Il settore degli apparecchi da intrattenimento resta centrale per il gioco legale, ma attraversa una fase di difficoltà che impone una riflessione su tecnologia, regole e sostenibilità. È questa la fotografia tracciata da Elisabetta Poso (in foto), direttrice dell’ufficio apparecchi da intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, intervenuta nella sessione dedicata al futuro delle gaming machines nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma.
“La situazione è preoccupante ma non disastrosa”, ha esordito, scegliendo una chiave di lettura equilibrata tra criticità e prospettive. I numeri, del resto, confermano il peso del comparto: “Il settore degli apparecchi, tra AWP e VLT, è ancora oggi il secondo prodotto per volumi di raccolta nel gioco legale e da solo garantisce circa il 50% del prelievo erariale complessivo”.
Un dato che riguarda però esclusivamente il canale fisico, distinto da quello online che negli anni ha sviluppato forme parallele di offerta. Restando sul retail, i volumi restano significativi, ma il trend è chiaramente negativo.
Poso ha individuato nella componente tecnologica uno dei principali fattori di criticità. “Le caratteristiche tecniche di questi apparecchi, in particolare delle AWP, risalgono addirittura a molti anni fa”, ha spiegato, evidenziando un problema di obsolescenza. “Nessun prodotto tecnologico che utilizziamo quotidianamente ha un ciclo di vita così lungo”, ha aggiunto, richiamando la necessità di un aggiornamento profondo.
A questo si aggiunge un calo strutturale della domanda. “Dal 2019 a oggi i volumi di raccolta sono diminuiti di circa il 30%”, ha sottolineato, un dato che riflette anche la crescita del gioco online e il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Negli ultimi due anni, ha precisato, la contrazione si è attestata intorno al 7% annuo.
Il quadro è ulteriormente complicato dall’evoluzione normativa. Negli anni, il settore ha subito un progressivo irrigidimento delle regole: dalla riduzione del numero di apparecchi sul territorio, introdotta a partire dal 2017, fino alle normative locali come distanziometri e limiti orari. Misure nate con finalità di tutela sanitaria, ma che hanno avuto un impatto diretto sull’operatività del comparto.
“Si tratta di vincoli che, insieme alla pressione fiscale, hanno determinato contraccolpi significativi”, ha osservato Poso, delineando un contesto in cui le variabili regolatorie e di mercato si sommano.
Nonostante questo, la direttrice ADM ha lasciato spazio a una prospettiva di recupero. “Ci sono margini importanti”, ha affermato, indicando però la necessità di interventi su più fronti: dall’innovazione tecnologica alla revisione delle regole, fino a una riflessione complessiva sul modello di offerta.
Il futuro delle gaming machines, nella sua lettura, passa dunque da un ripensamento strutturale. Un percorso che richiede equilibrio tra esigenze di mercato, tutela del giocatore e sostenibilità del sistema, in un contesto profondamente cambiato rispetto a quello in cui il comparto si è sviluppato
Il futuro delle gaming machines, per certi versi, è già tracciato dalla normativa e passa attraverso una trasformazione profonda del modello tecnologico e operativo.
“Per il futuro, anzi direi per il presente, abbiamo delle tappe da raggiungere”, ha spiegato, indicando come primo passaggio l’attuazione della legge delega fiscale del 2023. Una riforma che contiene già indicazioni precise: “Si dovrà passare a una nuova generazione di apparecchi che consentano il gioco solo in ambiente remoto, all’interno di sistemi non alterabili”.
Un cambio di paradigma rilevante, che sposta l’architettura del sistema verso una maggiore centralizzazione e controllo. I principi sono fissati dalla norma primaria, mentre il decreto attuativo, ancora in fase di definizione, dovrà tradurli in parametri concreti. “Tetto alla puntata, alla giocata, alla vincita, payout e tassazione sono elementi demandati alla norma primaria”, ha precisato, evidenziando come i margini di intervento dell’Agenzia siano limitati su questi aspetti.
Una volta definiti questi parametri, sarà necessario tradurli in regole tecniche. Su questo fronte, ADM si è già mossa. “Abbiamo iniziato da tempo a lavorare con Sogei per modellizzare le caratteristiche tecniche degli apparecchi”, ha spiegato, anticipando un lavoro già avviato sull’infrastruttura futura.
Al centro del nuovo modello ci sono sicurezza e inalterabilità. “Sono aspetti prioritari”, ha sottolineato, indicando come l’intero sistema dovrà garantire livelli elevati di controllo, sia sul piano tecnologico sia su quello operativo. L’architettura sarà basata su un’integrazione tra apparecchi e sistemi di gioco, con protocolli di comunicazione che assicurino trasparenza e tracciabilità.
Accanto alla sicurezza, emerge il tema della sostenibilità, declinato su più livelli. “Non solo sostenibilità della filiera, ma anche sostenibilità sociale”, ha spiegato, richiamando il ruolo delle misure di tutela del giocatore e del gioco responsabile. A questo si aggiunge la sostenibilità erariale, elemento che resta centrale in un comparto che garantisce una quota significativa di entrate pubbliche.
Il quadro che ne emerge è quello di una trasformazione già avviata, ma ancora in fase di definizione operativa. La tecnologia, la regolazione e gli obiettivi di tutela dovranno trovare un punto di equilibrio all’interno di un sistema più avanzato e controllato.
La direzione è chiara: il passaggio a una nuova generazione di apparecchi non è più una prospettiva futura, ma un percorso già in corso, guidato direttamente dalla normativa e destinato a ridisegnare il settore nei prossimi anni.







