HomeApparecchi da intrattenimentoApparecchi da intrattenimento, Iaccarino (As.Tro): “Così il sistema frena innovazione e sostenibilità”

Apparecchi da intrattenimento, Iaccarino (As.Tro): “Così il sistema frena innovazione e sostenibilità”

Il futuro delle gaming machines passa da un equilibrio sempre più delicato tra evoluzione tecnologica, sostenibilità e capacità del sistema normativo di stare al passo con il mercato. È questo il filo conduttore del panel dedicato alle prospettive del comparto nell’ambito dell’Italian Gaming Expo & Conference 2026 in corso a Roma, dove è emersa con forza una criticità strutturale: la rigidità dell’impianto regolatorio.

A mettere a fuoco il tema è stato Armando Iaccarino (in foto), Direttore del Centro Studi AS.TRO, che ha offerto una lettura sistemica delle difficoltà attuali del settore, individuando nella mancanza di flessibilità uno dei principali ostacoli all’innovazione.

Secondo Iaccarino, il problema non risiede tanto nell’architettura generale del sistema del gioco pubblico, che “probabilmente può reggere nel tempo”, quanto nella sua incapacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. “È un sistema ingessato – ha sottolineato – che risente della necessità di inserire elementi di flessibilità al suo interno”.

Un ritardo strutturale che si misura anche nei tempi: l’ultimo intervento significativo sul prodotto risale a circa 18 anni fa, mentre per la dematerializzazione dei titoli autorizzatori sono stati necessari 15 anni. “Quale mercato può permettersi tempi di questo genere?”, ha provocatoriamente chiesto.

Il punto centrale riguarda la distanza tra la velocità dell’innovazione tecnologica e quella della regolazione. Le concessioni, della durata di nove anni, appaiono “un’eternità” rispetto ai cicli evolutivi del settore. In assenza di un monitoraggio continuo delle dinamiche di mercato, questa rigidità rischia di bloccare qualsiasi possibilità di evoluzione, indirizzando il sistema verso esiti già prevedibili.

Da qui la necessità, secondo Iaccarino, di intervenire già in fase di definizione delle regole tecniche. Se queste continueranno a rispondere alla logica del passato – come nel caso delle norme del 2006 – il rischio è di ritrovarsi in pochi anni nelle stesse condizioni attuali. “Quella logica porta alla negazione dell’innovazione”, ha avvertito.

L’innovazione, invece, deve essere prevista e regolata sin dall’inizio, anche all’interno di una concessione pluriennale. Non solo in termini di aggiornamento tecnologico dei prodotti, ma anche attraverso strumenti di sperimentazione. “Se non si prevede la possibilità di testare le innovazioni, anche in modo limitato nel tempo e nello spazio, non sarà possibile valutarne gli impatti – economici, sociali e sul prodotto”.

Il rischio, in assenza di queste aperture, è che il comparto non riesca mai a compiere il salto definitivo verso una piena dimensione industriale. “Un settore ingabbiato non è un’industria”, ha sintetizzato.

Altro nodo cruciale è il ruolo degli operatori, spesso esclusi dal processo decisionale a causa di pregiudizi consolidati. Una sottovalutazione che, secondo Iaccarino, priva il sistema di un contributo essenziale: “Sono proprio gli operatori che possono fornire gli input necessari per guidare l’innovazione durante il periodo concessorio”.

Il messaggio emerso dal panel è chiaro: per affrontare le sfide legate alla sostenibilità e alla trasformazione tecnologica, il settore delle gaming machines ha bisogno di un cambio di paradigma. Non tanto nelle regole di base, quanto nella loro applicazione: più dinamica, più aperta alla sperimentazione e più attenta ai segnali del mercato.

In caso contrario, il rischio è quello di perpetuare un modello nato nel 2004 che, senza correttivi, fatica sempre più a rispondere alle esigenze del presente.

Redazione Jamma
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