tim Miller, Executive Director of Research and Policy della Gambling Commission, che durante una conferenza CMS ha affermato che “non è possibile valutare qualcosa finché non viene implementato”.
Una posizione contestata dal Betting and Gaming Council, secondo cui proprio il progetto pilota avrebbe dovuto verificare preventivamente l’efficacia e la sostenibilità dei controlli prima della loro introduzione definitiva.
La CEO del BGC, Grainne Hurst, ha ribadito il sostegno dell’associazione a una regolamentazione proporzionata e basata su evidenze concrete, capace di proteggere i soggetti vulnerabili senza penalizzare i 22,5 milioni di adulti britannici che ogni mese scommettono legalmente. Tuttavia, secondo Hurst, nella forma attuale i Financial Risk Assessments non sarebbero ancora pronti per essere adottati.







