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Gioco pubblico, Sbordoni: “Condono Renzi o delega fiscale?”

In: Diritto, Fisco, Scommesse

27 novembre 2014 - 09:49


Sbordoni

(Jamma) – “Chi stava aspettando il 2016 (anno in cui scadranno tutte le concessioni terrestri attive, Bersani, Giorgetti e Monti) per la riorganizzazione sul territorio del gioco pubblico potrebbe rimanere sorpreso da una rete strutturalmente modificata nel giro dei prossimi mesi.

 

Succede infatti, che il nostro Legislatore, ritenendo che quello del gioco sia l’unico in grado di generare ancora gettito, abbia deciso con la legge di Stabilità e la Legge Delega di “riordinare l’intero settore” alla luce dell’attuale assetto del territorio. La prima novità è propria questa: il sistema concessorio non viene più progettato e pensato dall’alto, ma le regole per la progettazione partono dal basso. Sembrerebbe che chi siede alla guida del timone abbia preso atto (con qualche anno di ritardo..), dell’esistenza delle due reti, quella legale regolamentata e guidata dalle norme primarie e dai decreti ministeriali e direttoriali, e l’altra, che ad oggi non potendo più essere definita illegale viene tollerata dall’Autorità.

 

La seconda rete è figlia di errori di progettazione, della giurisprudenza europea e dell’interpretazione maldestra dei nostri Giudici, che forse presi da problematiche più importanti e comunque ammaliati dai principi del Trattato della Comunità Europea, hanno disapplicato il nostro diritto interno, ed in particolare la legge n. 401/89. Alla luce di questo riconoscimento delle due reti, e preso atto che il Preu sugli apparecchi da divertimento ed intrattenimento non può essere aumentato senza provocare gravi danni, l’esecutivo e gli addetti ai lavori stanno valutando di condonare gli esercenti dei CTD. Sembrerebbe infatti che si voglia procedere con una maxi-sanatoria da 10mila euro per ogni agenzia di scommesse collegata a bookmaker senza concessione, con l’obiettivo di regolarizzare il settore assicurando alle casse dello Stato circa 500 milioni di euro. Per completare la regolarizzazione fiscale i CTD dovrebbero poi versare l’imposta unica (per gli esercizi precedenti) con due rate in scadenza il 30 giugno e il 30 novembre del 2015, di pari importo. In questo modo i titolari delle agenzie in questione potrebbero gestire la raccolta delle scommesse fino al 2016, data di scadenza delle concessioni in vista del nuovo bando di gara.

 

Allo stato non si può dare un giudizio su questo progetto (citando Manzoni “ai posteri l’ardua sentenza”) peraltro passibile di sostanziali emendamenti. Certo è che non si può pretendere di procedere con un condono del mercato senza pensare anche agli interessi di chi quel mercato lo ha fatto ed ha contributo a renderlo sano. I concessionari e i loro gestori, nel caso in cui il condono dei CTD/CED dovesse diventare realtà senza ulteriori modifiche, potrebbero subire altri pregiudizi, visto e considerato che i loro rapporti con ADM non si fermano all’imposta unica. A gennaio, quando i CTD che perseguiranno la via del condono saranno chiamati a corrispondere l’imposta unica, i concessionari oltre l’imposta unica dovranno corrispondere (entro il 16 gennaio) il canone. Per non parlare dell’adeguamento delle garanzie (che per alcuni – concessioni bersani e giorgetti – sono solo bancarie) entro il 31 marzo. Da qui la disparità di trattamento e la lecita valutazione di alcuni, cedere le concessioni per operare in virtù della legittimazione della seconda rete, molto più conveniente. Certo è che le due reti parallele, in barba ai principi della fisica, dovranno convergere in un’unica rete.

 

Non si può aspettare il 2016 se si vogliono riconoscere i diritti e gli investimenti degli operatori titolari di concessioni rilasciata da ADM. Altrimenti si rischia che nel 2016 non ci siano più operatori candidabili, eccezion fatta per coloro che avranno beneficiato del Condono Renzi. Ecco che entra in “gioco” la delega fiscale: con questa il Legislatore ha la possibilità di procedere alla vera riforma del settore. In un settore il cui regista è il mercato che, supportato dai principi del Trattato UE, in questa battaglia ventennale contro lo Stato ha vinto inesorabilmente, fare nuovi bandi senza prima aver riscritto le regole sarebbe un rischio. Mentre invece sarebbe possibile giocare di anticipo, sulla scorta di una riforma quanto mai necessaria per la sopravvivenza del settore, cercando unitarietà e uniformità sull’intero territorio nazionale nella organizzazione e gestione della rete di offerta di gioco attraverso una rivisitazione dei ruoli della filiera: questo deve essere l’obiettivo.

 

L’offerta di gioco potrebbe essere regolata e gestita in forza di titoli abilitativi statali, che qualifichino sia l’esercente che il fornitore di servizi e contenuti. Il titolo abilitativo legittimerà sul territorio italiano l’organizzazione, la gestione e l’ esecuzione e la raccolta dei giochi pubblici. Chi per il proprio ruolo non sarà in possesso del nuovo titolo, dovrà essere pesantemente sanzionato e magari sottoposto ad un giudizio penale grazie ad un nuovo apparato molto più inciso di quello ad oggi vigente”.

 

Avv. Stefano Sbordoni (foto)

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