Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Regolamentazione giochi di puro intrattenimento, Curcio: “Presenteremo il caso alla Commissione Europea”

In: Apparecchi Intrattenimento, Fiere

14 ottobre 2015 - 13:40


_DSC5764

(Jamma) – Un’occasione per fare il punto sui giochi di puro intrattenimento e per ricercare valide soluzioni per il rilancio del settore.

 

Queste le tematiche affrontate mercoledì mattina a Enada Roma 2015, nel corso di un convegno (moderato dal giornalista economico de Il Messaggero, Andrea Bassi) in cui non sono mancati spunti di riflessioni e proposte finalizzate a dare una svolta al comparto dei giochi tesi a fornire puro intrattenimento.

 

Il convegno è stato aperto dal presidente di Sapar, Raffaele Curcio, che ha focalizzato la propria attenzione sulle cause della crisi del settore: “Senza esagerare, non posso che prendere atto di come la situazione attuale del settore sia completamente drammatica. Gli apparecchi ludici da puro intrattenimento sono infatti abbandonati a se stessi, a causa di una legislazione non più attuale sia sotto il profilo delle norme sia sotto il profilo della fiscalità. Un settore, questo, che a mio avviso andrebbe totalmente rifondato.

 

Alla luce di ciò – prosegue Curcio – il nostro compito deve essere quello di intraprendere un nuovo percorso. Ci siamo offerti di partecipare a un tavolo di confronto con i monopoli, finalizzato a rilanciare il settore, per poi iniziare a parlare di fiscalità. Ma la situazione non sembra essere destinata a mutare

 

Quel che è certo è che, rispetto agli anni ’70 e ’80, il mercato italiano del gioco di puro intrattenimento è completamente fermo. A sopravvivere sono solo le grandi sale, ma anche per esse la situazione non è certamente facile. Tutto ciò perché il settore è stato abbandonato a se stesso in favore degli apparecchi con immediata vincita in denaro”.

 

Inevitabile un riferimento al recente servizio mostrato dalla trasmissione “Le Iene”. “In merito alla questione delle ticket redemption abbiamo di recente parlato con la giornalista de Le Iene che ha effettuato il servizio, facendole notare come la messa in onda di alcuni spezzoni appositamente tagliati e di alcune riprese fatte ad arte non costituissero certo un modo corretto di fare giornalismo. Etichettare le ticket redemption come azzardo per i bambini è stato in effetti oltremodo eccessivo e strumentale. Il risultato è stato un servizio che, secondo me, non può che essere definito come tendenzioso”.

 

Sull’argomento interviene proprio il proprietario della sala mostrata nel servizio, Roberto Marai: “Nell’occasione è stato inquadrato un bambino che giocava, facendo credere che ciò avvenisse in una delle mie sale. Peccato però che per quella che è la mia attività io stesso non avrei mai potuto mettere una macchina di quel tipo in una delle mie sale. E’ evidente, pertanto, la presenza di chiara malafede nella costruzione del servizio”.

 

La necessità di una normativa chiara risulta dunque più che mai evidente: “Dove non c’è una regola – sottolinea Curcio – c’è un’autoregolamentazione. Tutto ciò genera a sua volta persone che si sentono libere di poter fare quello che vogliono; persone che, però, costituiscono solo una minima parte del settore.

 

In merito alla normativa – prosegue Curcio – siamo fermi al 2012, anno in cui, dopo un lungo lavoro, chiedemmo che venisse regolamentato un tipo di prodotto ampiamente presente nel mercato europeo, area in cui non è per nulla considerato come azzardo per bambini.

 

Il problema, però, è che qui in Italia continua a mancare una regolamentazione. Alla luce dei fatti penso pertanto che se dal 2012 ad oggi l’Agenzia dei Monopoli non è riuscito a fare un decreto attuativo, ritengo che questo non sia l’ente adatto a regolamentare tale tipologia di apparecchi. Probabilmente è arrivato il momento di trovare un’altra casa”.

 

Parole forti, che generano un ulteriore interrogativo: è corretto che il gioco di puro intrattenimento sia in mano allo Stato?

 

“La direttiva – chiarisce Eduardo Antoja, Presidente di Euromat – garantisce il diritto alla libera prestazione del servizio. Il gioco di puro intrattenimento, pertanto, è un settore da considerarsi libero. Gioco d’azzardo e intrattenimento sono due ambiti distinti. Le recenti procedure aperte dalla Commissione Europea in Spagna, sia in Catalogna che in Galizia, hanno sancito esattamente tale principio. Ai Monopoli di Stato si potrebbe riservare al limite qualche attività, ma non il completo controllo del gioco. La soluzione per far valere questo principio? Semplice. Appellarsi direttamente alla Commissione Europea”.

 

Una strada, quella indicata da Antoja, che il presidente Curcio è più che mai deciso a percorrere: “Speravamo di risolvere il problema internamente e con buon senso – spiega con amarezza – . Purtroppo, però, non abbiamo alternativa. Di pazienza, con lo Stato italiano, ne abbiamo avuta tanta; ma anche la pazienza ha un suo limite”.

 

Nella speranza che la Commissione possa far valere la voce dei rappresentanti del settore, il prof. Carlo Cuomo, Responsabile Didattico IUDAV, progetto che ha creato il primo corso di Laurea Italiano in Animazione e Videogiochi, fornisce alla platea interessanti orizzonti per un settore attualmente morto: “L’amusement, In Italia, non esiste praticamente più, mentre all’estero è ancora ben vivo e concepito come opportunità di socializzazione e aggregazione. Va da sé che le normative relative al gioco d’azzardo e all’amusument vanno separate e che sia necessario far riscoprire il piacere della parola ‘gioco’, così come il connotato positivo della parola ‘sala’.

 

In un panorama che allo stato attuale può essere definito ‘vergine’ abbiamo la possibilità – prosegue Cuomo – di ricostruire luoghi sociali e di aggregazione, che consentano ai giocatori di non rimanere chiusi dentro casa a giocare magari in modalità multiplayer,. Perché allora non destinare il ricavato delle slot al settore dell’amusement?”

 

L’idea non dispiace a gran parte dei presenti, tra cui Paolo Dalla Pria, Presidente di Sapar Servizi: “Finché restiamo sotto i Monopoli di Stato – afferma Dalla Pria – non riusciremo mai ad uscire da questa situazione. Non fornendo utili allo Stato, infatti, siamo destinati ad essere perennemente inascoltati. Dobbiamo pertanto adoperarci affinché l’Europa prenda in considerazione la necessità di una legge sull’amusemnt. Vogliamo lavorare tranquillamente e senza vincoli e, per questo, il presidente Curcio e io porteremo all’attenzione della Commissione europea una questione che non può più davvero essere rimandata”.

Commenta su Facebook


Realizzazione sito