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Nessuna imposta diretta a carico dei CTD sulle scommesse dei bookmaker esteri

In: Fisco

7 gennaio 2016 - 14:46


diego_conte

La CTP Torino con la sentenza n. 2000/10/2014 ha ribadito un principio già espresso e ovvio per i più, ma non per alcuni Uffici dell’Agenzia delle Entrate: i CTD che operano nell’ambito di scommesse per bookmaker esteri privi di concessione devono corrispondere le imposte sui redditi soltanto sulle provvigioni maturate e non anche sull’ammontare delle scommesse stipulate dagli stessi bookmaker esteri grazie al loro intervento.

(Jamma) – “La vicenda – commenta l’avv. Diego Conte – è molto semplice: il CTD in questione riceveva nel 2013 dall’AAMS ben cinque dei migliaia di avvisi di accertamento con i quali l’Ufficio contesta ai CTD il mancato pagamento dell’Imposta Unica su scommesse stipulate da un noto bookmaker estero privo di concessione.
Gli avvisi venivano poi trasmessi all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Torino che in fretta e furia (forse troppa) emetteva a sua volta tre avvisi di accertamento per ammontare complessivo di circa 300.000 euro oltre sanzioni e interessi. In sostanza: circa mezzo milione di euro!
Il contribuente, sull’orlo di una crisi di nervi per il rischio di vedersi letteralmente rovinato, impugnava tutti gli avvisi avanti la Commissione Tributaria Provinciale di Torino e chiedeva addirittura l’intervento del Garante del Contribuente.
Un primo risultato positivo lo otteneva nel settembre 2014 allorquando il Garante del Contribuente osservava l’assoluta assurdità della ripresa a tassazione: osservava, infatti, che il CTD non era un bookmaker bensì un mero prestatore di servizi che otteneva quale ricavo soltanto una commissione; conseguentemente, continuava il Garante, l’Agenzia non poteva imputargli, quale reddito imponibile, l’intero ammontare delle puntate che egli incassava a mero titolo di deposito con l’incarico espresso di trasmetterle immediatamente al legittimo proprietario, il bookmaker estero.
Conformemente a tale parere, la CTP di Torino con sentenza n. 247/10/2015 accoglieva uno dei ricorsi proposti (quello di maggior ammontare) concordando in pieno sulla linea di difesa del CTD e su quanto già affermato dallo stesso Garante del Contribuente.
L’Ufficio, tuttavia, inspiegabilmente non accettava il ragionevole responso nonostante la pur favorevole compensazione delle spese e proponeva appello.
In pendenza del giudizio di appello si teneva l’udienza di trattazione anche per un altro degli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate e il 22 dicembre 2015 veniva depositata la sentenza sopra richiamata n. 2000/10/2015 che ha di nuovo accolto il ricorso del contribuente, addirittura rifiutando di affrontare i motivi formali proposti, per ribadire il proprio precedente indirizzo: “gli unici importi connessi ala raccolta delle scommesse che costituiscono base imponibile del ricorrente sono quelli che [il bookmaker] gli riconosce a titolo di commissione, che egli ha regolarmente dichiarato. Le somme raccolte dal [CTD] (e trasmesse alla indicata società sotto deduzione delle eventuali vincite che questi sia stato incaricato di pagar direttamente) sono, infatti, esclusivamente riferibili alla posizione [del bookmaker]”.

Un chiaro e inequivocabile messaggio di Natale e buon anno nuovo per i funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Torino e per gli altri (invero pochi) che lungo lo stivale emettono avvisi di accertamento simili: speriamo che sia stato altrettanto chiaramente percepito.
Anche perché, come la stessa CTP Torino ha ora ricordato, la sconfitta in giudizio non è indolore per l’Agenzia: alla soccombenza processuale segue la condanna dell’Ufficio alla refusione delle spese di lite sostenute dal contribuente”.

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