CIRSA affronta una fase cruciale della sua storia come società quotata. Lunedì 5 gennaio si è infatti concluso il periodo di lock-up sottoscritto da Blackstone in occasione della quotazione del gruppo avvenuta la scorsa estate, un passaggio che consente ora al fondo statunitense di vendere liberamente la partecipazione detenuta.
Blackstone possiede 131,7 milioni di azioni, un pacchetto che ai valori di mercato attuali è stimato in circa 2 miliardi di euro. La fine delle restrizioni rappresenta un momento osservato con attenzione dagli investitori, per le possibili ricadute sull’andamento del titolo.
CIRSA ha debuttato in Borsa a luglio con una IPO da circa 450 milioni di euro: 345 milioni sono stati destinati alla riduzione dell’indebitamento, mentre circa 53 milioni sono confluiti direttamente nelle casse di Blackstone. Il fondo, che aveva acquisito CIRSA nel 2018 per circa 2,2 miliardi di euro, ha già iniziato così a recuperare parte dell’investimento, anche grazie ai dividendi distribuiti negli anni. Sul piano industriale, i risultati sono stati solidi. Nei primi nove mesi dell’anno CIRSA ha raddoppiato l’utile netto e ha migliorato le previsioni di ricavi per il 2025, attese tra 2.325 e 2.335 milioni di euro. Performance operative che confermano la tenuta del modello di business e la crescita del gruppo nei mercati in cui opera. Il giudizio degli analisti resta positivo: tutte le 13 case di investimento che seguono CIRSA consigliano l’acquisto, con un prezzo obiettivo medio vicino ai 20 euro per azione, indicando un potenziale di rialzo significativo







